Petrolio, nuove istanze di ricerca nello Ionio

La corsa all'oro nero nei mari italiani continua senza sosta: nuovi pozzi, dentro e fuori le aree vincolate, e nuove attività di ricerca, estrazione e prospezione continuano a mettere a rischio il mar Adriatico, Ionio, il Canale di Sicilia e il mar di Sardegna. A conferma di ciò è arrivato il via libera del Ministero dell'Ambiente che in una settimana (dall’11 al 18 ottobre) ha ritenuto conclusi con esito positivo ben 5 procedimenti di VIA riguardanti attività geofisiche a scopi petroliferi nei mari italiani.

Renzi in Basilicata. "Manca lungimiranza e modernità. Solo quando avremmo una classe dirigente in grado di possedere tali requisiti, potremmo definirci ottimisti”

Troppo poche e troppo poco chiare le battute sulla questione petrolio del premier Renzi a Matera per la firma del Patto per la Basilicata. Probabilmente il presidente del Consiglio non conosce affatto il territorio nei confronti del quale si è appena impegnato ad investire quasi 4 miliardi di euro. A partire dai fantomatici dati cui fa riferimento ai microfoni della Tgr di Basilicata che, a suo dire, lo tranquillizzerebbero sulle vicende giudiziarie degli ultimi tempi, legate soprattutto al monitoraggio e alla sicurezza dei processi produttivi.

Referendum 17 aprile, dai cittadini lucani un segnale importante

Dalla Basilicata, unica regione a superare il quorum, arriva un segnale importante. La schiacciante vittoria del SI è la dimostrazione che questo referendum ha avuto per la nostra regione una valenza ben oltre il quesito sulla durata delle concessioni di ricerca ed estrazione di petrolio e gas entro le 12 miglia: è stata una presa di posizione sul futuro e il presente che costruiamo per le persone e i territori. E lo dimostrano le percentuali di voto nei comuni a rischio di nuove trivellazioni (Brindisi di Montagna, Potenza, Pignola, Tito, Policoro, costa ionica in generale).

Votare SI il 17 aprile un atto di amore verso il nostro mare

Il 17 aprile si vota e dobbiamo essere in tanti a votare SI. E’ un dovere, un esercizio di democrazia, un atto d’amore verso la nostra terra. Il 17 aprile abbiamo l’occasione di dare un segnale potente: il Paese ha bisogno di cambiamento, che si traduce in autoproduzione energetica, generazione distribuita e democratica, creazione di nuovo lavoro legato alle rinnovabili, rigenerazione urbana, messa in sicurezza del territorio. Un cambiamento nel segno dell’innovazione e della modernità, che ci renda liberi dal petrolio, da sempre fonte di inquinamento ambientale ed etico”.