Progetto Security: "il parco dell'Appennino ritiri il bando".

“E’ inopportuno e finanche dannoso”. E’ il giudizio della Legambiente Basilicata sul bando di gara del progetto Security attraverso il quale l’Ente Parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese intende spendere 3,5 milioni di euro “per la prevenzione di eventuali danni al territorio attraverso la ricognizione visiva delle condotte che collegano i pozzi petroliferi e che attraversano il territorio del Parco”.

Il progetto Security, come si legge nel bando, mirerebbe ad attuare un programma di monitoraggio ambientale e di controllo del territorio finalizzato a identificare e pianificare gli interventi per risanare situazioni che rappresentano pericoli incombenti e potenziali per la sicurezza e la salvaguardia del territorio e la salute umana. Il monitoraggio e il controllo delle condotte dovrebbe essere effettuato, però, solo mediante ispezioni visive in loco con l’impiego esclusivo e diretto di risorse umane. Sebbene l’addetto al controllo potrà integrare il sistema visivo con ulteriori controlli, secondo l’associazione si tratta in sostanza di controllare visivamente: cioè, andare sul posto e guardare tutti i giorni, per 3 anni - l’appalto è inoltre prorogabile per ulteriori 3 anni per altri 3,5 milioni di euro - le condotte ricadenti o limitrofe al territorio del Parco.

Un laboratorio – dichiara l’associazione - di affarismi dilettantistici alimentati dalle risorse delle royalties, mentre l’Ente Parco dovrebbe approfittare di questa disponibilità economica per dare un senso alla compensazione ambientale, sperimentando tutto ciò che è altro dal petrolio, oltre il petrolio”.

Alessandro Ferri presidente di Legambiente Basilicata e Antonio Nicoletti, responsabile Legambiente nazionale Aree protette e biodiversità, chiedono pertanto all’Ente parco di ritirare il bando. “Il monitoraggio ambientale è una cosa seria – affermano – ed è importante che lo si faccia attraverso strumenti e protocolli scientificamente corretti. Pensare di tutelare l’ambiente e la biodiversità del Parco affidandosi a una azione di monitoraggio visivo vuol dire ignorare le più banali regole scientifiche, e sconfinare in pratiche di pseudo tutela dell’ambiente a fini assistenziali, poiché non ci sfugge che per svolgere le attività del bando non serve personale con particolare professionalità. Il Parco si concentri su azioni concrete di conservazione, chieda a chi mette a rischio la biodiversità di investire in tecnologie innovative per la tutela e dimostri di essere realmente, con la sua azione, motore di sviluppo locale sostenibile”.