Le proposte per una ripartenza post-pandemia in chiave green

Fase 2 in Basilicata, 7 proposte utili per far ripartire l'economia e creare posti di lavoro tenendo insieme tutela dell'ambiente, innovazione e riduzione delle disuguaglianze. 

Mettere in campo interventi rapidi sul fronte della sostenibilità ambientale e dell’economia, puntando sulla semplificazione delle procedure e tenendo insieme l’innovazione e la riduzione delle disuguaglianze, come oggi solo gli investimenti green consentono. Perchè la questione ambientale, ancor di più oggi, nel pieno di una grave crisi sanitaria ed economica, non è uno dei temi sul tavolo ma "la questione" che definirà le forme dello sviluppo, è la grande opportunità per creare lavoro, per rendere più competitiva l'economia, per spingere innovazione e ricerca e combattere le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali. E l'ambiente rappresenta l'unico vero fattore di sviluppo per un territorio come quello della Basilicata, che ancora conserva un vantaggio competitivo rispetto a molte regioni italiane in termini di elevata dotazione di infrastrutture ambientali e basso impatto antropico.

"A partire da questa riflessione - dichiara Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - Legambiente vuole lanciare la sua "ricetta green" al Governo regionale nel pieno della cosiddetta Fase 2 post-coronavirus e a pochi giorni dall'emanazione del "Decreto Rilancio", presentando 7 proposte per la ripartenza che guardano al futuro immediato della Regione e che pensiamo possano essere condivise da larga parte del mondo produttivo e del terzo settore".

"Ripartire in Basilicata - continua Lanorte - per noi significa mettere in campo progetti di green economy a cominciare dalle opere grandi, medie e piccole che sono ferme o languono. E quindi la priorità è aprire o riaprire i cantieri e rilanciare investimenti ed innovazione. Perché a Basilicata ha una lunga storia di opere necessarie e utili bloccate o che procedono a rilento in mezzo a inadempienze, rimpalli e contenziosi, cattiva progettazione, piani finanziari incerti,  lievitazioni dei costi, perdita di finanziamenti da parte della pubblica amministrazione locale, commissari straordinari. E sono tutte opere che riguardano settori fondamentali quali la messa in sicurezza del territorio, le bonifiche delle aree contaminate, le infrastrutture e la mobilità sostenibile, la tutela delle acque, la gestione dei rifiuti, la riqualificazione del patrimonio edilizio, le aree interne. Tutte opere utili per i cittadini e per i territori, perché servono a migliorare la sicurezza idrogeologica, sismica e sanitaria, sono finalizzate a innovare il sistema della mobilità, a diminuire il consumo delle risorse naturali e di materia, a favorire la transizione energetica, a mitigare il disagio insediativo nelle aree interne".

Quello che ci aspettiamo, quindi, è che in questa fase si possa operare per raggiungere i seguenti obiettivi: 1. Mettere in campo azioni concrete di prevenzione del dissesto idrogeologico sbloccando gli interventi già previsti, all'interno di una logica organica di manutenzione e riassetto del territorio; 2. Accelerare gli investimenti in infrastrutture di trasporto utili cioè quelle ferroviarie (e non necessariamente l'alta velocità) e sbloccare i cantieri per l'adeguamento e manutenzione della rete stradale non più funzionale. Realizzare interventi per la mobilità sostenibile con nuove modalità organizzative, innovazione tecnologica, maggiore diffusione di mezzi a elevata efficienza energetica e a ridotte emissioni inquinanti, rafforzando  il trasporto pubblico, promuovendo l'intermodalità e aprendo cantieri per realizzare reti ciclabili; 3. Accelerare l'iter per la realizzazione degli impianti di compostaggio e di digestione anaerobica per il trattamento della frazione organica dei rifiuti previsti a livello regionale; 4. Portare a conclusione in tempi brevi la bonifica dei siti contaminati (SIN Tito e Val Basento, area ex-Fenice, discariche in infrazione, Itrec, aree petrolifere); 5. Completare rapidamente gli interventi sugli impianti di depurazione reflui urbani in infrazione. Riparare gli acquedotti colabrodo che disperdono il 50% dell'acqua immessa. Potenziare i controlli ambientali sugli scarichi abusivi. Aprire cantieri per la manutenzione delle infrastrutture idriche; 6. Favorire l'apertura di migliaia di cantieri per la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio sfruttando gli incentivi esistenti. Intervenire rapidamente per l'adeguamento e manutenzione degli edifici scolastici; 7. Favorire l'avvio di cantieri diffusi nelle aree interne semplificando gli interventi per portare la banda larga in tutti i piccoli comuni. Sostenere concretamente la ripartenza turistica soprattutto nelle aree interne.  Investire maggiori risorse economiche su parchi e aree protette.

"Interventi diffusi - conclude Lanorte - che possono partire in pochi mesi e produrre risultati immediati e a supporto di coloro che più stanno soffrendo l’impatto della crisi. Per questo chiediamo al Governo regionale di costruire su queste sfide un confronto con tutti gli interlocutori sociali e economici, di aprire ad idee e proposte, per poi accelerare nel cambiamento di cui abbiamo bisogno".

Di seguito le nostre proposte:

  1. Messa in sicurezza del territorio e mitigazione del rischio idrogeologico

Continuiamo a constatare l'enorme lentezza a mettere in atto concreti strumenti di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico. I numerosi e spesso drammatici eventi legati al dissesto del territorio in Basilicata evidenziano la forte discrepanza che ancora esiste tra le evidenze, la conoscenza, i danni, le tragiche conseguenze del rischio idrogeologico nella nostra Regione e la mancanza di un’azione diffusa, concreta ed efficace di prevenzione sul territorio regionale. Pertanto riteniamo sia necessario accelerare la ripresa degli investimenti con la riapertura dei cantieri anche attraverso una semplificazione delle procedure dando attuazione al Piano degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. Quella della manutenzione del territorio e della prevenzione dei rischi è anche una grande occasione per creare lavoro e innovazione. In un’epoca in cui i cambi climatici aggravano la fragilità idrogeologica occorre integrare strategie di adattamento al clima nella pianificazione di bacino e introdurre l'elemento del rischio in tutte le politiche di gestione del territorio. La sicurezza si garantisce con la diffusione di piani di emergenza adeguati ed aggiornati, attività di formazione ed informazione, campagne educative, presidi territoriali con tecnici e volontari per attuare una efficace lotta preventiva". Inoltre bisogna accelerare, attraverso l'adozione del Piano Coste Regionale, sulla difesa dei litorali dall'erosione, avviare una radicale riqualificazione dell’esistente e progettare e realizzare opere di adattamento dell’erosione costiera, a partire dalla salvaguardia dei sistemi dunali, calibrate secondo precise necessità.

  1. Trasporti, infrastrutture e mobilità sostenibile

Sottolineiamo da tempo che la Basilicata abbia bisogno della cura del ferro. Ci sono opere necessarie da completare nel più breve tempo possibile vale a dire la velocizzazione della linea Battipaglia-Potenza-Metaponto, il potenziamento della Potenza-Melfi-Foggia e la realizzazione della Ferrandina-Matera uno degli esempi nazionali più noti di infrastruttura ferroviaria mai realizzata. Il recente Decreto Rilancio varato dal governo nazionale prevede anche l'Alta velocità in Basilicata sul collegamento Battipaglia-Taranto. Noi pensiamo che non sia l'alta velocità l'esigenza primaria per la nostra Regione, quanto la possibilità di spostarsi con orari competitivi su convogli comodi. Anche perchè riteniamo che gli investimenti infrastrutturali, in particolari quelli per il trasporto di merci e persone, debbano essere coerenti con le caratteristiche economiche, sociali e produttive del territorio. L'infrastruttura di per sé non garantisce la produttività del sistema ma va programmata in relazione al piano di sviluppo di un territorio, in base al quale vanno definite le infrastrutture per il trasporto veramente utili e in linea con i tempi. Quindi no a nuovi investimenti per infrastrutture stradali inutili, si agli interventi di adeguamento delle reti stradali non più funzionali e moderne. E poi interventi concreti sulla mobilità sostenibile, finalizzati a rendere gli spostamenti più efficienti, facili e agevoli in cui il trasporto pubblico sia reso più razionale e qualitativo.  Offrire quindi ai cittadini delle alternative valide, credibili e competitive in termini di funzionalità e di costi, all'automobile. Pertanto è necessario promuovere l’intermodalità (cioè la combinazione di mezzi diversi), una migliore organizzazione qualitativa e quantitativa dell’offerta alternativa al trasporto stradale, l’innovazione tecnologica nella mobilità, con una maggiore diffusione di mezzi a elevata efficienza energetica e a ridotte emissioni inquinanti con maggiore diffusione delle ricariche per auto elettriche e modalità alternative di mobilità quali bike/carsharing. Un' azione concreta che deve partire dalle città capoluogo per coinvolgere pienamente anche i piccoli comuni.

  1. Rifiuti ed economia circolare

Come è noto, in Basilicata nella gestione dei rifiuti servono gli impianti per rendere realmente efficaci i sistemi di raccolta differenziata. Per raggiungere i nuovi target di riciclo dettati dalla recente normativa europea sul tema, servono gli impianti per la valorizzazione dei materiali da raccolta differenziata, a partire da quelli di digestione anaerobica e compostaggio per il trattamento della frazione organica, che rappresenta il 40% del quantitativo ottenibile con la raccolta differenziata. Siamo l' unica regione d’Italia a non avere in esercizio alcun impianto di trattamento della frazione organica dei rifiuti.  La presenza degli impianti di compostaggio e/o dei digestori anaerobici regionali è assolutamente necessaria perché consentirà a tutti i Comuni che si sono avviati sulla strada del “porta a porta” di gestire in Regione la frazione organica senza essere “costretti” a sopportare i costi del trasporto per raggiungere impianti fuori Regione.  La Basilicata nel 2015 ha definito la sua "Strategia Regionale Rifiuti Zero 2020" come riferimento programmatico per la definizione del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti approvato ad inizio 2017. Il Piano prevede, tra l'altro, specifica impiantistica per la valorizzazione della frazione organica da raccolta differenziata con scenari al 2020. La DGR 406 del 28 giugno 2019 ha completato e ridefinito anche sul piano finanziario tale previsione di dotazione impiantistica. Pertanto la Regione Basilicata con quel provvedimento ha ammesso a finanziamento 4 impianti per il trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani. Si tratta di due impianti di compostaggio (Venosa e Lauria) e due impianti di digestione anaerobica (Colobraro e Potenza). Dell'impianto Venosa conosciamo la data di consegna dei lavori (ottobre 2018) e la nuova data di chiusura degli stessi (entro il 2020). Monitoreremo nei prossimi mesi lo stato di avanzamento dei lavori sollecitandone la rapida e tempestiva conclusione. Così come chiediamo un'accelerazione all'inizio dei cantieri relativi agli altri tre impianti.

  1. Bonifiche dei siti inquinati

Il tema della bonifica di diversi siti inquinati è un buco nero per la Basilicata. Bisogna accelerare i lavori nei due siti di importanza nazionale di Tito e della Val Basento che, a fronte dei noti finanziamenti riconosciuti, scontano ritardi del tutto inammissibili. (A tal punto inammissibili che la Regione Basilicata ha perso oltre il 40%, pari a circa 20 milioni di euro, del finanziamento previsto per la bonifica dei due siti nell'Accordo di Programma del 2013). E poi bisogna risolvere rapidamente le altre questioni aperte: dalla bonifica dei terreni e della falda acquifera contaminati da oltre un decennio nell'area dell'ex-Fenice di Melfi,  a quella delle discariche in infrazione da parte della  Corte di Giustizia UE (20 discariche dismesse che attendono il completamento delle attività di bonifica, con il caso particolarmente spinoso della discarica di La Martella a Matera); dal decommissioning e gestione dei rifiuti radioattivi e delle altre attività industriali all'Itrec di Rotondella, al risanamento ambientale delle aree inquinate dalle attività petrolifere fin dagli anni '90 del secolo scorso. Sul fronte delle bonifiche è necessario costruire un moderno sistema di monitoraggio, controllo e ripristino ambientale. E bisogna operare oltre la logica della “messa in sicurezza” per lavorare nella direzione di un rilancio economico delle aree interessate dalle attività di bonifica nell'ottica della Green Economy. Si tratta di superare in fretta le eredità industriali negative del passato restituendo ad usi legittimi i suoli consumati.

  1. Depurazione acque e gestione idrica

E' necessario superare le attuali, ancora elevate criticità del sistema di depurazione delle acque reflue urbane e per tutelare le falde dall'inquinamento e gli altri corpi idrici, occorre prestare un'attenzione particolare alle attività agricole e agli scarichi industriali, migliorando e completando l'impiantistica del trattamento delle acque industriali e fermando i numerosi scarichi abusivi che purtroppo ancora oggi continuano a verificarsi potenziando i controlli ambientali. In Basilicata ci sono 16 agglomerati urbani, contenenti ognuno più depuratori, che violano le norme UE sugli obblighi di raccolta o trattamento delle acque reflue urbane e per questo sono in infrazione comunitaria. Per questi impianti bisogna intervenire celermente, accelerando le tempistiche previste, per renderli conformi alla Direttiva 91-271 Cee evitando, in tal modo, multe salate per l'intera collettività ma, soprattutto, migliorando la qualità delle acque di fiumi, torrenti e mari. In Basilicata circa la metà dell’acqua immessa nelle tubature per tutti gli usi viene dispersa. Riparare gli acquedotti colabrodo e garantire acqua buona e per tutti, considerato anche che oggi il rispetto delle norme igieniche è un fattore determinante nel combattere la pandemia, deve essere priorità regionale e chiave di sviluppo sostenibile per aprire cantieri in ogni territorio. Ciò anche in considerazione dei problemi connessi alle carenze idriche dovuti certamente a periodi di siccità sempre più lunghi, ma anche, a proposito di interventi infrastrutturali utili, a ritardi o mancata manutenzione delle infrastrutture idriche. 

  1. Riqualificazione energetica del patrimonio edilizio

L'introduzione nel 2016 di uno specifico incentivo per la riqualificazione energetica dei condomini (Ecobonus), con la possibilità di abbinarlo alla messa in sicurezza antisismica (Sismabonus) ha rappresentato, insieme alla proroga degli incentivi per le ristrutturazioni edili, una svolta di grande importanza nelle politiche di riqualificazione del patrimonio edilizio. Questi provvedimenti aiutano infatti le famiglie a spendere meno, producono benefici ambientali e climatici, ma anche maggiore sicurezza in territori a rischio sismico. La spinta nella direzione dell’efficienza energetica ha anche un importante obiettivo sociale, perché la spesa per il riscaldamento delle abitazioni è la voce principale delle bollette energetiche delle famiglie. Insomma, investire in efficienza energetica significa anche sviluppare un welfare che crea posti di lavoro, che favorisce la riduzione delle spese energetiche, che aiuta le famiglie a risparmiare in bolletta, che riduce il consumo di suolo. Con le novità introdotte dal Decreto Rilancio, inoltre, sarà possibile ottenere una uno sconto in fattura o la detrazione fiscale sulle spese di efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico, in misura superiore rispetto al costo. Un'occasione irrinunciabile per rilanciare anche in Basilicata migliaia di cantieri e accelerare gli interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio. In Basilicata secondo i dati del Cresme, esistono oltre 35mila edifici residenziali in stato mediocre e pessimo, si tratta di oltre il 22% del patrimonio edilizio abitativo della Regione. Fondamentale è il ruolo delle amministrazioni nel favorire tale processo e nella spinta all’innovazione energetica attraverso l’approvazione di regolamenti edilizi con aspetti di sostenibilità. Infine bisogna accelerare negli interventi per l'edilizia scolastica e quindi utilizzare i mesi di chiusura delle scuole per realizzare indagini diagnostiche dei solai, l'adeguamento alla normativa antincendio, le verifiche di vulnerabilità sismica; ma anche interventi di manutenzione ordinaria per implementare sistemi di sicurezza e distanziamento indispensabili nella fase di rientro anche per gli studenti a settembre prossimo.

  1. Piccoli comuni e aree protette

La pandemia ha posto all’attenzione di tutti la necessità di ripensare l’organizzazione e la fruizione dei territori e in questo anche il ruolo che i piccoli Comuni hanno nella tenuta delle comunità, nella qualità della vita e delle produzioni, ponendoli come strategici nel percorso di rilancio dell’intero sistema Paese. Questo vale ancor di più per la Basilicata, Regione di piccoli comuni, luoghi che oggi possono guidare le sfide sempre più complesse del futuro, diventare nuovi poli di attrattività, erogatori di servizi fondamentali, non più ultime marginalità da trascurare. In questo spartiacque storico il salto di qualità di cui questi luoghi hanno bisogno per competere a pieno titolo nel terzo millennio e per frenare l’emorragia insediativa che li caratterizza da decenni, si gioca in prima battuta sul fronte dell’innovazione sociale e delle infrastrutture digitali. Al centro delle infrastrutture per la ripartenza dell’economia dovrà necessariamente esserci la connessione veloce come diritto di cittadinanza che colmi in tempi certi lo scarto del digital divide che grava ancora su molte aree interne della Basilicata. Questa è una pre-condizione perché i territori e le comunità possano essere protagoniste della rinascita della Regione. La pandemia ha messo in evidenza quanto la connessione fra persone e organizzazioni dipenda anche da infrastrutture tecnologiche, particolarmente strategiche per la scuola, il lavoro e i servizi. Quindi l'azione da mettere subito in campo è avviare cantieri diffusi nelle aree interne semplificando gli interventi per portare la banda larga dappertutto nei piccoli comuni. Inoltre bisogna sostenere subito la ripartenza del turismo dei borghi, dell'agriturismo, del turismo lento e del cicloturismo dando valore nel contempo alle specificità di tali aree, ad esempio le tradizioni e i prodotti locali tradizionali, i beni ambientali e culturali. A tal fine è necessario predisporre una serie di benefici fiscali per le micro-attività turistiche e sportive diffuse nelle aree montane, rurali e interne, dai rifugi ai centri di educazione ambientale alle attività di gestione di aree protette e sbloccare tutte le risorse possibili per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni. Infine, c’è bisogno di investire maggiori risorse economiche sui parchi e le aree protette (oltre il 20% del territorio regionale quasi tutto ascrivibile alle aree interne), perché diventino volano di sviluppo sostenibile per le innumerevoli imprese agro-silvo-pastorali e non solo che proprio dentro i parchi risiedono e operano.

Voler bene alla Basilicata, le proposte di Legambiente per la nuova legislatura regionale

20 marzo 2019

Sviluppo rurale integrato, tutela e valorizzazione del capitale naturale, cura e manutenzione del territorio, transizione energetica, economia circolare, rigenerazione urbana, controlli ambientali, coesione sociale. Sono i punti cardine del pacchetto di proposte di Legambiente Basilicata per la prossima legislatura regionale, consegnate ai 4 candidati governatori della Basilicata. 

"Voler Bene alla Basilicata - dichiara Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - è lo slogan scelto da Legambiente con il quale vogliamo lanciare la sfida dell'innovazione ambientale come chiave per lo sviluppo della nostra Regione. Perchè l'ambiente non rappresenta un limite allo sviluppo, ma la grande opportunità per creare lavoro, per rendere più competitiva l'economia, per spingere innovazione e ricerca e combattere le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali".

"Troppo spesso - continua Lanorte - anche nella nostra Regione, le questioni ambientali vengono affrontate secondo una logica difensiva e conservatrice, riducendole solo al classico schema ambiente-salute.  Invece noi  siamo convinti che se vincerà l'idea secondo cui  l'ambiente non è uno dei temi sul tappeto ma "la questione" che definirà le forme dello sviluppo, non solo si potranno aprire spazi per una nuova economia, ma potrà  anche essere affrontato più efficacemente il tema dei controlli e dei monitoraggi ambientali".

"Utilizzare la chiave dell'innovazione ambientale - dice ancora Lanorte - rappresenta l'unica vera prospettiva di sviluppo per un territorio come quello della Basilicata che ancora conserva un vantaggio competitivo rispetto a molte regioni italiane in termini di elevata dotazione di infrastrutture ambientali e basso impatto antropico. Tale condizione di "vantaggio" non solo deve essere conservata ma dovrebbe costituire, potenziandola, il fulcro attorno al quale impostare tutte le politiche di sviluppo regionale. Purtroppo però i presupposti alla base di tale prospettiva non sono incoraggianti. La Basilicata vive un'epoca di profonda crisi socio-economica e, quel che è più preoccupante, la classe dirigente non sembra essere, fino ad oggi, in grado di indicare direttrici di sviluppo concrete e sostenibili, la sensazione di un'assenza di visione di futuro e di prospettiva è palpabile".

Il manifesto che abbiamo elaborato contiene i 7 temi sui quali ci confronteremo con tutti gli schieramenti politici di governo ed opposizione nella legislatura 2019-2024:

  1. Fare della Basilicata la Regione della qualità e della biodiversità, mettendo a valore la vocazione rurale del territorio in un modello di agricoltura multifunzionale, rilanciando un grande progetto per il settore forestale, rafforzando il sistema dei parchi e delle aree protette, costruendo una nuova idea di turismo e di politiche culturali con Matera laboratorio di progettualità oltre il 2019, promuovendo la rigenerazione territoriale anche attraverso strumento quali i Distretti dell’Economia Civile come luoghi per ripensare lo sviluppo locale.
  2. Mettere in sicurezza il territorio e promuovere la cura del paesaggio per tutelare l'ambiente e creare occupazione, attraverso la riduzione del rischio idrogeologico e la manutenzione del territorio, il miglioramento della qualità dei corpi idrici, la riqualificazione del patrimonio edilizio, la tutela delle coste, la bonifica dei siti inquinati.
  3. Definire la strategia e gli strumenti per la transizione energetica, la decarbonizzazione e la lotta ai cambiamenti climatici. La Basilicata deve avere l'ambizione di realizzare la sua transizione energetica sulla base di una rivoluzione tecnologica e digitale in cui si operi per l'efficienza energetica di edifici pubblici e privati, si realizzi una infrastruttura energetica basata sulle energie rinnovabili e al 100% carbon-free con installazione di tecnologie di accumulo energetico, si incentivi l'utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili integrate in micro-reti locali, si investa sul trasporto elettrico e la mobilità automatizzata, si favorisca l'autoproduzione da rinnovabili e lo scambio di energia fra utenze vicine. Ma anche si recepisca un approccio più orientato a valorizzare le filiere, quelle legate all'eolico e al solare come alla agroenergie, dotandosi nel contempo di tutti gli strumenti normativi necessari e creando il necessario consenso sociale per evitare gli errori compiuti fino ad oggi in particolare sull'eolico. Transizione energetica significa anche uscire dalle fonti fossili e in particolare per la Basilicata vuol dire elaborare una strategia per rinunciare il prima possibile al petrolio, definendo quali siano le condizioni di sostenibilità per continuare o meno a sfruttare la risorsa petrolifera e soprattutto avviando subito un grande processo di graduale dismissione delle attività e di riconversione produttiva verso comparti moderni e sostenibili "oltre" il petrolio.
  4. Avviare una reale economia circolare dei rifiuti attraverso raccolte differenziate di qualità, più impianti per il riciclo e il riuso dei rifiuti urbani e speciali, protagonismo della pubblica amministrazione e delle aziende e coinvolgimento dei cittadini. La debolezza del sistema lucano continua a consistere nella sua incapacità a dotarsi dell’impiantistica necessaria alla gestione di un sistema di Rd spinto. Il corredo impiantistico di cui disponiamo è, infatti, quasi del tutto al servizio della gestione del “tal quale”. Per raggiungere i nuovi target di riciclo dettati dalla normativa europea servono gli impianti per la valorizzazione dei materiali da raccolta differenziata, a partire da quelli di digestione anaerobica e compostaggio per il trattamento della frazione organica.
  5. Rilanciare il ruolo della città di Potenza individuando una strategia di sviluppo urbano in cui creatività e innovazione trainano lo sviluppo economico.
  6. Rafforzare la governance ambientale con particolare riferimento agli uffici regionali che devono fare programmazione e controllo e restituendo legittimità ed autorevolezza all'Arpab, cioè il soggetto demandato al lavoro di analisi e controllo ambientale.
  7. Rafforzare il capitale sociale. La coesione sociale è la premessa per programmare qualsiasi ipotesi di sviluppo regionale. Promuovere concretamente la coesione sociale significa intervenire sul capitale umano e quindi nel settore dell'educazione e dell'istruzione, investire nella ricerca e nell'università, nei servizi sociali e nella sanità, nella cura, manutenzione e valorizzazione dei beni comuni. Per la Basilicata significa in particolar modo puntare decisamente su un grande progetto per le aree interne e per la lotta allo spopolamento.

 

 

 

 

Ecosistema Urbano 2018, le città lucane si collocano in fondo alla classifica

29 ottobre 2018

Qualità dell'aria, trasporti e gestione idrica: andamento troppo lento nelle performance ambientali dei due capoluoghi

Raccolta differenziata al palo a Matera. Preoccupante il dato del consumo di suolo a Potenza.

L’Italia del buon ecosistema urbano è principalmente l’Italia che fa, che fa bene e spende bene le sue risorse, che si evolve e pianifica le trasformazioni future, che non s’accontenta dello scenario contemporaneo, che in uno o più ambiti produce ottime performance o raggiunge l’eccellenza. È l’Italia dei capoluoghi in testa alla graduatoria di Ecosistema Urbano di quest’anno: Mantova, Parma, Bolzano, Trento e Cosenza.

Non altrettanto si può dire dei capoluoghi lucani che si collocano in fondo alla graduatoria delle 104 città italiane, al 91esimo posto Matera e al 93esimo posto Potenza, entrambe in peggioramento rispetto all'edizione precedente per quanto riguarda la posizione, anche se in leggero miglioramento per la performance complessiva. 

È questa in sintesi la fotografia scattata da Ecosistema Urbano, l’annuale rapporto di Legambiente, giunto alla sua venticinquesima edizione, realizzato con il contributo scientifico di Ambiente Italia, la collaborazione editoriale de Il Sole 24 ore e con un contributo di Ispra sui corpi idrici. Ed è una fotografia non positiva per le due maggiori città lucane.

Analizzando gli indicatori presi in esame emerge che per quanto riguarda la qualità dell'aria i due Comuni, in particolare Matera, non hanno fornito tutti i dati richiesti (relativi a concentrazioni di biossido di azoto, ozono e polveri sottili). Pertanto, nella graduatoria rispetto a questo specifico indicatore, Matera viene penalizzata per l'incompletezza dei dati, mentre Potenza ricade tra i comuni con qualità dell'aria insufficiente in particolar modo per quanto riguarda il dato sull'ozono (superato il numero di giorni fuorilegge in 1 anno).

Dati molto negativi per entrambe le città sui trasporti e la mobilità. Potenza e Matera sono città congestionate dalle auto (75 auto ogni cento abitanti per Potenza e 64 per Matera) con scarse o fallimentari politiche di incentivazione del trasporto pubblico, assenza o comunque totale insufficienza di piste ciclabili e isole pedonali. Per quanto riguarda la gestione idrica sono molto negativi i dati riguardanti la dispersione della rete idrica (38% a Potenza, addirittura il 53% a Matera).

Sui dati relativi alla raccolta differenziata c'è da sottolineare lo stato di stallo di Matera, ferma su percentuali molto distanti da qualsiasi target normativo, mentre per Potenza in questo rapporto si fa riferimento ad un dato (quello del 2017) antecedente all'attivazione della raccolta differenziata sul territorio comunale, completata a dicembre 2017. Se quindi per questa edizione dunque la scelta dell’amministrazione comunale di del capoluogo di regione di far sparire i cassonetti dalle strade domiciliarizzando la raccolta differenziata non ha inciso positivamente nella posizione in classifica finale, sotto questo aspetto siamo molto fiduciosi per il prossimo anno in quanto i dati 2018 sono ben diversi ed in linea con gli standard normativi. Basso per entrambe le città il dato relativo a fotovoltaico e termico installato su edifici pubblici e preoccupante, soprattutto per Potenza, il trend relativo al consumo di suolo, cioè alla quantità di suolo urbanizzato (impermeabilizzato) in relazione al numero di residenti. Infine una riflessione sul dato fornito dai comuni relativo al verde urbano fruibile che appare, sia per Potenza che soprattutto per Matera, del tutto privo di corrispondenza con la realtà.

 "In conclusione, - dichiara Valeria Tempone, Direttrice di Legambiente Basilicata - il rapporto Ecosistema Urbano 2018, mostra ancora in Basilicata due città in difficoltà nella sfida alla sostenibilità ambientale, con qualche sforzo evidente di uscire dal passato come per esempio dimostra la svolta sulla gestione dei rifiuti nella città di Potenza (i cui effetti si vedranno certamente anche nel prossimo rapporto Ecosistema Urbano) ma ancora tante, troppe ombre".

"Siamo consapevoli - conclude Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - che sulle questioni urbane è il Paese Italia che deve fare un investimento politico ed economico e mettere tra le priorità di governo un piano per traghettare le città, tutte insieme e non una alla volta, al di là delle secche. Tuttavia dalle amministrazioni locali si deve certamente pretendere molto più coraggio, molta più discontinuità e capacità di innovazione, quello che chiediamo al capoluogo di Regione, Potenza e alla Capitale Europea della Cultura 2019, Matera".

 

Ecosistema Urbano 2016, la triste fotografia di Potenza e Matera

Una diffusa staticità. È questa la diagnosi dello stato di salute delle città italiane fotografate da Ecosistema Urbano 2016, il rapporto realizzato da Legambiente in collaborazione con l’istituto di ricerca Ambiente Italia e la collaborazione editoriale del Sole 24 ore, giunto alla sua XXIII edizione. Un sostanziale immobilismo che non si registra solo considerando i dati attuali con quelli dell’anno precedente, ma che si conferma anche valutando un periodo più lungo, i cinque anni della durata del mandato di un sindaco.Per i due capoluoghi lucani la fotografia scattata dal rapporto è sconfortante. Potenza passa dall’80esimo posto nella classifica generale nel 2015 all’87esimo posto nel 2016.