L'Ente Parco Nazionale dell'Appennino Lucano verso il commissariamento

7 dicembre 2018

Legambiente: " Sarebbe una decisione giusta e l'unica utile. Il Parco ha bisogno di una nuova partenza"

Con soddisfazione apprendiamo da organi di stampa che il Ministro dell'Ambiente avrebbe finalmente proceduto all'azzeramento dell'attuale governance del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano. Sarebbe il passo necessario per aprire la strada all'unica prospettiva utile in questo momento oltre che opportuna, per questo sventurato Ente, quella del commissariamento.

Non esiste infatti a nostro parere altra soluzione che affidarsi ad un commissario per sancire una discontinuità necessaria rispetto a 10 anni di gestione sconsiderata dell'Ente Parco. Un decennio in cui è davvero difficile trovare qualcosa da salvare tra le politiche, le azioni e gli strumenti messi in campo dal Parco, perché anche i progetti teoricamente più coerenti con le finalità di un Ente Parco approvati in questi anni, non sono mai stati inquadrati nell'ottica di una reale strategia complessiva di conservazione della biodiversità e di promozione della sostenibilità, quanto piuttosto sono stati utilizzati come azioni di "distrazione di massa".

Pertanto le azioni conseguenti sono risultate fini a se stesse, non implementando concretamente un qualsivoglia sistema di supporto alle decisioni.

Inoltre le risorse economiche impegnate in azioni concrete di conservazione o di educazione ambientale hanno  rappresentato una quota assolutamente residuale rispetto a quanto speso per progetti scellerati o anche solo per l'ordinaria, e per nulla oculata, gestione amministrativa.

Facciamo appello, in primis ai componenti del vecchio Consiglio Direttivo, ma anche a tutti i sindaci del Parco, a prendere pubblicamente le distanze da coloro che hanno, fino ad oggi, gestito l'Ente, per non essere additati come complici di un fallimento.

Infine attendiamo con fiducia che il Ministro Costa nomini nella funzione di Commissario una personalità di assoluta competenza, esperienza ed affidabilità ma anche dotata di autorevolezza e indipendenza. Qualcuno in grado di traghettare il Parco dell'Appennino Lucano fuori dal guado in cui è caduto.

 

"Il ministro Costa proceda al commissariamento dell’ente Parco nazionale dell’appennino lucano", soluzione estrema per salvare l’area protetta dall'oblio

23 novembre 2018

Legambiente chiede di allontanare subito il direttore facente funzioni e chiede alla Regione Basilicata di non essere più complice di un fallimento.

A seguito delle ultime prese di posizione, oggi più che mai siamo convinti che il ministro dell'Ambiente Costa debba azzerare i vertici del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano e commissariare l'Ente. Le criticità gestionali evidenziate prima dalla Corte dei Conti e certificate poi dal Ministero dell'Ambiente nei confronti del Consiglio Direttivo, del Direttore facente funzioni, di alcuni funzionari e del Collegio dei Revisori dei conti dell'Ente Parco non danno adito a dubbi.

Ma soprattutto, ciò che ci interessa maggiormente è che i rilievi del Ministero confermano le valutazioni politiche che Legambiente ha da tempo espresso in diverse sedi e forme sulla gestione decennale del Parco.  Non ci interessa aver ragione nei giudizi di merito sul Parco, pretendiamo che chi ha sbagliato vada a casa, che si proceda senza ulteriori indugi al Commissariamento e si volti pagina come abbiamo chiesto da gennaio scorso. Se al Ministero non sono bastati 10 mesi per risolvere questa chiara anomalia gestionale e amministrativa ed alla Regione Basilicata per aprire gli occhi su quanto sta avvenendo in casa sua, vuol dire che le responsabilità vanno ben oltre chi fino a oggi ha gestito l’Ente parco.

Qualche rappresentante di quell'Ente ha raccontato di una Legambiente ossessionata dalla guerra al Parco, un'associazione che avrebbe "come unico scopo in Basilicata la lotta a questo Ente e ai suoi rappresentanti". Bene, da qualche tempo abbiamo scoperto che non siamo i soli.

Certo, perchè adesso non siamo i soli a sostenere che gli organi del Pnal fossero incapaci di "conformarsi alle regole di sana gestione delle risorse pubbliche" e che quindi la corsa a pagare i danni a seguito di notifica a dedurre non dimostra altro che la fondatezza degli addebiti.

Ora non è solo Legambiente a dire che l'attività amministrativa dell'Ente Parco non sia stata "improntata all'efficienza e all'efficacia nel perseguimento delle attività dell'Ente".

E ancora forse qualcuno si vedrà bene dal giudicare falsità ciò che scrivevamo nel nostro dossier sul Parco qualche mese fa, perché guarda caso il Ministero ha confermato tutte le nostre ricostruzioni.

Le elenchiamo così come le enuncia il Ministero:

  1. Quadro di illegittimità che permea l'intera organizzazione dell'Ente.
  2. Elusione sistematica della vigilanza di atti fondamentali e ricorso a modalità improprie quali comandi presso altri enti, esternalizzazione dei servizi, adozione di contratti senza termine.
  3. Non possesso di autonoma capacità di operare in maniera legittima, conformandosi alla norma solo in seguito a intervento tutorio esterno o a diffida.
  4. Oggettiva incapacità di assicurare spontaneamente una sana e regolare condotta amministrativa.
  5. Consiglio Direttivo incapace di esercitare le attribuzioni assegnate e che non ha mai espresso valutazioni negative sull'operato del Direttore pur a fronte delle illegittimità riscontrate.

Queste valutazioni adesso, a maggior ragione, le confermiamo, sicuri, questa volta, di non essere presi per visionari o, peggio, portatori di chissà quali interessi che non siano quelli della tutela dell'ambiente e del bene pubblico.

In più denunciamo ancora una volta l'assenza e l'insipienza dell'ente Parco in relazione alla mancanza di opzioni strategiche e ricadute reali sul territorio, alla contiguità con Eni, alle scelte scellerate perpetrate ai danni della comunità attraverso diversi progetti (la sentieristica a Murgia S. Oronzo e il progetto Security su tutti), alla parentopoli di cui quell'Ente è diventato un triste esempio.

A fronte di un quadro così chiaro, stupisce la posizione assunta dalla Regione Basilicata o perlomeno dalla Governatrice facente funzioni Flavia Franconi che si è spesa nei giorni scorsi in una difesa d'ufficio dell'Ente Parco a nostro parere fuori luogo soprattutto perchè tutta basata su aspetti tecnici inesistenti. Ci saremmo aspettati invece una diversa e più profonda capacità di lettura politica della questione indipendentemente dai tecnicismi interpretativi.

Lo stesso si può dire della posizione assunta dalla Comunità del Parco che si è schierata praticamente all'unanimità a favore dell’operato del Consiglio direttivo e con questo atto ha quindi rinunciato, per il momento, a tracciare un elemento di discontinuità che in questo momento sarebbe stato alquanto significativo.

Tuttavia secondo noi la strada è segnata. Il Commissariamento dell'Ente Parco resta l'unica soluzione auspicabile e ancora prima è fondamentale l’allontanamento del Direttore facente funzioni, per far ripartire un territorio che oggi più che mai ha bisogno di un Parco che operi nell'esclusivo interesse delle comunità che lo vivono e per la tutela del bene pubblico.

 

Legambiente scrive al Ministero dell'Ambiente sull'Ente Parco Nazionale dell’Appennino lucano

21 settembre 2018 

Legambiente: "Ci sono irregolarità formali e sostanziali nella gestione amministrativa dell'Ente Parco Nazionale dell’Appennino lucano Val d’Agri Lagonegrese". Dopo 10 anni di malagestione, il commissariamento dell'Ente è l'unica soluzione auspicabile

 "Attraverso una nota inviata nei giorni scorsi al Ministero dell'Ambiente  e della Tutela del Territorio e del Mare, Legambiente ha voluto porre all'attenzione degli Uffici ministeriali competenti,  alcune delle irregolarità formali e sostanziali che, secondo la nostra valutazione, hanno caratterizzato la gestione amministrativa dell’Ente Parco Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese in particolare negli ultimi mesi". E' quanto sostiene Antonio Nicoletti, responsabile Aree Protette di Legambiente.

"Tali elementi fattuali - continua Nicoletti - confermano, a nostro parere, dopo 10 anni di malagestione, l'inesistenza di condizioni minime per un’autorigenerazione virtuosa dell’Ente e quindi la necessità di un azzeramento dei vertici del Pnal. Pertanto abbiamo ufficialmente chiesto al Ministro dell’Ambiente Costa, il commissariamento dell'Ente Parco, fondandolo, oltre che su un lungo  elenco di comportamenti stigmatizzabili nell’ambito della gestione dell’Ente, raccolti peraltro nel Dossier di Legambiente del maggio scorso, su due questioni specifiche relative ad altrettante criticità gestionali ed amministrative".

Tali aspetti, peraltro connessi tra loro, concernono, il primo, l'iter relativo alla decadenza e reintegro del consigliere del Parco Susanna D'Antoni e il secondo la procedura di Bando per il conferimento dell'incarico di Direttore dell’Ente. Nella ricostruzione fatta da Legambiente, viene evidenziato che con delibera del 19 gennaio 2018 il Vicepresidente del Pnal (in assenza del Presidente scaduto nel luglio 2017) dichiarava decaduta Susanna D'Antoni, membro del Consiglio Direttivo del Parco designato dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). Tuttavia, come sottolineato dal Ministero dell’Ambiente con nota del 1 febbraio 2018, la decadenza di un componente del Consiglio Direttivo deve essere disposta con decreto ministeriale di nomina dell’organo. Pertanto, in data 1 febbraio 2018 la Divisione II del Ministero dell’Ambiente, nell’ambito delle prerogative di attività di vigilanza, ha annullato la deliberazione di decadenza. Con la delibera 044 del 27 luglio 2018 il Consiglio Direttivo del PNAL ha reintegrato la dott.ssa D'Antoni nel Consiglio Direttivo stesso.

Pertanto, secondo Legambiente, tutti gli atti adottati dal Consiglio direttivo dell’Ente Pnal dalla illegittima decadenza al reintegro del Consigliere D’Antoni, cioè il periodo intercorrente tra il 19 gennaio 2018 e il 27 luglio 2018, devono ritenersi viziati da illegittimità e, dunque, da annullare.

In tale fattispecie rientra anche la procedura e gli atti conseguenti per l'individuazione della terna per il conferimento dell'incarico a nuovo Direttore dell'Ente Parco Nazionale dell'Appennino Lucano-Val d'Agri-Lagonegrese. Ricordiamo che il 31 luglio 2017 è scaduto l'incarico da Direttore del PNAL (che pertanto da quella data ad oggi svolge l'incarico come facente funzioni). In data 8 giugno 2018 il Consiglio Direttivo del Pnal ha approvato all'unanimità la terna da sottoporre al Ministero dell'Ambiente. Pertanto, a nostro parere, l'atto di approvazione della rosa di tre nominativi votato nel Consiglio Direttivo del Pnal in data 8 giugno 2018 è da considerarsi illegittimo poiché deliberato da un organo illegittimo e, dunque, da annullare, con la restituzione all’Ente della terna di nominativi proposti. Tanto più considerando che, nell’ambito delle procedure di selezione, la valutazione delle domande di partecipazione pervenute è stata effettuata senza utilizzare alcun criterio oggettivo di attribuzione di punteggi per la selezione dei candidati, come del resto nessuna scheda di autovalutazione era contenuta nell’Avviso. Inoltre, la funzione di commissione di valutazione è stata svolta dalla Giunta esecutiva del Parco, formata da solo 2 membri, piuttosto che dal Consiglio Direttivo del PNAL come previsto dal Bando.

"Legambiente - dichiara Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - , anche sulla base di queste evidenze, ritiene che sussistano tutte le condizioni affinché si giunga ad un azzeramento della governance dell’Ente Pnal, alla nomina di un commissario libero da condizionamenti, in attesa che rapidamente si individui un Presidente di alto profilo in grado di rilanciare la mission del Parco, soprattutto in considerazione della funzione strategica che esso potrebbe svolgere e non ha mai svolto, in un territorio complesso come quello della Val d’Agri".

"Per rilanciare il Parco - secondo Ennio Di Lorenzo, Presidente del circolo Legambiente Val d'Agri - è urgente ricreare un rapporto di fiducia con il territorio e le sua popolazione, presupposto essenziale per costruire scenari di sviluppo intorno al grande patrimonio naturalistico, paesaggistico e culturale  dell’area".

"Passaggi ineludibili, in tal senso,  - continua Di Lorenzo - rimangono le nomine di un Direttore e di un Presidente improntate a competenza, autorevolezza e qualità. E’ perciò fondamentale  indirizzarsi verso il cambiamento e scegliere personalità di indiscussa competenza, ma anche di autorevolezza tale da scongiurare qualsiasi dubbio di contiguità con le multinazionali presenti sul territorio, tanto più considerando la scadenza, fissata per l’ottobre 2019, delle concessioni petrolifere in Val d’Agri e del loro paventato rinnovo".

Legambiente replica al Parco nazionale dell’appennino lucano: "Non vogliamo perdere altro tempo con le vostre falsità e illegalità"

26 giugno 2018

Il Ministro Costa intervenga urgentemente e azzeri i vertici del Parco. La Regione Basilicata si assuma le sue responsabilità.

I vertici del Parco Nazionale dell’Appennino lucano, irritati da quanto contenuto nel nostro Dossier dello scorso maggio, si scompongono, divagano, insinuano, alludono ma non rispondono ai rilievi oggettivi che ci siamo limitati a divulgare e che creano tanto nervosismo agli “illegittimi” occupanti della sede dell’Ente Parco.

Premesso che non ci risultano "consulenze" nostre con il Parco nei termini che si sono voluti lasciare intendere, a meno che non si faccia riferimento ai contributi - peraltro dovuti - ai Centri di educazione ambientale, strumento operativo di azioni proprie della mission di un Ente Parco e destinati a tutti i Centri non solo quelli della nostra associazione. Oppure forse ci si riferisce ad azioni progettuali condivise in partnership, molto spesso a costo zero per l’Ente che, anzi, ne ha beneficiato in quanto a progettazione, risorse economiche e interventi concreti, oltre che in termini di immagine, usufruendo della garanzia etica del cigno di Legambiente.

E in ogni caso, secondo i vertici dell'Ente, le collaborazioni degli anni trascorsi dovrebbero annullare il diritto di critica di un’associazione che persegue interessi pubblici verso una istituzione pubblica qual è l’Ente Parco? Legambiente persegue l'obiettivo di garantire che il Parco cominci finalmente ad essere uno strumento efficace e trasparente di gestione di quel territorio e, per quanto ci riguarda, non esistono e non esisteranno mai collaborazioni reali o fantomatiche capaci di attenuare il nostro impegno in tal senso.

Alla manifesta falsità, secondo cui avremmo divulgato il Dossier in maniera strumentale prima della individuazione della terna, rispondiamo che siamo abituati a esercitare in maniera diretta e pubblica le nostre pressioni su chi gestisce beni pubblici: il nostro approccio è trasparente e non abbiamo necessità di ricorrere a sotterfugi, né in nome di una postazione da Direttore né per altro. Non tuteliamo chi non è entrato nella terna, anche perché sarebbero tante le persone, fuori dalle solite lobby, che avrebbero potuto farne parte. Ci interessiamo semmai a chi di quella terna fa parte ed alle ragioni politiche e di interesse personale che hanno determinato, in particolare, la presenza di un impresentabile. Peraltro non siamo così ingenui da pensare che basti una domanda di partecipazione accompagnata da un curriculum brillante per meritare la Vostra attenzione, ma vogliamo seguire da vicino le evoluzioni amministrative dell’Ente, "osservare" da vicino il manovratore. Abbiamo capito chi siete e ci è chiara la vostra spregiudicatezza amministrativa che ha accompagnato tutti gli atti che la Corte dei Conti vi contesta. Comunque, vi sfidiamo ad essere almeno una volta trasparenti. Avete la nostra più ampia autorizzazione a pubblicare tutto quello che ci riguarda, cosi come potrete procedere ad adire le vie legali, se pensate vi convenga.

Però se nel frattempo venissero pubblicati anche gli affidamenti che riguardano i vostri familiari, parenti e congiunti o, in alternativa, un’autocertificazione di assenza di conflitti di interesse negli incarichi succedutisi in questi anni, ci rendereste cosa assai gradita a noi ed ai cittadini del Parco. Ma immaginiamo che la divulgazione di quanto avete elargito a sorelle, figli e nipoti, possa interessare l’intera Regione Basilicata, anzi forse l’intero Paese. Pubblicate pure i curricula di chi ha partecipato al concorso di Direttore, chiunque esso sia, lo prevede anche la legge. Ma chiarite anche a che titolo Fogliano ha occupato il ruolo di Direttore, quali competenze in materia ambientale hanno permesso a Triunfo di diventare vicepresidente, qual è il curriculum del rappresentante del Ministero delle politiche agricole che gli ha permesso di sedere nel consiglio direttivo. Pensate di isolarci, rappresentandoci come l’unica voce critica di una gestione esemplare, sappiate, piuttosto, che siamo gli unici ad avere il coraggio di rischiare di perdere la Vostra "benevolenza" e ci permettiamo di dire quello che è evidente a tutti: l’Ente Parco dell’Appennino Lucano  gestito in questo modo non è sostenibile ed è utile solo ai vostri personali interessi. Respingiamo con nettezza al mittente le accuse di falsità che ci attribuite.

E' forse una falsità che l'Ente Parco abbia autorizzato lo scempio dell'area SIC Murge di Sant'Oronzo? E' una falsità che il cantiere per la realizzazione ex novo di un "sentiero" di oltre 3 metri di larghezza, decine di metri di cordoli in cemento armato, profilati in acciaio, sedute in conglomerato cementizio, casserature ed armature metalliche, sia stato sequestrato preventivamente dal Gip del Tribunale di Lagonegro nel settembre 2016, in seguito alle osservazioni tecniche del Corpo Forestale dello Stato e alla denuncia di Legambiente? Avevamo ed abbiamo ragione noi e ora vogliamo sapere chi e come pagherà i danni per tali interventi e ripristinerà lo stato dei luoghi in un’area di così elevato valore naturalistico.

E' una falsità che l'Ente Parco abbia appaltato per la modica cifra di 3,5 milioni di euro (gentilmente concesse da Eni) un servizio (Progetto Security) per la prevenzione di eventuali danni al territorio attraverso la ricognizione visiva delle condotte (sotterranee e quindi per definizione non visibili) che collegano i pozzi petroliferi e che attraversano il territorio del Parco? E' una falsità sottolineare che le prescrizioni tecniche del capitolato d'appalto riportino che il  controllo visivo e ambientale debba svilupparsi attraverso "il monitoraggio quotidiano di tutte le condotte petrolifere, consistente nella verifica del loro stato conservativo e del corretto funzionamento per il trasporto di idrocarburi"? Forse che lo spreco ingente di risorse economiche per progetti surreali non è anch'esso un danno al territorio? Avevamo ed abbiamo ragione noi e ora vogliamo conoscere quali siano i risultati di tale progetto e che cosa contengano i previsti "report sullo status delle condotte e sulla sicurezza nelle vicinanze delle stesse".

Ed è una falsità che l'architetto Fogliano non fosse iscritto all'Albo degli idonei all'esercizio dell’attività di direttore di Parco, ma malgrado questo abbia avuto quella carica con relativo stipendio per 10 anni? Su questa, come su altre situazioni, ci sembra che sia stata proprio la Guardia di Finanza a puntare la lente d'ingrandimento e Legambiente non ha fatto altro che prenderne atto e denunciare.

E' ancora una falsità che la Procura della Repubblica di Lagonegro, all'inizio del 2016, abbia rinviato a giudizio tra gli altri, con l'accusa di concorso in abuso d’ufficio, falso e turbativa d’asta, l'ex-responsabile dell'area tecnica del comune di Gallicchio dipendente del Parco dell’Appennino Lucano, assegnata per un periodo transitorio a quel Comune? E' una falsità che con le stesse accuse sia stato rinviato a giudizio lo stesso vincitore del concorso su cui la Procura della Repubblica indaga, parente di Fogliano?

E' una falsità che l'Ente Parco abbia espulso senza averne la competenza, un componente del Consiglio Direttivo che successivamente il Ministero dell'Ambiente ha chiesto di reintegrare confermando l'illegittimità della delibera approvata dal Parco e voi a distanza di sei mesi non avete ancora ottemperato a questa richiesta?

Potremmo continuare a lungo con questo elenco e sfidiamo i vertici dell'Ente Parco a dettagliare con esattezza quali siano le falsità, di cui costoro parlano, che sarebbero contenute nei nostri documenti, piuttosto che affidarsi agli slogan. Abbiamo tutto il diritto e forse anche il dovere di criticare l'operato di questo Ente Parco proprio perché 10 anni costituiscono un arco temporale sufficiente a farci  ritenere che la sensibilità ambientale e la corretta percezione del ruolo sono mancate completamente a questo Ente che, spesso ragionando come segmento dell’indotto Eni, non è riuscito a farsi garante della compensazione ambientale e diventare il motore di un territorio che, invece, dovrebbe assumere la tutela e la valorizzazione delle sue risorse naturali come paradigmi strategici di riferimento.

Abbiamo anche sperato che l’individuazione della nuova terna per la direzione del Parco fosse il primo passo, l'atteso segnale di discontinuità rispetto al passato. Così non è stato. Così evidentemente non è. E allora, legittimamente, quali portatori di finalità realmente collettive, fuori dagli interessi di piccolo cabotaggio che ci sono del tutto estranei ma nei quali i campioni delle pastoie dietrologiche come voi ci volete cacciare, chiediamo con forza al neo Ministro dell’Ambiente Costa il commissariamento dell'Ente Parco e chiediamo alla Regione Basilicata di assumersi le sue responsabilità politiche nell'aver tollerato che sul suo territorio di competenza si facesse scempio di verità e di legalità.

Forse queste richieste rischiano di essere estreme, sicuramente al momento sono richieste isolate rispetto a una classe politica che fa finta di non vedere la gravità della situazione, ma siamo sicuri di non essere certo i soli, nella società e tra le forze sane della Basilicata, a criticare aspramente l'operato dell'Ente Parco di cui non vogliamo scegliere gli organi direttivi, né dirigerli, rivendicando però il diritto a svolgere la nostra azione di ambientalisti liberi da ogni condizionamento ed interesse di parte che non sia quello della salvaguardia e dello sviluppo sostenibile del territorio.