Legambiente presenta l’edizione 2019 di Spiagge e fondali puliti: gli appuntamenti tra il 23 e il 28 maggio

22 maggio 2019

Presentata l’indagine Beach Litter 2019. Anche le spiagge lucane sono invase dall'usa e getta in plastica e non solo. Ecco gli appuntamenti per ripulire dai rifiuti i litorali lucani. 

L’emergenza dell’inquinamento da rifiuti in mare ha assunto proporzioni allarmanti a livello globale. Un problema che riguarda da vicino anche il nostro “piccolo” Mar Mediterraneo ed purtroppo colpisce pure la Basilicata.

Per ogni passo che facciamo sulle nostre spiagge incrociamo più di cinque rifiuti, dieci ogni metro. Per lo più sono plastica, un frammento ad ogni passo, ma ad invadere i nostri litorali c’è ormai di tutto: oggetti di ogni forma, materiale, dimensione, colore. Una mole incredibile che rappresenta soltanto la punta di un iceberg:i rifiuti in spiaggia e sulla superficie del mare rappresentano appena il 15% di quelli che entrano nell’ecosistema marino, mentre la restante parte galleggia o affonda. Rifiuti spiaggiati gettati consapevolmente arrivati da chissà dove attraverso i fiumi o che provengono direttamente dagli scarichi non depurati, dall’abitudine di utilizzare i wc come una pattumiera e, soprattutto, dalla loro cattiva gestione.

A fotografare il fenomeno è l’indagine Beach Litter 2019 di Legambiente che presenta anche quest’anno una situazione critica per molti arenili italiani: su 93 spiagge monitorate, per un totale di circa 400mila metri quadri, pari a quasi 60 campi di calcio, sono stati trovati una media di 968 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia (sono 90.049 i rifiuti censiti in totale).

In Basilicata l’indagine Beach Litter è stata effettuata su 2 spiagge:spiaggia della riserva regionale orientata Bosco Pantano di Policoro (MT) e spiaggia La Gnola – Maratea (PZ).

A Policoro è stata campionata un'area di 10mila metri quadri e rinvenuti 879 rifiuti totali di cui il 65% plastica

A Maratea invece è stata campionata un'area di 3mila metri quadri dove sono stati rinvenuti ben 2158 rifiuti totali di cui il 78% plastica. 

Pertanto la plastica è il materiale più trovato, pari al 74% del totale dei rifiuti rinvenuti (minore rispetto alla media nazionale dell’81%), seguita da carta/cartone (7%), legno trattato (5%) e metallo (5%).

La cattiva gestione dei rifiuti urbani è la causa principale della presenza dei rifiuti (83%, leggermente inferiore alla media nazionale pari all'85%), insieme a pesca e acquacoltura che sono i settori responsabili del 12% degli oggetti monitorati (la media nazionale si attesta al 7%): reti, lenze, scatoline delle esche (quindi non solo pesca professionale ma anche amatoriale). La carenza dei sistemi depurativi è responsabile del 5% dei rifiuti spiaggiati nei due casi analizzati in Basilicata (la media nazionale si attesta sul 8%).

In particolare i rifiuti derivanti dalla cattiva gestione urbana, per le spiagge in esame, sono rappresentati da rifiuti che non sono riconducibili ad attività specifiche (43%), da imballaggi alimentari e non (27%), e da rifiuti derivanti da abitudini dei fumatori, principalmente mozziconi di sigaretta, ma anche accendini, pacchetti di sigarette e loro imballaggi (27%). Sono considerati anche le buste di plastica (1%) e l’abbandono di inerti (2%).

La maggior parte dei rifiuti registrati sono rappresentati da mozziconi, oggetti in plastica, posate, piatti, bicchieri e tappi di plastica, cannucce, cotton fioc, polistirolo.

L’indagine di Legambiente (realizzata per il sesto anno consecutivo nei mesi di aprile e maggio), è una delle più importanti azioni a livello internazionale di citizen science sul tema dei rifiuti spiaggiati, il risultato cioè di un monitoraggio eseguito direttamente dai volontari dei circoli dell’associazione (in Basilicata nel 2019 i circoli di Policoro e Maratea), che setacciano le spiagge italiane contando i rifiuti presenti secondo un protocollo scientifico riconosciuto dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, a cui ogni anno vengono inviati i dati dell’indagine.

Ma la nostra azione di cittadinanza attiva non si ferma qui. Anche quest'anno, infatti, si rinnova l'appuntamento con Spiagge e Fondali Puliti, la campagna di Legambiente di fine maggio per la pulizia dei litorali.

Gli appuntamenti dell'edizione 2019 in Basilicata sono i seguenti:

23 maggio al lido Policoro, 25 maggio al porto di Maratea, 28 maggio a san Basilio di Pisticci.

L'obiettivo è ripulire le spiagge dai rifiuti e allo stesso tempo richiedere una loro corretta gestione.  Per dare concretezza alla strategia Rifiuti zero proclamata dalla Regione Basilicata e contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici rispetto alla quale anche la gestione dei rifiuti riveste un ruolo importante.  Per questo anche le iniziative di  Spiagge e Fondali Puliti rientrano tra gli appuntamenti della settimana del clima di Legambiente Basilicata che avrà come evento centrale il Secondo Sciopero Mondiale per il Clima del 24 maggio.

 

 

                                                                                

L’Ue condanna l’Italia per 44 discariche, 23 sono in Basilicata

21 marzo 2019

Legambiente: “Una condanna inevitabile frutto dei ritardi accumulati nell'adempimento degli obblighi di adeguamento richiesti dall'Europa"

“La condanna arrivata oggi da parte della Corte di Giustizia Ue nei confronti dell’Italia per non aver adeguato 44 discariche sparse per la Penisola, di cui 23 in Basilicata, non ci stupisce. Di fatto - dichiara il Presidente di Legambiente Basilicata Antonio Lanorte - per la maggior parte delle discariche lucane in infrazione, solamente nel marzo del 2018 è stato completato l'iter finanziario per le bonifiche, ben oltre, quindi, la data ultima stabilita dalla Commissione Europea per evitare la condanna, fissata al 19 ottobre 2015".

"Infatti - continua Lanorte - puntualmente è arrivata la sentenza della Corte di Giustizia, epilogo inevitabile per i troppi ritardi accumulati negli anni, visto che la Commissione Europea aveva inviato una lettera di diffida all’Italia già nel 2012, contestandole la presenza nel suo territorio di 102 discariche operanti in violazione della direttiva 1999/31 relativa alle discariche di rifiuti e fissando i tempi per l'adeguamento, appunto, al 19 ottobre 2015".

"A questo punto - sostiene ancora Lanorte - occorre al più presto procedere al completamento delle bonifiche per le 20 discariche che ancora non risultano in regola, visto che per le altre 3 i lavori per renderle conformi alla direttiva sono stati completati anche se dopo la data stabilita. E' necessario non perdere altro tempo perché il rischio è di incorrere in nuove salate multe come già avvenuto per altre discariche abusive, i depuratori mancanti e l'emergenza rifiuti campana "

"La Basilicata deve recuperare i ritardi e archiviare, al più presto e in maniera definitiva, la stagione degli impianti di smaltimento. La soluzione sta nello sviluppo dell’economia circolare, un’economia che fa bene all'ambiente, alla salute e al bilancio dello Stato. A chiedercelo è in primis l’Europa con il pacchetto di direttive da recepire entro luglio 2020. E questo dovremo fare, grazie alla tanto vituperata Europa che ancora una volta, oltre a costringerci a risolvere croniche questioni ambientali come quella delle discariche, ci indica anche ottime via d’uscita dai problemi creando nuova economia".

"Per arrivare, però, a rifiuti zero negli impianti di smaltimento - conclude Lanorte - occorre realizzare gli impianti di riciclo, iniziando dal trattamento della frazione organica attraverso il compostaggio e la digestione anaerobica con produzione di biometano da immettere in rete o usare come carburante. E su questo, in Basilicata, siamo a quota zero".

Contaminazione chimica delle acque e sequestro impianti all'Itrec di Rotondella

16 aprile 2018

Legambiente: "Occorre fare chiarezza e garantire tutela della salute e dell'ambiente"

 La notizia del sequestro predisposto dalla Procura della Repubblica di Potenza sulla base di indagini dei carabinieri del Noe, di tre vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico proveniente dall'impianto Itrec di Rotondella, è allo stesso tempo preoccupante e sorprendente.

"La preoccupazione - dichiara Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - nasce dal fatto che  i reati ipotizzati nell'inchiesta sono gravi: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti". In particolare, secondo quanto riportato dalla stampa, gli inquirenti avrebbero accertato "una grave ed illecita attività di scarico a mare dell’acqua contaminata, che non veniva in alcun modo trattata. In particolare, le acque contaminate, attraverso una condotta, partivano dal sito in questione e, dopo avere percorso alcuni chilometri, si immettevano direttamente nel mare Jonio". 

L'inchiesta della Procura di Potenza riguarda le acque di falda contaminate da sostanze chimiche, in prevalenza tricloroetilene e cromo esavalente, che costituiscono l'eredità avvelenata dell'attività di un impianto posto in area Enea (Magnox) che fino al 1987, anno in cui le attività di Itrec vennero interrotte a seguito del referendum sul nucleare, utilizzava tali sostanze nel riprocessamento delle barre di uranio-torio.

"Qui emerge - continua Lanorte - l'aspetto sorprendente della vicenda, poiché tale contaminazione chimica non radiologica era nota da tempo, almeno dal 2015, sulla base dei risultati ottenuti dai piezometri installati per le attività di monitoraggio da Sogin, la società di Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani. Tuttavia mai si era posto in dubbio che la contaminazione non fosse confinata in un'area specifica e soprattutto che ci fosse scarico a mare di acque contaminate. Inoltre non più di 6 mesi fa, Enea e Sogin avevano fornito rassicurazioni sulla caratterizzazione, sulla messa in sicurezza e sulla bonifica del sito anche attraverso la rimozione delle vasche e delle tubature che contengono i reflui".

Inoltre, Arpab, che in quel periodo sottolineava il pericolo derivante dallo stato di contaminazione della falda, suggeriva la realizzazione di una barriera idraulica a valle del sito e conseguente avvio di un monitoraggio mensile delle acque di falda all'interno ed all'esterno di tale barriera.

"A questo punto - sostiene ancora Lanorte - occorre necessariamente fare chiarezza su questa vicenda che evidentemente presenta troppi punti oscuri". In particolare, andrebbe chiarito senza ambiguità se e come le acque contaminate vengano trattate poiché la stessa Sogin si limita a precisare che le strutture in sua gestione sequestrate (3 vasche di raccolta e condotta di scarico) "sono utilizzate, secondo quanto previsto nel Rapporto Finale di Sicurezza della Licenza di Esercizio, per emungere, convogliare e quindi scaricare l’acqua di falda soggiacente il sito per evitare che la stessa interferisca con le strutture dell’impianto Itrec". Insomma Sogin non parla di attività di trattamento delle acque. Inoltre, chi ha la responsabilità sul serbatoio interrato e relativa condotta in ex area Magnox, considerato che Sogin dichiara che tali impianti non sono in sua gestione? Peraltro anche la Regione Basilicata ha espresso dubbi sulla posizione di Sogin a valle della Conferenza di Servizi del 10 aprile scorso chiedendo parere formale ad Ispra: di quali dubbi si tratta?

"Insomma - conclude Lanorte - è opportuno e giusto confidare nel lavoro della Magistratura per accertare le eventuali  responsabilità, ma soprattutto ora è necessario mettere in atto i provvedimenti necessari a tutelare la salute dei cittadini e l'integrità del territorio".

 

Rapporto Ecomafia 2019, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia

 Nel 2018 impennata dei reati nel ciclo del cemento e nell’agroalimentare. In aumento anche quelli nel settore dei rifiuti e contro gli animali. Il business dell’ecomafia cresce ancora e raggiunge quota 16,6 miliardi di euro. 368 il numero dei clan censiti da Legambiente 100 le inchieste per corruzione rilevate dal 2018 allo scorso maggio in tutta Italia.

Anche in Basilicata sono in aumento le infrazioni accertate soprattutto nel ciclo dei rifiuti e del cemento. 

Buone notizie: si conferma la validità della legge sugli ecoreati. Nel 2018 usata per 1.108 volte e applicata in 88 casi di disastro ambientale. Archeomafie, recuperati oltre 43mila reperti archeologici

Legambiente: “Basta concentrarsi solo sulla presunta emergenza migranti: le vere minacce all’ambiente, alla salute e all’economia sana diventino priorità nell’agenda politica del Paese”

 Nella Penisola continua l’attacco di ecocriminali ed ecomafiosi nei confronti dell’ambiente: ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali sono nel 2018 i settori prediletti dalla mano criminale che continua a fare super affari d’oro. A parlar chiaro sono anche quest’anno i dati di Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia raccolti da Legambiente nel suo report annuale dedicato alle illegalità ambientali. Nel 2018 cala, seppur di poco, il bilancio complessivo dei reati contro l’ambiente che passa dagli oltre 30mila illeciti registrati nel 2017 ai 28.137 reati (più di 3,2 ogni ora) accertati lo scorso anno, soprattutto a causa della netta flessione, fortunatamente, degli incendi boschivi (-67% nel 2018) e in parte alla riduzione dei furti di beni culturali (-6,3%). Diminuiscono inoltre le persone denunciate - 35.104 contro le oltre 39mila del 2017 - così come quelle arrestate, 252 contro i 538 del 2017, e i sequestri effettuati - 10mila contro gli 11.027 del 2017. L’aggressione alle risorse ambientali del Paese si traduce in un giro d’affari che nel 2018 ha fruttato all’ecomafia ben 16,6 miliardi di euro, 2,5 in più rispetto all’anno precedente e che vede tra i protagonisti ben 368 clan, censiti da Legambiente e attivi in tutta Italia.

Sul fronte dei singoli illeciti ambientali, nel 2018 aumentano sia quelli legati al ciclo illegale dei rifiuti che si avvicinano alla soglia degli 8mila (quasi 22 al giorno) sia quelli del cemento selvaggio che nel 2018 registrano un’impennata toccando quota 6.578, con una crescita del +68% (contro i 3.908 reati del 2017). Un incremento che si spiega con una novità importante di questa edizione del rapporto Ecomafia: per la prima volta rientrano nel conteggio anche le infrazioni verbalizzate dal Comando carabinieri per la tutela del lavoro, in materia di sicurezza, abusivismo, caporalato nei cantieri e indebita percezione di erogazioni ai danni dello stato, guadagni ottenuti grazie a false attestazioni o missione di informazioni alla Pubblica amministrazione. Nel 2018 lievitano anche le illegalità nel settore agroalimentare, sono ben 44.795, quasi 123 al giorno,le infrazioni ai danni del Mady in Italy(contro le 37mila del 2017)e il fatturato illegale - solo considerando il valore dei prodotti sequestrati - tocca i 1,4 miliardi (con un aumento del 35,6% rispetto all’anno).

In leggera crescita anche i delitti contro gli animali e la fauna selvatica con 7291 reati – circa 20 al giorno – contro i 7mila del 2017. Come già detto, calano invece, grazie a condizioni meteoclimatiche sfavorevoli agli ecocriminali, gli incendi boschivi: un crollo da 6.550 del 2017 ai 2.034 del 2018. Da sottolineare che anche nel 2018 si conferma l’ottima performance della legge 68/2015 sugli ecoreati, che sin dall’inizio della sua entrata in vigore (giugno 2015) sta stando un contributo fondamentale nella lotta agli ecocriminali, con più di mille contestazioni solo nello scorso anno (come si dirà dopo) e un trend in costante crescita (+ 129%).

 La Legge 68/2015 sugli ecoreati: nella lotta alla criminalità ambientale, la legge sugli ecoreati continua ad avere un ruolo chiave, sia sul fronte repressivo sia su quello della prevenzione. Nel 2018 la legge è stata applicata dalle forze dell’ordine per 1.108 volte, più di tre al giorno, con una crescita pari a +129%.Come gli altri anni, la fattispecie dell’inquinamento ambientale è quella più applicata: 218 contestazioni, con una crescita del 55,7% rispetto all’anno precedente. Aumentano anche i casi di disastro ambientale applicato in 88 casi (più che triplicati rispetto all’anno precedente). Completano il quadro le 86 contestazioni per il delitto di traffico organizzato di rifiuti, i 15 casi di traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, i 6delitti colposi contro l’ambiente, i 6 di impedimento al controllo e i 2 di omessa bonifica.  

 Le proposte: Nella lotta alle ecomafie e agli ecocriminali, per Legambiente è fondamentale mettere in campo una grande operazione di formazione per tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.) sulla legge 68/2018.Tra le altre principali proposte avanzate oggi, l’associazione chiede che venga semplificato l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive avocando la responsabilità delle procedure ai prefetti; che vengano riconosciuti diritti propri anche agli animali inserendo la loro tutela in Costituzione e approvato il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo – all’interno del Titolo VI bis del Codice penale – un nuovo articolo che preveda sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini. Per aumentare il livello qualitativo dei controlli pubblici serve approvare i decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione ambientale. Sul fronte agroalimentare, l’associazione chiede che venga ripresa la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari per introdurre una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato. Inoltre chiede che l’accesso alla giustizia da parte delle associazioni dovrebbe essere gratuito e davvero accessibile. Altrimenti rimane un lusso solo per chi se lo può permettere, e tra costoro non ci sono sicuramente le associazioni e i gruppi di cittadini. Infine Legambiente auspica che il Parlamento istituisca al più presto la Commissione d’inchiesta sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore MiranHrovatin.

 Nella classifica generale delle illegalità ambientali la Basilicata si colloca, esattamente come lo scorso anno, al quindicesimo posto, considerando le infrazioni accertate in valore assoluto. Naturalmente questo dato può anche essere letto in relazione al numero degli abitanti e sotto questo punto di vista assume una valenza certamente più negativa. In termini assoluti il calo delle infrazioni accertate rispetto all'anno precedente (588 nel 2018; 716 nel 2017) si spiega con la notevole diminuzione dei reati connessi agli incendi boschivi (peraltro riscontrato in tutta la penisola) grazie anche alle condizioni meteorologiche meno favorevoli allo sviluppo di incendi nell'anno 2018 rispetto al 2017.

Statisticamente in Basilicata si rileva un peggioramento sia nella classifica del ciclo dei rifiuti che nella classifica del ciclo del cemento.

- 159 erano le infrazioni accertate nel 2017 (nel 2018 sono 200) nel ciclo dei rifiuti, con la sedicesima posizione (nel 2018 è la quindicesima);

- 117 erano le infrazioni accertate nel 2017 (nel 2018 sono 189) nel ciclo del cemento, con la dodicesima posizione (nel 2018 è la undicesima).

Ricopriamo inoltre la settima posizione nel 2018 per gli incendi boschivi con 124 infrazioni accertate. 36 sono le infrazioni accertate a danno degli animali. 

Altro dato importante è quello relativo al numero delle inchieste in cui la corruzione è stata determinante nel commettere reati ambientali: la Basilicata negli ultimi dieci anni si colloca al 14° posto con 9 inchieste e 38 arresti.