Referendum 17 aprile: le ragioni di Pitella monche e mistificatrici

"Non è un referendum contro il governo e non è un referendum sul petrolio. Non è in discussione il pro o contro trivelle, né in mare né su terraferma. Perciò chi si alza e dice ‘No alle trivelle! ’ dice una cazzata”. Queste le parole del governatore regionale Marcello Pittella che mette in campo – dichiara Legambiente Basilicata - una “operazione verità” monca e strumentale alla sola polemica politica. Occorre sì fare chiarezza – afferma l’associazione - ma anche rispetto alle dichiarazioni sul merito del referendum dello stesso presidente”.

Prima di tutto il quesito referendario, che riguarda tutti i titoli abilitativi all’estrazione e/o alla ricerca di idrocarburi già rilasciati entro le 12 miglia marine, e interviene sulla loro data di scadenza. Già questo, per l’associazione, è sufficiente per stabilire che sì, è un referendum sul petrolio e sulle fonti fossili più in generale.

Il referendum serve a cancellare, e lo faranno i cittadini visto che il Governo si è sempre distinto per una politica pro-trivelle, un inammissibile regalo fatto alle compagnie petrolifere che oggi possono estrarre petrolio e gas entro le dodici miglia nei nostri mari, senza alcun limite di tempo. Mettere una scadenza alle concessioni date a società private, che svolgono la loro attività sfruttando beni appartenenti allo stato, non è una fissazione delle associazioni ambientaliste o dei comitati, ma è una regola comunitaria. Non si capisce perché in questo caso, le compagnie petrolifere debbano godere di una normativa davvero speciale, che non vale per nessun altra concessione, togliendo ogni scadenza temporale e lasciando la possibilità di appropriarsi di una risorsa pubblica a tempo indeterminato. A ciò aggiungiamo che le riserve su cui punta il Governo non sono in alcun modo direttamente collegate al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale. Qualora lo fossero le riserve certe presenti sotto il mare italiano sarebbero in grado di soddisfare il fabbisogno energetico del nostro Paese per 7 settimane per il petrolio e 6 mesi per il gas.

Il referendum pertanto, al contrario di quanto dichiari Pittella, è tutt'altro che inutile, sia nel merito, che dal punto di vista della politica energetica, ma anche economica e sociale.

“Sarebbe il caso che il presidente di una regione che ha promosso il referendum e capo del Comitato per il SI, alla guida di un territorio che sta scontando le conseguenze ambientali e il fallimento economico e sociale dell’avventura fossile, guardi oltre a misere beghe di partito e si spenda per favorire la più ampia partecipazione dei cittadini lucani alla tornata elettorale".