Referendum 17 aprile, dai cittadini lucani un segnale importante

Dalla Basilicata, unica regione a superare il quorum, arriva un segnale importante. La schiacciante vittoria del SI è la dimostrazione che questo referendum ha avuto per la nostra regione una valenza ben oltre il quesito sulla durata delle concessioni di ricerca ed estrazione di petrolio e gas entro le 12 miglia: è stata una presa di posizione sul futuro e il presente che costruiamo per le persone e i territori. E lo dimostrano le percentuali di voto nei comuni a rischio di nuove trivellazioni (Brindisi di Montagna, Potenza, Pignola, Tito, Policoro, costa ionica in generale).

Da capire e approfondire la bassa affluenza alle urne dei comuni del petrolio, da Calvello a Viggiano, Corleto, Marsicovetere - Villa d’Agri, dato altrettanto rilevante e che dà la misura di come in Basilicata la questione petrolio, rispetto al rapporto tra lavoro e sicurezza ambientale, sia ancora aperta. Sono trascorse due settimane dall'esplosione degli eventi giudiziari che stanno coinvolgendo, a vario titolo, protagonisti dell'esperienza petrolifera in Val d'Agri e Alto Sauro e dalla conseguente sospensione dell'attività del Centro Oli di Viaggiano. Giorni in cui la Val d'Agri ha potuto riappacificarsi con il suo silenzio, i suoi odori e, soprattutto, la sua aria. Ma evidentemente non è abbastanza. La Val d'Agri ha dato molto ed ha ricevuto poco, anche in termini di ascolto e il risultato referendario ne è l’ennesima dimostrazione.

Una ragione in più a sostegno della nostra tesi: dobbiamo liberare tutti i territori dalla schiavitù delle fossili con un nuovo sistema energetico distribuito e democratico fondato su efficienza e rinnovabili.  E’ fondamentale, anche dopo il referendum del 17 aprile, continuare a informare i cittadini e a mantenere nel dibattito pubblico il tema difficile delle scelte energetiche che la nostra regione deve fare per innovare il sistema produttivo e creare lavoro duraturo e utile.

“La classe politica regionale, che in questi anni si è completamente “seduta” sul petrolio, – dichiara Alessandro Ferri, presidente di Legambiente Basilicata - deve prendere atto della volontà dei cittadini lucani e intraprendere un percorso trasparente e condiviso di transizione energetica e “culturale” dei territori. Il governo regionale ha ora la grande responsabilità di essere all’altezza di una società civile che si è messa in discussione e ha avuto il coraggio di lanciare un messaggio forte e chiaro che non può essere eluso. Appare ovvio, oggi più che mai, che la Basilicata non può continuare sulla strada finora battuta e che la battaglia a tutela dell’ambiente, da portare avanti in accordo con il governo nazionale come dichiarato in un’intervista a Repubblica dal governatore regionale Pittella, non si può giocare su social card, card benzina, royalties e “contentini” ai cittadini e ai sindaci lucani”.

Ribadiamo, infine, che la proroga senza limiti delle concessioni per l’estrazione di petrolio e gas rimane una colossale ingiustizia, in contrasto con le regole del diritto UE sulla libera concorrenza. Legambiente annuncia quindi che nei prossimi giorni presenterà una denuncia alla Commissione europea contro la norma che concede concessioni illimitate per le estrazioni di petrolio e gas. Continuerà la battaglia affinché si intervenga da subito sulle numerose criticità emerse rispetto alle attività estrattive in mare, a partire dalla dismissione delle piattaforme che già oggi non sono più attive e per stabilire royalties giuste per tutte le attività estrattive, cancellando un sistema iniquo per cui larga parte delle concessioni non paga le royalties e chi lo fa le deduce dalle tasse. In tutto il mondo si sta andando verso una tassazione legata alle emissioni di gas serra per spingere gli investimenti verso l’efficienza e il nostro Paese avrebbe tutto l'interesse ad andare in questa direzione cancellando privilegi assurdi per i petrolieri. Il 22 aprile a New York si firmerà l’accordo di Parigi contro i cambiamenti climatici e il nostro Governo firmerà senza aver definito un Piano energetico climatico per superare le fonti fossili.