Ecosistema rischio 2016, in Basilicata 100% Comuni a rischio idrogeologico


Su 131 Comuni lucani il 100% è esposto a rischio
. 60 Comuni ovvero 45,8% del totale sono a rischi frana, 2 ovvero l’1,5% a rischio idraulico e 69 (52,7%) a pericolosità frana e idraulica. E’ quanto emerge del dossier Ecosistema Rischio 2016, l’indagine sulle attività nelle amministrazioni comunali per la mitigazione del rischio idrogeologico, realizzata sulla base delle risposte fornite dalle amministrazioni locali al questionario inviato ai Comuni in cui sono state perimetrale aree a rischio idrogeologico (i dati si riferiscono quindi ai 1.444 Comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente).

Tra le amministrazioni comunali intervistate della Basilicata, sono 26 quelle che hanno risposto al questionario di Ecosistema rischio (circa il 21% dei comuni a rischio della regione). Di queste, i dati relativi a un’amministrazione sono stati trattati separatamente poiché i competenti uffici comunali hanno dichiarato di non avere strutture in aree a rischio, il che giustifica parzialmente il non essersi attivati in azioni di prevenzione e pianificazione. Sono state invece conteggiate quelle amministrazioni che, pur non avendo fabbricati in zone a rischio a seguito di interventi di consolidamento e delocalizzazione, svolgono comunque un buon lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico.  Di seguito i dati nel dettaglio:

Esposizione ai rischio
Sono 11 i Comuni che hanno attività produttive in aree a rischio (44%), mentre 16 Comuni hanno abitazioni in aree a rischio (64%), di cui 5 hanno addirittura interi quartieri a rischio (20%). Sono 4 i Comuni che hanno strutture sensibili e/o commerciali e/o ricettive in aree a rischio. Tra queste anche una nella città di Potenza. Sono 4 infine i Comuni (16%) che hanno effettuato edificazioni in arre a rischio negli ultimi dieci anni.

Attività di prevenzione
Sono 12 i Comuni (48%) che hanno effettuato manutenzione ordinaria di sponde opere di difesa idraulica nell’ultimo anno, tra cui Potenza, 19 quelli (76%) che hanno effettuato opere di mitigazione (troviamo di nuovo Potenza città), 3 quelli che hanno delocalizzato case e/o prefabbricati industriali da aree a rischio. Sono 18 i Comuni (72%) che hanno recepito i PAI (Piani di Bacino e dei Piani stralcio l’assetto idrogeologico) nel piano urbanistico. Si tratta di un’operazione importantissima in quanto permette l’individuazione delle aree soggette a pericolo e delle conseguenti perimetrazioni che dovrebbero essere recepite in sede di pianificazione urbanistica. Ancora una volta il capoluogo di regione è efficiente da questo punto di vista mentre lo è un po’ meno per quanto riguarda le azioni di monitoraggio e di allerta nel sistema locale di protezione civile: solo 5 (20%) Comuni effettuano questo tipo di operazione a differenza di tutti gli altri, compreso il capoluogo di regione. 7 (68%) comuni hanno, infine, il piano di emergenza comunale ma solo 8 (32%) lo hanno aggiornato nell’ultimo biennio. Sono 11 i Comuni (44%) che hanno recepito il sistema di allertamento regionale ma sono davvero drastici i numeri dei Comuni che hanno attivato attività di informazione e sensibilizzazione alla popolazione: solo 2 Comuni su 25 (8%) mentre 3 Comuni hanno effettuato esercitazioni (12%).

“Un dato gravissimo. La prevenzione passa anche e soprattutto attraverso il coinvolgimento e la consapevolezza del cittadino – afferma Alessandro Ferri, presidente di Legambiente Basilicata - ma purtroppo un dato che non stupisce se letto nell’insieme. Solo 25 Comuni su 131, infatti, rispondono al questionario di Legambiente e sono, come si evince dal dossier, i Comuni “virtuosi” che hanno in qualche modo attivato dei sistemi di prevenzione. In una regione a rischio idrogeologico è inaccettabile che non si abbiano dati di ben 106 Comuni ed è ancora più grave che tra questi vi sia la capitale europea della cultura 2019. E non è la prima volta. Già per altri importanti dossier come Ecosistema scuola, che riguarda la sicurezza delle scuole italiane, Matera non ha fornito alcun dato, dimenticando troppo spesso che cultura è anche cultura ambientale, della sicurezza e della qualità della vita dei cittadini. Un merito, in questo senso, a Potenza, tra i soli 12 capoluoghi che hanno risposto al questionario in tutta Italia.

Di fronte a una governance locale che sottovaluta addirittura il rischio e la prevenzione – conclude Ferri - è evidente l’urgenza di avviare una seria politica di mitigazione del rischio che sappia tutelare il suolo e i corsi d’acqua e ridurre i pericoli a cui sono quotidianamente esposti i cittadini. La prevenzione deve divenire la priorità per il nostro Paese, tanto più in un contesto in cui sono sempre più evidenti gli effetti dei cambiamenti climatici in atto. Per essere efficace però, l’attività di prevenzione deve prevedere un approccio complessivo, che sappia tenere insieme le politiche urbanistiche, una diversa pianificazione dell’uso del suolo, una crescente attenzione alla conoscenza delle zone a rischio, la realizzazione di interventi pianificati su scala di bacino, l’organizzazione dei sistemi locali di protezione civile e la crescita di consapevolezza da parte dei cittadini”