#Ecogiustizia tour: allo ScamBioLoGiCo il seminario sulla nuova legge sugli ecoreati

Dall'entrata in vigore della legge 68 del 29 maggio 2015 che ha introdotto nel nostro Codice penale il Titolo VI-bis dedicato ai delitti ambientali e fino al 31 gennaio 2016, sono 947 i reati ambientali accertati, tra delitti e reati contravvenzionali, 1.185 le persone denunciate e 229 i beni sequestrati per un valore complessivo di quasi 24 milioni di euro. Contestato in 118 casi il nuovo delitto di inquinamento e per 30 volte il disastro ambientale. In Basilicata il dato, nello stesso periodo, è di 38 infrazioni accertate, 30 denunce e 5 sequestri.

Degli effetti dell’approvazione della legge sugli ecoreati se n’è discusso in un incontro che si è svolto ieri a Potenza allo ScamBioLoGiCo, (ex scalo merci della Stazione di Potenza superiore oggi negozio del chilometro zero, del biologico e dello sfuso ma anche luogo di incontro, formazione e condivisione) promosso da Legambiente Basilicata e l’Associazione giovani avvocati di Potenza e al quale hanno preso parte il presidente dell’Aiga Potenza Luca Lorenzo, il presidente di Legambiente Basilicata Alessandro Ferri, il direttore generale Legambiente Onlus Stefano Ciafani, il consigliere della Corte Suprema di Cassazione Luca Ramacci, il comandante della Legione Carabinieri Basilicata generale Alfonso Di Palma, il presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella.

“La nostra regione conferma quanto sta avvenendo a livello nazionale dove, nella lotta all’ecomafia e agli ecoreati, arrivano i primi segnali di un’inversione di tendenza dopo l’introduzione della legge sui delitti ambientali nel codice penale e un’azione più repressiva ed efficace – afferma Alessandro Ferri, presidente di Legambiente Basilicata Onlus - Nel 2015 in Basilicata i reati ambientali sono in leggera flessione con 477 infrazioni accertate (1,7 % sul totale nazionale) mentre gli arresti sono n crescita, 11 nel totale, e riguardano principalmente il ciclo dei rifiuti. Pur non rientrando tra le realtà più problematiche, la Basilicata è al quarto posto in Italia per numero di arresti e il dato ci preoccupa non poco dal momento che ancora non tiene conto della vicenda Val d’Agri, esempio concreto di come solo attraverso l’intervento del Noe si è reso evidente un sistema poco trasparente di trattamento e gestione dei rifiuti speciali provenienti dall’attività del Centro Oli di Viggiano. La prevenzione dunque, oltre all’applicazione della nuova legge, è il vero punto di forza del cambiamento”.

"I risultati dei primi 8 mesi di applicazione della nuova legge sugli ecoreati, fortemente voluta dalla nostra associazione, stanno dimostrando tutta l'efficacia del nuovo sistema sanzionatorio - afferma Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente - Per rendere ancora più efficace il contrasto agli ecocriminali è ora fondamentale attivare una grande opera di formazione per tutti gli attori della repressione dei reati ambientali, a partire dai magistrati e dalle forze dell'ordine, procedere rapidamente alla costituzione di una grande polizia ambientale partendo dalle migliori esperienze maturate dall'Arma dei carabinieri e dal Corpo forestale dello Stato, e approvare una norma per snellire le procedure per abbattere le costruzioni abusive".

La legge sugli ecoreati ha fornito un valido strumento operativo alle forze dell'ordine e all'autorità giudiziaria per poter fermare gli eco criminali. Le novità importanti di questa legge sono diverse. I cinque nuovi ecoreati del codice penale sono: inquinamento, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, impedimento del controllo e omessa bonifica. Le pene sono molto importanti: si va dalla reclusione da 2 a 6 anni per il delitto di inquinamento a quella da 5 a 15 anni per chi commette un disastro ambientale. I tempi di prescrizione raddoppiano, è prevista una lunga serie di aggravanti, tra cui quelle per lesione, morte, ecomafia e corruzione, e si possono eseguire le confische dei beni (anche per equivalente) in caso di condanna. La legge prevede anche sconti di pena per chi si adopera a bonificare in tempi certi (questo accelererà inevitabilmente il processo di risanamento in Italia) e un sistema di estinzione amministrativa dei reati minori se vengono rispettate in tempi certi le prescrizioni dettate dagli organi di controllo come l'Arpa. Sono previste anche sanzioni severe come la responsabilità giuridica delle imprese. Si tratta di nuovi delitti che non sostituiscono o abrogano le leggi precedenti (continuano a esistere i reati contravvenzionali), così come il nuovo disastro ambientale si aggiunge al vecchio disastro innominato (art. 434 del codice penale), utilizzato dai magistrati prima dell'approvazione della legge sugli ecoreati.

Legambiente ha raccolto i dati relativi all'applicazione delle legge 68 nel periodo che va dal 29 maggio 2015 (giorno di entrata in vigore della norma) al 31 gennaio 2016. A fronte di 4.718 controlli effettuati, sono stati contestati 947 reati penali e violazioni amministrative, con 1.185 persone denunciate e il sequestro di 229 beni per un valore complessivo di quasi 24 milioni di euro. Le prescrizioni (previste per i reati minori che non hanno arrecato danno o pericolo di danno all'ambiente, con un meccanismo di estinzione della pena, che prevede la messa in regola dell'attività in tempi prestabiliti e il successivo pagamento delle sanzioni) hanno riguardato ben 774 reati contravvenzionali con la denuncia di 948 persone e 177 sequestri per un valore di 13,2 milioni di euro.

Particolarmente significativo, vista la complessità delle indagini e la brevità del periodo considerato, è il dato relativo ai casi di applicazione del delitto di inquinamento ambientale (art. 452 bis), che sono stati ben 118, con la denuncia di 156 persone e 50 sequestri, per un valore di oltre 10,6 milioni di euro. Da sottolineare anche le 30 contestazioni di disastro ambientale (art. 452 quater), con la denuncia di 45 soggetti, gli 11 casi di impedimento al controllo (art. 452 septies), i 12 casi di delitti colposi (art. 452 quinques) e le 2 ipotesi di delitto di morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale (art. 452 ter).
Si tratta di una riforma che è il frutto di un percorso tortuoso, lungo e faticoso, che ha visto Legambiente in prima linea sin dall'inizio di questa avventura iniziata nel 1994, dimostrando l'enorme importanza che la società civile può assumere per imporre l'interesse collettivo al centro dell'azione politica, al di là dei singoli schieramenti partitici.

Nell'occasione è stato presentato il libro "Ecogiustizia è fatta - Storia di una lunga marcia contro l'ecomafia in nome del popolo inquinato", a cura di Enrico Fontana, Stefano Ciafani e Peppe Ruggiero, con la prefazione di Roberto Saviano, che descrive in 128 pagine i 21 anni di lavoro di Legambiente per far approvare la legge dal Parlamento italiano