SPORCO PETROLIO: la lunga scia della corruzione, dell'inquinamento e del malaffare nel settore estrattivo

Il settore delle estrazioni di petrolio e gas è in assoluto tra i più a rischio corruzione, con un tasso del 25% di corruzione percepita (dato Trasparency). Petrolio, gas e risorse minerarie costituiscono tuttora i settori a maggior rischio corruzione del mondo (dati Ong Global Witness). In un campione di 427 casi di corruzione registrati tra il 1999 e la fine del 2014, quelli riguardanti i settori citati rappresenterebbero da soli il 19% del totale.

Legambiente presenta il dossier "Il futuro oltre il petrolio"

In Italia nel 2015 la produzione di petrolio è stata di 5,5 milioni di tonnellate, di queste il 69% arriva dai giacimenti a terra della Basilicata, i più grandi non solo del Paese ma di tutta l’Europa occidentale. Ma c’è il rischio che nei prossimi anni si arrivi a quintuplicare i territori interessati dalle trivellazioni. E proprio da questa regione è arrivata la conferma che il petrolio rappresenta una filiera oscura e foriera di distorsioni, che inquina non solo l’ambiente ma anche le politiche di un’intera classe dirigente regionale e nazionale.

Referendum 17 aprile: le ragioni di Pitella monche e mistificatrici

"Non è un referendum contro il governo e non è un referendum sul petrolio. Non è in discussione il pro o contro trivelle, né in mare né su terraferma. Perciò chi si alza e dice ‘No alle trivelle! ’ dice una cazzata”. Queste le parole del governatore regionale Marcello Pittella che mette in campo – dichiara Legambiente Basilicata - una “operazione verità” monca e strumentale alla sola polemica politica. Occorre sì fare chiarezza – afferma l’associazione - ma anche rispetto alle dichiarazioni sul merito del referendum dello stesso presidente”.