Goletta Verde 2015: i risultati della campagna di monitoraggio

Dalle foci dei fiumi arriva a mare un carico inquinante troppo elevato, con evidenti problemi per la salvaguardia dell’ecosistema marino. Due dei tre campionamenti effettuati lungo le coste della Basilicata hanno evidenziato cariche batteriche elevate. Nello specifico, fortemente inquinato è stato giudicato il campionamento effettuato alla foce del canale Bufaloria, in località Lido Torre a Scanzano Jonico, mentre il giudizio è di "inquinato" per la foce del fiume Basento a Torre a Mare di Metaponto. Nei limiti di legge il prelievo effettuato presso la spiaggia di Calaficarra a Marina di Maratea.

Legambiente chiede quindi che Regione Basilicata e amministrazioni comunali si attivino immediatamente per porre fine alla crisi depurativa di questa regione utilizzando subito i fondi già disponibili per garantire la qualità ecologica dei mari e fiumi, coinvolgendo sia i comuni costieri che dell’entroterra.

È questa la fotografia scattata da Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati,e presentata questa mattina a Maratea da Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde e Valeria Tempone, segreteria Legambiente Basilicata.

La situazione dei nostri mari risente inevitabilmente del forte deficit depurativo che vive l'Italia, dove secondo le ultime stime dell'Istat e del Governo tre italiani su dieci non sono ancora allacciati a fognature o a depuratori e il 40% dei nostri fiumi risultano gravemente inquinati - dichiara Katiuscia Eroe, portavoce della Goletta Verde -. Sono passati dieci anni dal termine ultimo che l'Unione Europea ci aveva imposto per mettere a norma i sistemi fognari e depurativi, ma piuttosto di agire non abbiamo fatto altro che collezionare multe. A pagare l’immobilismo cronico delle istituzioni, quando siamo prossimi ormai alla terza sentenza di condanna prevista, saranno al solito i cittadini, visto che secondo le stime della Struttura di missione #italiasicura di Palazzo Chigi queste criticità ci costeranno, a partire dal 2016 e fino al completamento degli interventi di adeguamento richiesti, 480 milioni di euro all’anno”.

Secondo i dati Istat (aggiornamento al 2012) in Basilicata il 38% dei carichi civili inquinanti non viene ancora trattato in maniera adeguata. Criticità evidenziate, come detto, anche nell’ultima procedura d’infrazione aperta dall’Ue nei confronti dell’Italia che comprende anche 41 agglomerati lucani. Per far fronte alla prima condanna del 2012 era stato stimato un fabbisogno per questa regione di circa 33milioni di euro e di questi la delibera CIPE 60/2012 ne stanziava circa 32 milioni (più altri 628mila da altre risorse). Ad oggi però (dati della presidenza del Consiglio di aprile) nessuna delle 11 opere previste è stata sbloccata e iniziata.

"La carenza depurativa di questa regione è nota e la denunciamo puntualmente ogni anno al passaggio di Goletta Verde – spiega Valeria Tempone, della segreteria di Legambiente Basilicata -. Certamente i dati ci consegnano una fotografia che necessita di un approfondimento da parte delle amministrazioni competenti per individuarne le cause e risolvere il problema delle foci che al momento del prelievo sono risultate inquinate. Ed è un problema che riguarda non solo per le località costiere ma anche per i comuni dell’entroterra che sono ugualmente interessati dall’inadeguatezza del trattamento dei reflui. Le nostre analisi rappresentano un campanello d’allarme, un’istantanea che mettiamo a disposizione e su cui invitiamo le istituzioni a intervenire subito. La priorità resta l’adeguamento delle reti fognarie ed il completamento della copertura di tutti i comuni del territorio lucano. I fondi, come evidenziato, sono già disponibili ma come è accaduto in altre parti d’Italia anche qui mancano progetti cantierabili e realizzabili”.

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente il 16 luglio scorso. I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e abbiamo considerato come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori. L’obiettivo del monitoraggio di Goletta Verde è quello di individuare i punti critici di una regione, analizzando il carico batterico che arriva in mare. Anche nel caso della Basilicata, dunque, l’attenzione è stata focalizzata soprattutto alle foci e in tratti “sospetti” segnalati dai cittadini, attraverso il servizio SOS Goletta (www.legambiente.it/sosgoletta). Legambiente, è bene ribadirlo effettua un’istantanea che non vuole sostituirsi ai monitoraggi ufficiali e non assegna patenti di balneabilità. È evidente, però, che i due punti critici evidenziati dai nostri monitoraggi meritano un approfondimento da parte degli enti competenti.

Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche il corretto smaltimento degli olii esausti. Proprio per questo anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è main partner della storica campagna estiva di Legambiente. Attivo da 31 anni, il COOU garantisce la raccolta degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale, che vengono poi avviati al recupero. L’olio usato - che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli - è un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. “La difesa dell’ambiente, in particolare del mare e dei laghi, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, spiega il presidente del COOU Paolo Tomasi. L’operato del Consorzio con la sua filiera non evita solo una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese.