Il futuro della Val d'Agri ... senza fossile

L’inesorabile avanzare della realizzazione della quinta linea al centro OLI, le fiammate quotidiane, i valori delle emissioni costantemente in over (non metanici ex rilevatore Arpab di Grumento Nova), dati e informazioni cronicamente carenti e confusi. Fortunatamente, la Val d’Agri e la Basilicata hanno affidato il proprio futuro all’esito del ricorso promosso dalle altre Regioni. Come l’Abruzzo, che il 23 Maggio è tornato in piazza con un corteo imponente che ha visto una partecipazione di quasi 40.000 persone, in una testimonianza di continuità e di forza della battaglia contro la petrolizzazione, per dire NO al progetto di Ombrina Mare.

Una storia quella abruzzese che fa il paio con le vicende petrolifere della Basilicata, accomunate dal rischio di vedere le compagnie petrolifere diventare i veri “Governatori” di questi territori. Un destino che non è ineluttabile e contro il quale è necessario opporsi con ancora maggiore intensità, anche in prospettiva della riforma del titolo V che renderebbe superata anche la battaglia contro l’art. 38. Ma è la posta in gioco troppo importante: l’affermazione delle legittime aspirazioni di una popolazione a vedere garantiti il patrimonio ambientale (art 9 Costit.) ed il diritto alla salute (art. 32 Costit.).

Solo un consapevole protagonismo del territorio, però, può affermare con forza la volontà della Val d’Agri rurale. Protagonismo, fondato sulla consapevolezza dei rischi a cui si sta andando incontro e delle opportunità che si stanno lasciando per strada.

La Val d’Agri è a un bivio: riagganciare la modernità, che finalmente parla di agricoltura, di sostenibilità ambientale e di qualità della vita o assecondare dinamiche ed interessi che continuano a considerare lo sfruttamento delle risorse come premessa di non meglio definiti processi di sviluppo. A fronte degli interessi di una multinazionale, chi tutela la salute ed il futuro della popolazione e del territorio della Val d’Agri? Quali interessi giustificano il sacrificio delle legittime aspirazioni di una popolazione a prendersi cura del luogo dove vive ed a perseguire un modello di sviluppo rurale moderno? L’attività ENI in Val d’Agri è diventata un Risiko avvolto da un alone di mistero, funzionale a consentire ampliamenti e sviluppi dell’attività, senza mai considerare in che contesto hanno avuto la fortuna di insediarsi. A fronte di un territorio a rischio, se non già compromesso, da un punto di vista ambientale, la risposta è quella di programmare il raddoppio delle superfici occupate, allo scopo di ampliare a dismisura l’impatto della presenza ENI in termini fisici e produttivi in un territorio che ha la sola colpa di essere un’area interna con una bassa densità abitativa. Perché ci si dovrebbe fidare delle continue e sconcertanti rassicurazioni ENI se 20 anni di fatti dimostrano il contrario? Perché assecondare le esigenze di economicità del processo produttivo invece di dimostrare attenzione per la popolazione ed il territorio della Val d’Agri? Dopo venti anni di richieste inascoltate di monitoraggio e informazioni chiare e immediate, si chiedono ancora sacrifici e fiducia sulla parola: non è più possibile.

La mancata autorizzazione del Comune di Grumento Nova per il pozzo Monte Alpi 9 è l’unico approccio sensato, fondato sul principio di precauzione, rispetto ad una situazione che volutamente si continua a tenere nebulosa e poco comprensibile. Le nostre Istituzioni dovrebbero anzitutto interessarsi di preservare salute e dignità, ma non c’è più tempo per attendere tardivi cambi di rotta: violentare il paesaggio della Val d’Agri significa compromettere l’identità stessa, oltre che la dignità del territorio. E’ anzitutto la Val d’Agri a dover difendere e salvare se stessa da un destino deciso da altri. Sapere che si deve e si può fare di più per preservare per affermare con sempre maggiore forza il diritto a scegliersi il proprio futuro e, soprattutto, a controllare attentamente le conseguenze delle attività industriali ‘ospitate’ sul territorio.

In tal senso l’azione di Legambiente punta a sviluppare due livelli: sul territorio e i suoi Comuni per condividere con cittadini, Istituzioni e associazioni il sogno di un’altra Val d’Agri possibile e coagulando intorno ad una “Alleanza per la Terra”, oltre alle associazioni ambientaliste, le associazioni di categoria del mondo agricolo, i consorzi, i produttori e tutti i soggetti che vedono nella valorizzazione della “terra” e delle vere ricchezze del territorio lucano (acqua, risorse naturali, prodotti tipici) una risposta concreta alle compagnie petrolifere e a chi continua a sostenere il petrolio.

Essenziale in tal senso sarà il ruolo delle Amministrazioni locali che, in nome della passione per i loro territori, oltre che per funzione, dovranno saper cogliere la sfida in atto ed avere la giusta ambizione per le loro comunità. Non un lavoro qualsiasi, a tutti i costi e purchessia, ma dignità del lavoro per una qualità della vita al passo con i tempi. Mentre il resto del mondo vive l’era della fine petrolio, noi continuiamo a costruirci un futuro con il vuoto al centro: riflettiamoci ma, soprattutto, rendiamoci protagonisti del nostro futuro.