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mercoledì 8 settembre 2010 - Buona sera e benvenuto !
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“Una centrale in Basilicata, sì o no?”
 

Elezioni regionali, nucleare,

 Legambiente lancia il quesito: “Una centrale in Basilicata, sì o no?”

 “Serve chiarezza. I candidati dichiarino subito come la pensano”.

 

 “Una centrale nucleare nella vostra Regione, sì o no?”. Questo il quesito che Legambiente rivolge ai candidati alle prossime elezioni regionali, sollecitando una risposta immediata, in modo da garantire un confronto trasparente e democratico sul rilancio del nucleare in Italia.

Quindi la domanda è anche “Una centrale nucleare in Basilicata, sì o no?” visto che la nostra Regione, lungo tutta la costa ionica, è uno dei siti potenzialmente idonei per la costruzione di una centrale nucleare (almeno secondo il documento stilato 30 anni fa dal Comitato nazionale per l’Energia Nucleare-CNEN).

Legambiente ritiene che un tema così pesante per il futuro della nostra Regione e dell’intero Paese non possa in alcun modo rimanere fuori dal dibattito. I cittadini della Basilicata non possono essere costretti a escludere la questione atomica dalle loro valutazioni al momento del voto”.

I candidati, quindi, dicano chiaramente come la pensano e come intendono comportarsi nel momento in cui dovesse essere stabilita anche in Basilicata la localizzazione di un sito per la costruzione di una centrale nucleare.

A quanto pare il governo sta cercando di rimandare ogni decisione sui possibili siti a dopo le elezioni ma si rischia così di procedere in maniera ben poco democratica. Gli elettori hanno il diritto di conoscere le posizioni di coloro che stanno per delegare a governare il territorio.

Le Regioni, come sancisce la Costituzione, hanno un ruolo essenziale nella definizione delle politiche energetiche del nostro Paese. Tant’è che undici di loro (Lazio, Marche, Umbria, Basilicata, Puglia, Calabria, Toscana, Liguria, Emilia Romagna e Piemonte, Campania) hanno avanzato ricorso alla Corte Costituzionale nei confronti della norma varata dal governo (legge 99/2009) che (caso unico nei paesi occidentali) prevede la possibilità di avviare la costruzione di una centrale nucleare o di un impianto di trattamento di scorie anche in presenza di un parere contrario delle istituzioni locali e delle regioni interessate, militarizzando inoltre i siti scelti. Pertanto è evidente che alla concertazione e alla trasparenza il governo preferisce l’autoritarismo e il segreto militare, con il rischio quasi certo di far piombare il Paese in un ginepraio di conflitti sul territorio: esattamente il contrario di quello che occorre all’Italia per risollevarsi dalla crisi economica e per contrastare il cambiamento climatico.

Persino nella nuclearissima Francia sono previste procedure ben più trasparenti e democratiche, mentre quello che si è realizzato in Italia con l'approvazione del testo di legge è quasi un "golpe nucleare" con l'idea di militarizzare il territorio.

Legambiente vuole riaffermare la sua assoluta contrarietà rispetto alla scelta energetica nucleare che il paese intero ha già intelligentemente rifiutato in passato.

L’Italia non può permettersi di tornare indietro, deve guardare al futuro del sistema energetico distribuito, fondato sull'efficienza nella produzione e negli usi finali e sullo sviluppo delle rinnovabili. La scelta nucleare del Governo Berlusconi sul nucleare è totalmente priva di lungimiranza, anche perché non risolleverà le sorti dell'economia nazionale in uno scenario di crisi dalle dimensioni mondiali.

Il nucleare è una tecnologia vecchia, inquinante, insicura e costosa che non risolverà nessuno dei problemi energetici del Paese. Non servirà a rispettare la scadenza europea del 2020 per ridurre le emissioni di gas serra, non abbasserà la bolletta, non ridurrà le importazioni di fonti fossili.

Peraltro sul nucleare i Lucani hanno già fatto la loro scelta nel 2003 quando hanno sventato il primo tentativo di nuclearizzazione del territorio regionale, rigettando l’ipotesi di localizzazione del sito unico nazionale delle scorie nucleari. Una partita, anche questa, che presto potrebbe essere riaperta e sulla quale riteniamo sia utile aprire il dibattito, come sulla localizzazione della centrale nucleare, in occasione della campagna elettorale.

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