Voler bene alla Basilicata, le proposte di Legambiente per la nuova legislatura regionale

20 marzo 2019

Sviluppo rurale integrato, tutela e valorizzazione del capitale naturale, cura e manutenzione del territorio, transizione energetica, economia circolare, rigenerazione urbana, controlli ambientali, coesione sociale. Sono i punti cardine del pacchetto di proposte di Legambiente Basilicata per la prossima legislatura regionale, consegnate ai 4 candidati governatori della Basilicata. 

"Voler Bene alla Basilicata - dichiara Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - è lo slogan scelto da Legambiente con il quale vogliamo lanciare la sfida dell'innovazione ambientale come chiave per lo sviluppo della nostra Regione. Perchè l'ambiente non rappresenta un limite allo sviluppo, ma la grande opportunità per creare lavoro, per rendere più competitiva l'economia, per spingere innovazione e ricerca e combattere le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali".

"Troppo spesso - continua Lanorte - anche nella nostra Regione, le questioni ambientali vengono affrontate secondo una logica difensiva e conservatrice, riducendole solo al classico schema ambiente-salute.  Invece noi  siamo convinti che se vincerà l'idea secondo cui  l'ambiente non è uno dei temi sul tappeto ma "la questione" che definirà le forme dello sviluppo, non solo si potranno aprire spazi per una nuova economia, ma potrà  anche essere affrontato più efficacemente il tema dei controlli e dei monitoraggi ambientali".

"Utilizzare la chiave dell'innovazione ambientale - dice ancora Lanorte - rappresenta l'unica vera prospettiva di sviluppo per un territorio come quello della Basilicata che ancora conserva un vantaggio competitivo rispetto a molte regioni italiane in termini di elevata dotazione di infrastrutture ambientali e basso impatto antropico. Tale condizione di "vantaggio" non solo deve essere conservata ma dovrebbe costituire, potenziandola, il fulcro attorno al quale impostare tutte le politiche di sviluppo regionale. Purtroppo però i presupposti alla base di tale prospettiva non sono incoraggianti. La Basilicata vive un'epoca di profonda crisi socio-economica e, quel che è più preoccupante, la classe dirigente non sembra essere, fino ad oggi, in grado di indicare direttrici di sviluppo concrete e sostenibili, la sensazione di un'assenza di visione di futuro e di prospettiva è palpabile".

Il manifesto che abbiamo elaborato contiene i 7 temi sui quali ci confronteremo con tutti gli schieramenti politici di governo ed opposizione nella legislatura 2019-2024:

  1. Fare della Basilicata la Regione della qualità e della biodiversità, mettendo a valore la vocazione rurale del territorio in un modello di agricoltura multifunzionale, rilanciando un grande progetto per il settore forestale, rafforzando il sistema dei parchi e delle aree protette, costruendo una nuova idea di turismo e di politiche culturali con Matera laboratorio di progettualità oltre il 2019, promuovendo la rigenerazione territoriale anche attraverso strumento quali i Distretti dell’Economia Civile come luoghi per ripensare lo sviluppo locale.
  2. Mettere in sicurezza il territorio e promuovere la cura del paesaggio per tutelare l'ambiente e creare occupazione, attraverso la riduzione del rischio idrogeologico e la manutenzione del territorio, il miglioramento della qualità dei corpi idrici, la riqualificazione del patrimonio edilizio, la tutela delle coste, la bonifica dei siti inquinati.
  3. Definire la strategia e gli strumenti per la transizione energetica, la decarbonizzazione e la lotta ai cambiamenti climatici. La Basilicata deve avere l'ambizione di realizzare la sua transizione energetica sulla base di una rivoluzione tecnologica e digitale in cui si operi per l'efficienza energetica di edifici pubblici e privati, si realizzi una infrastruttura energetica basata sulle energie rinnovabili e al 100% carbon-free con installazione di tecnologie di accumulo energetico, si incentivi l'utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili integrate in micro-reti locali, si investa sul trasporto elettrico e la mobilità automatizzata, si favorisca l'autoproduzione da rinnovabili e lo scambio di energia fra utenze vicine. Ma anche si recepisca un approccio più orientato a valorizzare le filiere, quelle legate all'eolico e al solare come alla agroenergie, dotandosi nel contempo di tutti gli strumenti normativi necessari e creando il necessario consenso sociale per evitare gli errori compiuti fino ad oggi in particolare sull'eolico. Transizione energetica significa anche uscire dalle fonti fossili e in particolare per la Basilicata vuol dire elaborare una strategia per rinunciare il prima possibile al petrolio, definendo quali siano le condizioni di sostenibilità per continuare o meno a sfruttare la risorsa petrolifera e soprattutto avviando subito un grande processo di graduale dismissione delle attività e di riconversione produttiva verso comparti moderni e sostenibili "oltre" il petrolio.
  4. Avviare una reale economia circolare dei rifiuti attraverso raccolte differenziate di qualità, più impianti per il riciclo e il riuso dei rifiuti urbani e speciali, protagonismo della pubblica amministrazione e delle aziende e coinvolgimento dei cittadini. La debolezza del sistema lucano continua a consistere nella sua incapacità a dotarsi dell’impiantistica necessaria alla gestione di un sistema di Rd spinto. Il corredo impiantistico di cui disponiamo è, infatti, quasi del tutto al servizio della gestione del “tal quale”. Per raggiungere i nuovi target di riciclo dettati dalla normativa europea servono gli impianti per la valorizzazione dei materiali da raccolta differenziata, a partire da quelli di digestione anaerobica e compostaggio per il trattamento della frazione organica.
  5. Rilanciare il ruolo della città di Potenza individuando una strategia di sviluppo urbano in cui creatività e innovazione trainano lo sviluppo economico.
  6. Rafforzare la governance ambientale con particolare riferimento agli uffici regionali che devono fare programmazione e controllo e restituendo legittimità ed autorevolezza all'Arpab, cioè il soggetto demandato al lavoro di analisi e controllo ambientale.
  7. Rafforzare il capitale sociale. La coesione sociale è la premessa per programmare qualsiasi ipotesi di sviluppo regionale. Promuovere concretamente la coesione sociale significa intervenire sul capitale umano e quindi nel settore dell'educazione e dell'istruzione, investire nella ricerca e nell'università, nei servizi sociali e nella sanità, nella cura, manutenzione e valorizzazione dei beni comuni. Per la Basilicata significa in particolar modo puntare decisamente su un grande progetto per le aree interne e per la lotta allo spopolamento.

 

 

 

 

Ecosistema Urbano 2018, le città lucane si collocano in fondo alla classifica

29 ottobre 2018

Qualità dell'aria, trasporti e gestione idrica: andamento troppo lento nelle performance ambientali dei due capoluoghi

Raccolta differenziata al palo a Matera. Preoccupante il dato del consumo di suolo a Potenza.

L’Italia del buon ecosistema urbano è principalmente l’Italia che fa, che fa bene e spende bene le sue risorse, che si evolve e pianifica le trasformazioni future, che non s’accontenta dello scenario contemporaneo, che in uno o più ambiti produce ottime performance o raggiunge l’eccellenza. È l’Italia dei capoluoghi in testa alla graduatoria di Ecosistema Urbano di quest’anno: Mantova, Parma, Bolzano, Trento e Cosenza.

Non altrettanto si può dire dei capoluoghi lucani che si collocano in fondo alla graduatoria delle 104 città italiane, al 91esimo posto Matera e al 93esimo posto Potenza, entrambe in peggioramento rispetto all'edizione precedente per quanto riguarda la posizione, anche se in leggero miglioramento per la performance complessiva. 

È questa in sintesi la fotografia scattata da Ecosistema Urbano, l’annuale rapporto di Legambiente, giunto alla sua venticinquesima edizione, realizzato con il contributo scientifico di Ambiente Italia, la collaborazione editoriale de Il Sole 24 ore e con un contributo di Ispra sui corpi idrici. Ed è una fotografia non positiva per le due maggiori città lucane.

Analizzando gli indicatori presi in esame emerge che per quanto riguarda la qualità dell'aria i due Comuni, in particolare Matera, non hanno fornito tutti i dati richiesti (relativi a concentrazioni di biossido di azoto, ozono e polveri sottili). Pertanto, nella graduatoria rispetto a questo specifico indicatore, Matera viene penalizzata per l'incompletezza dei dati, mentre Potenza ricade tra i comuni con qualità dell'aria insufficiente in particolar modo per quanto riguarda il dato sull'ozono (superato il numero di giorni fuorilegge in 1 anno).

Dati molto negativi per entrambe le città sui trasporti e la mobilità. Potenza e Matera sono città congestionate dalle auto (75 auto ogni cento abitanti per Potenza e 64 per Matera) con scarse o fallimentari politiche di incentivazione del trasporto pubblico, assenza o comunque totale insufficienza di piste ciclabili e isole pedonali. Per quanto riguarda la gestione idrica sono molto negativi i dati riguardanti la dispersione della rete idrica (38% a Potenza, addirittura il 53% a Matera).

Sui dati relativi alla raccolta differenziata c'è da sottolineare lo stato di stallo di Matera, ferma su percentuali molto distanti da qualsiasi target normativo, mentre per Potenza in questo rapporto si fa riferimento ad un dato (quello del 2017) antecedente all'attivazione della raccolta differenziata sul territorio comunale, completata a dicembre 2017. Se quindi per questa edizione dunque la scelta dell’amministrazione comunale di del capoluogo di regione di far sparire i cassonetti dalle strade domiciliarizzando la raccolta differenziata non ha inciso positivamente nella posizione in classifica finale, sotto questo aspetto siamo molto fiduciosi per il prossimo anno in quanto i dati 2018 sono ben diversi ed in linea con gli standard normativi. Basso per entrambe le città il dato relativo a fotovoltaico e termico installato su edifici pubblici e preoccupante, soprattutto per Potenza, il trend relativo al consumo di suolo, cioè alla quantità di suolo urbanizzato (impermeabilizzato) in relazione al numero di residenti. Infine una riflessione sul dato fornito dai comuni relativo al verde urbano fruibile che appare, sia per Potenza che soprattutto per Matera, del tutto privo di corrispondenza con la realtà.

 "In conclusione, - dichiara Valeria Tempone, Direttrice di Legambiente Basilicata - il rapporto Ecosistema Urbano 2018, mostra ancora in Basilicata due città in difficoltà nella sfida alla sostenibilità ambientale, con qualche sforzo evidente di uscire dal passato come per esempio dimostra la svolta sulla gestione dei rifiuti nella città di Potenza (i cui effetti si vedranno certamente anche nel prossimo rapporto Ecosistema Urbano) ma ancora tante, troppe ombre".

"Siamo consapevoli - conclude Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - che sulle questioni urbane è il Paese Italia che deve fare un investimento politico ed economico e mettere tra le priorità di governo un piano per traghettare le città, tutte insieme e non una alla volta, al di là delle secche. Tuttavia dalle amministrazioni locali si deve certamente pretendere molto più coraggio, molta più discontinuità e capacità di innovazione, quello che chiediamo al capoluogo di Regione, Potenza e alla Capitale Europea della Cultura 2019, Matera".

 

Ecosistema Urbano 2016, la triste fotografia di Potenza e Matera

Una diffusa staticità. È questa la diagnosi dello stato di salute delle città italiane fotografate da Ecosistema Urbano 2016, il rapporto realizzato da Legambiente in collaborazione con l’istituto di ricerca Ambiente Italia e la collaborazione editoriale del Sole 24 ore, giunto alla sua XXIII edizione. Un sostanziale immobilismo che non si registra solo considerando i dati attuali con quelli dell’anno precedente, ma che si conferma anche valutando un periodo più lungo, i cinque anni della durata del mandato di un sindaco.Per i due capoluoghi lucani la fotografia scattata dal rapporto è sconfortante. Potenza passa dall’80esimo posto nella classifica generale nel 2015 all’87esimo posto nel 2016.

Ex scalo merci di Potenza superiore, completata la ristrutturazione

Laboratori di riciclo, spazi espositivi per la vendita di prodotti bio a km0, sfusi e del commercio equo e solidale, ma anche luogo di incontro, formazione, ricerca e sviluppo per la diffusione della cultura ambientale e la condivisione dei saperi. E’ così che un vecchio scalo merci di una stazione ferroviaria diventa luogo di promozione dell’altra economia. Saranno queste le attività della prima Green station d’Italia, frutto dell’intesa firmata tra Legambiente, Ferrovie dello Stato Italiane e Rete Ferroviaria Italiana, per il progetto di rifunzionalizzazione della stazione di Potenza Superiore.