Il petrolio tra sospensioni e revoche

21 dicembre 2017 

Legambiente Basilicata: "Sul ripristino delle attività di reiniezione a Costa Molina 2 non sono stati chiariti tutti i dubbi"

 La Giunta regionale della Basilicata, con delibera approvata il 19 dicembre 2017 ha revocato la sospensione della reiniezione in unità geologiche profonde delle acque di strato nel pozzo “Costa Molina 2”, disposta il 6 ottobre scorso a seguito dei risultati delle analisi svolte da Arpab su campioni prelevati il 4 settembre 2017.

Si tratta evidentemente di un atto rilevante che lascia tuttavia spazio a dubbi e domande relative alle motivazioni della revoca che, a nostro parere, necessitano di chiarimenti.

"In primo luogo - sostiene Ennio Di Lorenzo, Presidente Circolo Legambiente Val d'Agri - il provvedimento di revoca sembra certificare l'esistenza delle irregolarità commesse da Eni nella miscelazione dei reflui liquidi almeno fino a settembre 2017, smentendo quanto sostenuto da Eni stesso che respingeva tale accusa contestando la metodologia utilizzata da Arpab nei rilevamenti.

Inoltre - continua Di Lorenzo - non è al momento chiaro cosa sia cambiato da settembre 2017 a oggi. In particolare se, come affermato, nel sopralluogo del 16 e 17 novembre scorsi di Arpab e Ispra presso il Centro Olio di Viggiano è stata accertata la corretta segregazione dei flussi autorizzati alla reiniezione, ci chiediamo quali fossero le procedure a questo punto non "corrette" precedenti e quali siano quelle attuali.

Infine - secondo Di Lorenzo - resta da chiarire qual è l'impatto ambientale determinato dalla reiniezione non consentita di sostanze pericolose come quelle utilizzate da Eninel processo di desolforazione fino almeno a settembre 2017.

In ogni caso - conclude Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - non possiamo non incasellare anche quest'ultimo atto della vicenda petrolifera in Val d'Agri nel quadro di una lampante difficoltà da parte dei soggetti in campo di  mettere in atto quelle "condizioni di sostenibilità" dell'attività petrolifera più volte sbandierate ma altrettante volte disattese in un percorso farraginoso fatto di incidenti e sospensioni, revoche e ricorsi al Tar, con Eni che si attesta sempre più come interlocutore scarsamente credibile, incapace di offrire garanzie minime per la tutela della salute e delle risorse ambientali.

 

A rischio la salute e le risorse naturali della Val d’Agri

25 settembre 2017

E' interesse nazionale strategico? Avviare subito dismissione e riconversione produttiva.

Finalmente abbiamo dei dati. I risultati dello studio della commissione Vis in relazione all'impatto delle attività del Centro Oli sulla salute delle popolazioni di Viggiano e Grumento Nova,  rappresentano un punto di svolta fondamentale, relativamente all'attività di Eni in Val d’Agri e alla sua permanenza.

“Ci sono segnali preoccupanti – dice il Prof. Fabrizio Bianchi, responsabile dello studio. E' necessario abbassare i livelli di rischio/esposizione; continuare il monitoraggio è importante, ma non basta: nel frattempo è necessario prendere provvedimenti”.

Condividiamo questa posizione: si prosegua quindi - sostiene Ennio Di Lorenzo, Presidente del circolo Legambiente Val d'Agri -  con l’azione di controllo scientifico-sanitaria, in capo ai Comuni ed alle Comunità interessate, tuttavia evitando sovrapposizioni funzionali solo a tentativi di discredito, di cui c'è già qualche evidenza; ma, oltre a ciò, quali garanzie tecnologiche credibili può mettere in campo oggi Eni per guadagnarsi un ulteriore credito di fiducia?

La ormai storica  mancata adozione, da parte di Eni, delle migliori tecnologie disponibili e le scarse conoscenze relative alla pericolosità degli idrocarburi non metanici non possono consentire altri cedimenti.

Inevitabile, quindi - continua Di Lorenzo - il blocco immediato delle attività estrattive, in attesa di  ripristinare una situazione di piena legalità, di portare a compimento le dovute bonifiche e i programmi di compensazione sociale, ambientale.

Questa moratoria di fatto dell’attività estrattiva - afferma Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata -  andrebbe colta come una opportunità per riflettere e programmare il futuro della Val d’Agri e della Basilicata, lontano dal fossile.

Rinunciare pertanto al modello industriale novecentesco, dove anche l’uomo è sacrificabile in nome del ‘progresso industriale’, per un nuovo ‘umanesimo’ che parla di qualità della vita, di luoghi, di crescita sostenibile, reale, smart.

Mentre il resto del mondo vive l’era del fine petrolio, un vero percorso di sviluppo, effettivo e duraturo non può che passare dalla tutela e messa a valore delle risorse ambientali. Proteggere le aree ricche di biodiversità, fare dell’ambiente naturale, dell’identità culturale e del paesaggio i tratti caratteristici del nostro territorio, puntando con decisione sull'innovazione e la conoscenza per garantire sviluppo ai nostri territori.

Di qui, la necessità improcrastinabile di  avviare subito il processo di dismissione dell’attività estrattiva, promuovendo la riconversione produttiva verso comparti moderni e sostenibili.

La Val d’Agri ha dato molto in questi anni, merita un’opportunità di riscatto capace di mettere a valore le sue potenzialità, senza subire ulteriori violenze per il suo territorio, la sua identità e la sua popolazione.

ENIssioni pericolose, dovrebbe abbandonare per manifesta incapacità

11 settembre 2017

La storia del petrolio in Basilicata continua ad essere una follia ed è il vero freno allo sviluppo del territorio.

Eni dovrebbe abbandonare per manifesta incapacità: un miraggio l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili

Risulta incomprensibile la sorpresa generale rispetto alle indiscrezioni dei giorni scorsi relative ai dati dei monitoraggi sanitari compiuti a Viggiano e Grumento Nova sulle attività del COVA: ma davvero c’è mai stato qualcuno che ha pensato che l’attività estrattiva fosse innocua per il territorio ed i suoi abitanti?

In attesa dei dati ufficiali e di una loro lettura più approfondita si accentua ulteriormente la sensazione di rischio incombente per la popolazione locale, considerati gli infiniti ‘incidenti’ connessi all'attività estrattiva in questi vent'anni.

Al di là dei risultati della Commissione Vis e a maggior ragione se le anticipazioni verranno confermate, secondo Legambiente non è più procrastinabile la presenza Eni in Val d’Agri. Quella del petrolio si conferma una filiera oscura e foriera di distorsioni che danneggiano pesantemente i territori. 

Da tempo proviamo a dire che la Val d’Agri e la Basilicata si trovano a un bivio: riagganciare la modernità, che finalmente parla di agricoltura, di sostenibilità ambientale e di qualità della vita o assecondare dinamiche ed interessi che continuano a considerare lo sfruttamento delle risorse – piuttosto che la loro messa a valore – come premessa di non meglio definiti processi di sviluppo. L’attività estrattiva mette a rischio la salute e le risorse naturali di cui la Val d’Agri dispone. Violentare l’essenza della Val d’Agri significa comprometterne l’identità stessa, oltre che la dignità del territorio. Mentre il resto del mondo vive l’era del fine petrolio, in Basilicata non possiamo continuare a costruirci un futuro con il niente al centro. 

Dinamiche sovraordinate hanno determinato che l’attività estrattiva in Val d’Agri rappresentasse un interesse nazionale, di qui, a fronte degli interessi di una multinazionale privata, passano in secondo piano anche la tutela della salute ed il futuro della popolazione e del territorio della Val d’Agri, come se queste non fossero di interesse nazionale.

La sfida, anche in Basilicata,  è convincere i nostri ‘decisori’ che non vi può essere sviluppo senza qualità ambientale e sociale, elementi fondamentali per realizzare, anche nella nostra regione, un progetto capace di volgere in positivo il rapporto tra economia e ambiente.

In Basilicata più che altrove dovrebbe essere evidente che un vero percorso di sviluppo, effettivo e duraturo non può che passare dalla tutela e messa a valore delle risorse ambientali. Proteggere le aree ricche di biodiversità e gli ecosistemi particolarmente fragili, fare dell’ambiente naturale, dell’identità culturale e del paesaggio i tratti caratteristici del nostro territorio, puntando con decisione sull'innovazione e la conoscenza per garantire sviluppo ai nostri territori.

Di qui la necessità del blocco immediato delle attività estrattive, moratoria sull'attività di sfruttamento, oltre all'avvio di programmi di ripristino, bonifica e, soprattutto, di compensazione socio-ambientale, sono le esigenze contingenti del territorio; ma è necessario altresì avviare subito il processo di dismissione della stessa attività, promuovendo la riconversione produttiva verso comparti produttivi moderni e sostenibili.

Questa la vera sfida dei prossimi anni a cui è chiamata la Val d’Agri, l’intera Regione Basilicata e la stessa Eni.

E’ possibile, non è una chimera, si può fare e lo dimostrano i casi eccellenti come quello della Ruhr - con il declino delle industrie minerarie degli anni ‘70-’80, tutto sembrava compromesso, e invece  è stata la protagonista di un grande progetto di riconversione  realizzato in 10 anni, dal 1990 al 2000; costo: due miliardi e mezzo di euro; risanando i corsi d’acqua, migliorando i servizi, facendo nascere piccole imprese. Passando dal concetto di salvaguardia a quello di promozione del paesaggio: i cittadini della Ruhr hanno dimostrato di saper sognare: “noi vogliamo realizzare solo ciò che per decenni abbiamo immaginato”; è tempo che anche la Val d’Agri, ormai stanca di essere il frutto dell’immaginazione di altri, ritrovi la sua vera dimensione di sviluppo: oltre e lontana dal fossile.

 

'Exit strategy' per la Basilicata: 'opzione zero' per la produzione di petrolio

E' necessario avviare un grande processo di riconversione produttiva 'oltre' il petrolio

 
Le vicende petrolifere in Basilicata, sia quelle che riguardano la Val d'Agri ma anche quelle prossime future della Valle del Sauro, sembrano trovarsi, in questi ultimi mesi, più che mai in mezzo a un guado, tra sospensioni reali e "sospensioni del pensiero", in cui ad ogni doveroso blocco da parte del governo regionale di attività legate alle estrazioni in seguito ad incidenti, rilevamenti anomali o altro, corrisponde una progressiva stratificazione di dubbi come se il decisore politico fosse in attesa di qualcuno o qualcosa capace di togliere le castagne dal fuoco ed evitare un imbarazzo crescente.
Questo dicono gli avvenimenti degli ultimi mesi, dallo sversamento di 400 tonnellate di greggio (secondo i dati ENI) dal serbatoio D del Cova, ai risultati della Commissione VIS sull’associazione di rischio tra estrazioni e patologie cardiorespiratorie in val d'Agri, al ritrovamento di ammine nelle acque di strato del pozzo di reiniezione Costa Molina 2.