Piano industriale di Eni, Legambiente: "Il progetto Energy Valley è deludente"

15 maggio 2019

Legambiente: "La Val d'Agri e la Basilicata meritano molto di più"

 "Se è questo il piano industriale di Eni per andare 'oltre il petrolio' in Val d'Agri, non ci siamo proprio". Questo è il commento di Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata, agli investimenti annunciati dall'Amministratore Delegato di ENI, Claudio Descalzi, all'assemblea annuale degli azionisti della compagnia petrolifera.

"Il progetto 'Energy Valley' - continua Lanorte - prevede infatti  un programma di investimenti insufficiente rispetto ai bisogni attuali e futuri di quel territorio sia dal punto di vista delle ricadute occupazionali  che, soprattutto, della qualità ed efficacia complessiva delle azioni messe in campo".

"Non si tratta qui - continua Lanorte - di disquisire se si tratti o meno di una compensazione per i danni ambientali accertati che la compagnia petrolifera ha arrecato al territorio, quanto di valutare nel merito le proposte fatte che sono di fatto quasi tutte funzionali all'attività del COVA"

"Insomma - sostiene ancora Lanorte - di diversificazione economica, sostenibilità ambientale ed economia circolare, in questo progetto, che è davvero eccessivo chiamare piano industriale, c'è davvero poco".

"Dopo venti anni di sfruttamento petrolifero- commenta Ennio Di Lorenzo, Presidente del circolo Val d'Agri di Legambiente - Enidovrebbe davvero cominciare a restituire al territorio almeno parte di quanto, ed è tanto, ha ricevuto da esso. E dovrebbe farlo attraverso un ritorno rilevante per i territori in termini di progetti reali di compensazione socio-ambientale che recuperino il protagonismo delle Comunità locali. In questo modo, invece, piuttosto che emanciparsi dall’esperienza petrolifera, il territorio rischia di vedere semplicemente ampliata la già condizionante presenza ENI, con incrementi occupazionali reali molto più contenuti di quelli annunciati”

"In vista del rinnovo decennale della concessione Val d'Agri - continua Di Lorenzo - una vera "exit strategy" dal petrolio va attuata mettendo in campo reali piani industriali ed efficaci progetti di transizione verso comparti produttivi moderni e sostenibili lontani dal petrolio, capaci di incrementare gli attuali livelli occupazionali. Tenendo ben presente che ogni idea di sviluppo per queste aree non può continuare ad essere imperniato sullo sfruttamento delle risorse petrolifere".