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Riordino delle scuole superiori
Comunicato stampaPotenza, 8 Febbraio 2010
Riordino delle scuole superiori.
Legambiente: “Si parte (in extremis), ma non chiamiamola riforma”
"Siamo stati d'accordo sin dall'inizio sulla riduzione e razionalizzazione degli indirizzi della scuola superiore - ha dichiarato Vanessa Pallucchi, responsabile nazionale di Legambiente Scuola e Formazione - ma ci sfugge l'impianto culturale che sta dietro a tutta l'operazione, che non può essere certo chiamata riforma. Molte, infatti, sono ancora le incongruenze presenti nei regolamenti approvati ieri, che non lasciano intravedere come le scuole possano conciliare i potenziamenti disciplinari (lingue e scienze ad esempio) e l'innovazione proposta (un approccio didattico laboratoriale), con il taglio di circa 17.000 cattedre nei prossimi tre anni e senza un investimento importante nella formazione dei docenti.
Inoltre, nel presentare il riordino, spesso si parla di essere in linea con gli altri Paesi europei: ma siamo sicuri che la diminuzione delle ore di scuola corrisponda ad una maggiore efficacia formativa? Negli altri Paesi europei esistono sistemi di formazione territoriale extrascolastica a cui accedono tutti gli studenti e che in Italia non sono strutturati. Ci dovremmo domandare quale tempo qualificato, nel loro territorio, possano trovare i nostri adolescenti a fronte della diminuzione di ore di formazione interne alla scuola. Servirebbe, infatti, molta più scuola qualificata per dare risposta alle tante sfide che i giovani si trovano ad affrontare e per cui non sono preparati, come ci confermano le tante indagini legate alle performance dei nostri studenti e alla capacità d'inclusione del nostro sistema d'istruzione, che ci identificano fra i Paesi più distanti dagli obiettivi di Lisbona.
Come Legambiente Scuola e Formazione avevamo anche auspicato il rinvio di un anno del riordino, non per stare fermi ma per avviare una vasta sperimentazione dei nuovi modelli organizzativi e curricolari che offrisse al Ministero elementi di valutazione utili per testare la validità di alcuni provvedimenti prima della loro approvazione definitiva, favorendo un maggior coinvolgimento della scuola di base. Ci auguriamo ora, che nei quadri orari definitivi le forti differenze tra i diversi bienni si siano ridotte, per favorire passaggi agevoli di indirizzo negli anni dell'obbligo di istruzione e ridurre così la dispersione scolastica, anche se la recente decisione di permetterne l'assolvimento nell'apprendistato a 15 anni non ci fa ben sperare".
Così come non fa ben sperare la campagna martellante che insiste nel “rassicurare” i cittadini che la riforma sarà avviata solo nelle classi prime; questo è vero solo in parte, per Licei, mentre per Tecnici e Professionali la riduzione dell’orario coinvolgerà gli alunni di tutte le classi ad esclusione delle quinte.
Per non parlare del disorientamento dei docenti che vedono stravolte le cattedre ed i quadri orari delle proprie discipline. Insomma, il caos avvolge la scuola pubblica in periodo di iscrizioni, a tutto vantaggio della scuola privata.