Di Palma, il Commissario del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano si dimette

14 febbraio 2019

Legambiente: "Il Ministro dell'Ambiente approfondisca i motivi di tale atto e prenda le decisioni necessarie per rimettere sui giusti binari l'Ente Parco

Apprendiamo da notizie di stampa delle dimissioni dopo meno di due mesi del generale Di Palma dall'incarico di commissario del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano. Tale decisione improvvisa e inattesa provoca un forte rammarico per tutti coloro che, come Legambiente, hanno sostenuto con convinzione la nomina a commissario del generale Di Palma da parte del Ministro dell'Ambiente, riponendo in lui e nei suoi collaboratori le speranze di rinascita di un Ente Parco la cui decennale esistenza è stata largamente improntata all'illegittimità e all'incuranza degli interessi del territorio.

Evidentemente, però, il Commissario ha dovuto prendere atto di una realtà più dura e difficile di quello che immaginava. Sicuramente avrà riscontrato forti limiti nell' attuale agibilità gestionale dell'Ente, ma immaginiamo si possa essere trovato di fronte ad una situazione parecchio confusa e quantomeno opaca in relazione alle "eredità" delle precedenti gestioni. Che poi questo abbia addirittura spinto alle dimissioni dimostra che la situazione attorno all'Ente Parco è forse più grave di quella pur insostenibile descritta dagli ispettori del Ministero dell'Ambiente nel settembre scorso, che hanno portato alla decisione di commissariamento.  

Ci sentiamo di ringraziare il generale Di Palma per il suo sforzo, ritenendo che la sua breve esperienza possa essere utile per affrontare le questioni legate al Parco Nazionale dell'Appennino Lucano con maggiore forza e determinazione. Chiediamo quindi al Ministro Costa di procedere ad un nuovo incarico per il Parco augurandoci che le ultime vicende possano servire da esperienza e monito. 

Legambiente: "No alla proroga alla caccia a Beccaccia e Turdidi"

3 gennaio 2019

Chiediamo al Ministro Costa di intervenire 

Con deliberazione del 28 dicembre 2018, la Regione Basilicata ha prolungato la stagione venatoria per la specie beccaccia (dal 31 dicembre 2018 al 20 gennaio 2019) e per alcune specie di turdidi (fino al 31 gennaio).

Riteniamo tale scelta sbagliata sia nelle modalità che nei contenuti. Infatti, innanzitutto, la decisione viene ratificata pochi giorni prima della chiusura ufficiale prevista dal calendario venatorio rendendo impossibile un ricorso al Tar. Ulteriore aggravante, se possibile, consiste nel fatto che anche lo scorso anno ci fu una proroga della stagione venatoria utilizzando il medesimo escamotage normativo. Una prassi, a questo punto è il caso di dirlo, assolutamente inaccettabile perché modifica i termini fissati dal precedente calendario venatorio, senza alcuna possibilità di contraddittorio. Calendario venatorio che, peraltro, lo ricordiamo, è adeguato al dettato della Direttiva Europea.

Dal punto di vista tecnico, inoltre, tale deliberazione non tiene conto di recenti sentenze del Consiglio di Stato in Toscana e del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia, che fissano la chiusura alla caccia alla beccaccia al 10 gennaio 2019 così come previsto dal  parere Ispra n° 38725 del 13 giugno 2018.  Ricordiamo che il mancato rispetto del parere dell’Ispra, era stato alla base della sentenza di annullamento del 9 agosto 2017 da parte del Tar Basilicata del calendario venatorio 2016/2017, confermata con ulteriore sentenza del Consiglio di Stato del 22 giugno 2018.

Peraltro le motivazioni tecnico-biologiche contenute nella delibera regionale non fanno mai riferimento al  parere Ispra di giugno 2018 i cui rilievi critici riteniamo non siano superati da quelle motivazioni.

Ci auguriamo pertanto che, sulla base di queste considerazioni, l'assessore regionale all'agricoltura e gli uffici regionali competenti sappiano porre rimedio a questo grave errore, ripristinando quanto stabilito nel calendario venatorio 2018-19, o, perlomeno, considerato che per la caccia alla beccaccia la chiusura stabilita in calendario è già stata disattesa, di definire come ultimo giorno di caccia a tale specie il 10 gennaio 2019.

In ogni caso ci rivolgeremo al Ministro dell'Ambiente Sergio Costa per segnalare sia l'inaccettabile consuetudine di emanare provvedimenti ad immediato ridosso della chiusura del calendario venatorio eludendo la possibilità di impugnare la delibera per ristrettezza dei tempi, sia per denunciare il mancato rispetto in Basilicata dei pareri ISPRA su caccia e stagione venatoria.

Giustizia è fatta: Il generale Di Palma è il Commissario del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano

17 dicembre 2018

Legambiente: "Giustizia è fatta, ma è solo l'inizio"

Il ministero dell'Ambiente ha azzerato i vertici del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano e ha finalmente nominato il Commissario come Legambiente chiedeva ormai da diversi mesi.

Il neo Commissario, il generale Alfonso Di Palma, persona di grande equilibrio e profonda umanità, in qualità di comandante della Legione Carabinieri «Basilicata» da gennaio 2016 fino a giugno scorso, non ha mai mancato di dimostrare in modo tangibile la sua viva sensibilità sulle questioni ambientali della nostra Regione, come la stessa Legambiente ha potuto in più occasioni constatare. Pertanto non nutriamo dubbi che nel suo nuovo incarico di Commissario Straordinario del Parco dell'Appennino Lucano saprà profondere, insieme ai suoi collaboratori, tutto l'impegno e la competenza necessari per rimettere sui giusti binari, nel più breve tempo possibile, un Ente che ha una funzione strategica nelle politiche di conservazione e sviluppo locale sostenibile anche per la compresenza, nello stesso territorio, delle attività petrolifere.

Legambiente, come è noto, ha chiesto con forza per quasi un anno questo epilogo, esponendosi apertamente contro il sistema di potere che si era impadronito dell'Ente Parco imponendo ad esso una gestione largamente improntata all'illegittimità e incurante degli interessi del territorio. Per contro abbiamo dovuto subire attacchi a mezzo stampa, tentativi volgari di screditamento, accuse di perseguire interessi personali che abbiamo sempre rispedito al mittente perché rivendichiamo la nostra identità di ambientalisti liberi da ogni condizionamento ed interesse di parte che non sia quello della salvaguardia e dello sviluppo sostenibile del territorio.  

Adesso non ci interessa dire che avevamo ragione, non ha importanza sostenere che abbiamo vinto, perché la nostra vittoria non può limitarsi all'allontanamento di chi ha fatto scempio della legalità e della cura del territorio, condizione certo necessaria ma non sufficiente per rendere il Parco il motore di un territorio in grado di assumere la tutela e la valorizzazione delle sue risorse naturali come paradigmi strategici di riferimento. Il commissariamento è il primo passo, ma l'obiettivo finale per noi è chiaro ed è l'ora di perseguirlo.

L'Ente Parco Nazionale dell'Appennino Lucano verso il commissariamento

7 dicembre 2018

Legambiente: " Sarebbe una decisione giusta e l'unica utile. Il Parco ha bisogno di una nuova partenza"

Con soddisfazione apprendiamo da organi di stampa che il Ministro dell'Ambiente avrebbe finalmente proceduto all'azzeramento dell'attuale governance del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano. Sarebbe il passo necessario per aprire la strada all'unica prospettiva utile in questo momento oltre che opportuna, per questo sventurato Ente, quella del commissariamento.

Non esiste infatti a nostro parere altra soluzione che affidarsi ad un commissario per sancire una discontinuità necessaria rispetto a 10 anni di gestione sconsiderata dell'Ente Parco. Un decennio in cui è davvero difficile trovare qualcosa da salvare tra le politiche, le azioni e gli strumenti messi in campo dal Parco, perché anche i progetti teoricamente più coerenti con le finalità di un Ente Parco approvati in questi anni, non sono mai stati inquadrati nell'ottica di una reale strategia complessiva di conservazione della biodiversità e di promozione della sostenibilità, quanto piuttosto sono stati utilizzati come azioni di "distrazione di massa".

Pertanto le azioni conseguenti sono risultate fini a se stesse, non implementando concretamente un qualsivoglia sistema di supporto alle decisioni.

Inoltre le risorse economiche impegnate in azioni concrete di conservazione o di educazione ambientale hanno  rappresentato una quota assolutamente residuale rispetto a quanto speso per progetti scellerati o anche solo per l'ordinaria, e per nulla oculata, gestione amministrativa.

Facciamo appello, in primis ai componenti del vecchio Consiglio Direttivo, ma anche a tutti i sindaci del Parco, a prendere pubblicamente le distanze da coloro che hanno, fino ad oggi, gestito l'Ente, per non essere additati come complici di un fallimento.

Infine attendiamo con fiducia che il Ministro Costa nomini nella funzione di Commissario una personalità di assoluta competenza, esperienza ed affidabilità ma anche dotata di autorevolezza e indipendenza. Qualcuno in grado di traghettare il Parco dell'Appennino Lucano fuori dal guado in cui è caduto.