Legambiente chiede impianti a supporto della raccolta differenziata in Basilicata

Legambiente: "La Basilicata non può più permettersi di portare i suoi rifiuti altrove. Il governo regionale batta un colpo. È necessario chiudere il cerchio nella gestione dei rifiuti urbani, far partire subito l'impianto di compostaggio di Venosa e accelerare l'iter degli altri 3 impianti previsti".

 L'emergenza coronavirus ha determinato, tra le sue numerose conseguenze, anche il blocco di molti impianti della filiera del riciclo dei rifiuti sul territorio nazionale, mettendo in uno stato di difficoltà alcuni settori, in particolare plastica, legno e acciaio. Il risultato è che i tempi di stoccaggio dei rifiuti differenziati sono raddoppiati e si è verificato un progressivo aumento dei rifiuti conferiti a inceneritori e discariche.

"Non bastasse questo - dichiara Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - la Basilicata è entrata da qualche giorno in difficoltà anche sul fronte del conferimento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani. In sostanza è bastato che la piattaforma di Tito Scalo, che riceve tra gli altri l'umido della città di Potenza (per poi trasferirlo in impianti di riciclo, generalmente al nord Italia), chiudesse l'ingresso, per ragioni di non convenienza economica, ai camion provenienti dal capoluogo, per far entrare il sistema in crisi. Pertanto l'Azienda Comunale per la Tutela Ambientale di Potenza ha dovuto, in emergenza, trovare un nuovo sito provvisorio fuori Regione (al momento Giffoni Valle Piana in provincia di Salerno) per ovviare alle difficoltà di conferimento. Se questa situazione, come anche la stessa ACTA ammette, dovesse perdurare, ci potrebbe essere un aggravio di costi per le casse comunali che alla lunga potrebbe diventare insostenibile".

"Il caso della città di Potenza, quindi - continua Lanorte - mette in evidenza in maniera clamorosa il grande buco nero dell'assenza di impiantistica regionale a supporto della raccolta differenziata spinta che, è opportuno sottolinearlo, anche in Basilicata negli ultimi anni ha raggiunto percentuali lusinghiere (benché ancora insufficienti) di oltre il 50%. In particolare ci riferiamo qui agli impianti per il trattamento della frazione organica (impianti di compostaggio e impianti di digestione anaerobica) che rappresenta il 40% del quantitativo ottenibile con la raccolta differenziata. Siamo quasi alla metà del 2020 ed in Basilicata ancora non siamo riusciti a realizzare il primo impianto di compostaggio della frazione umida riveniente dalla raccolta domiciliare, mantenendo il triste primato che ci vede come unica regione d’Italia a non avere in esercizio alcun impianto di trattamento della frazione organica dei rifiuti".

"Assodato dunque - sostiene ancora Lanorte - che la presenza degli impianti di compostaggio e/o dei digestori anaerobici regionali è assolutamente necessaria perché consentirà a tutti i Comuni che si sono avviati sulla strada del “porta a porta” di gestire in Regione la frazione organica senza essere “costretti” a sopportare i costi del trasporto per raggiungere impianti fuori Regione, con tutte le conseguenze che stiamo verificando in queste ultime settimane, vogliamo porre alcune questioni e prospettare concrete soluzioni in tempi accettabili al governo regionale".

"La Basilicata nel 2015 - dichiara Valeria Tempone, Direttrice di Legambiente Basilicata -  ha definito la sua "Strategia Regionale Rifiuti Zero 2020" come riferimento programmatico per la definizione del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti approvato ad inizio 2017. Il Piano prevede, tra l'altro, specifica impiantistica per la valorizzazione della frazione organica da raccolta differenziata con scenari al 2020. La DGR 406 del 28 giugno 2019 ha completato e ridefinito anche sul piano finanziario tale previsione di dotazione impiantistica. Pertanto la Regione Basilicata con quel provvedimento di oltre 10 mesi fa, ha ammesso a finanziamento 4 impianti per il trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani. Si tratta di due impianti di compostaggio (Venosa e Lauria) e due impianti di digestione anaerobica (Colobraro e Potenza). Tra questi impianti quello in fase più avanzata di realizzazione dovrebbe essere Venosa di cui conosciamo la data di consegna dei lavori (ottobre 2018). Chiediamo però, in assenza di altre informazioni, di conoscere dalla Regione Basilicata quale sia lo stato dell'arte dell'impianto. Si può ipotizzare, come previsto dall'Assessore regionale Rosa nel luglio 2019, che entro luglio di quest'anno ci sia il termine dei lavori a quasi 2 anni dalla consegna degli stessi? Sarebbe auspicabile anche perché il completamento dell'impianto di compostaggio di Venosa risulterebbe strategico per affrontare, almeno parzialmente, in tempi brevi, le possibili emergenze ricordate precedentemente".

"Peraltro - continua Tempone - gli altri 3 impianti previsti richiedono tempi certamente più lunghi. Tuttavia, anche in questo caso, sarebbe opportuno conoscere con ragionevole attendibilità i tempi di realizzazione. In particolare vorremmo sapere qual è lo stato della progettazione dell'impianto di compostaggio di Lauria e se si sia conclusa, come da cronoprogramma, la fase di progettazione esecutiva. Il completamento degli impianti di Venosa e Lauria, così come di quelli di Colobraro e Potenza che dovrebbero produrre anche biometano e sono ancora nella fase di studio di fattibilità, rappresenta un obiettivo necessario nell'ottica dell'economia circolare, perchè produrrà benefici occupazionali ed economici con effetti diretti sulla riduzione dei costi per i cittadini e permetterà di creare nuove filiere produttive determinando benefici ambientali. Per fare tutto questo è, però, anche necessario favorire la partecipazione dei cittadini alle scelte impiantistiche. Pertanto bisognerà prevedere percorsi di accompagnamento per la valutazione degli impianti: ciò anche per chiarire le eventuali problematiche legate a scelte come, per esempio, quella dell'utilizzo di fanghi di depurazione, insieme alla frazione organica dei rifiuti, nel digestore anaerobico del depuratore di Potenza, dove sarà realizzato il nuovo impianto. Perchè gli impianti devono essere pensati bene, progettati bene, realizzati bene, gestiti bene e controllati bene. Ma vanno fatti".

"Infine - conclude Tempone - riteniamo sia utile conoscere lo stato dell'arte e le intenzioni del governo regionale sul compostaggio di piccola scala. Ricordiamo che la pratica del compostaggio domestico e di comunità è centrale nelle strategie del Piano regionale dei rifiuti, che prevede a regime il coinvolgimento del 20% della popolazione regionale residente. Il compostaggio locale, pur non risolvendo i problemi di assenza di impianti di compostaggio in Basilicata, rappresenta comunque un’opportunità importante per i Comuni che intendono favorire la raccolta differenziata delle frazioni umide e facilitare il raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio".

Legambiente presenta l’edizione 2019 di Spiagge e fondali puliti: gli appuntamenti tra il 23 e il 28 maggio

22 maggio 2019

Presentata l’indagine Beach Litter 2019. Anche le spiagge lucane sono invase dall'usa e getta in plastica e non solo. Ecco gli appuntamenti per ripulire dai rifiuti i litorali lucani. 

L’emergenza dell’inquinamento da rifiuti in mare ha assunto proporzioni allarmanti a livello globale. Un problema che riguarda da vicino anche il nostro “piccolo” Mar Mediterraneo ed purtroppo colpisce pure la Basilicata.

Per ogni passo che facciamo sulle nostre spiagge incrociamo più di cinque rifiuti, dieci ogni metro. Per lo più sono plastica, un frammento ad ogni passo, ma ad invadere i nostri litorali c’è ormai di tutto: oggetti di ogni forma, materiale, dimensione, colore. Una mole incredibile che rappresenta soltanto la punta di un iceberg:i rifiuti in spiaggia e sulla superficie del mare rappresentano appena il 15% di quelli che entrano nell’ecosistema marino, mentre la restante parte galleggia o affonda. Rifiuti spiaggiati gettati consapevolmente arrivati da chissà dove attraverso i fiumi o che provengono direttamente dagli scarichi non depurati, dall’abitudine di utilizzare i wc come una pattumiera e, soprattutto, dalla loro cattiva gestione.

A fotografare il fenomeno è l’indagine Beach Litter 2019 di Legambiente che presenta anche quest’anno una situazione critica per molti arenili italiani: su 93 spiagge monitorate, per un totale di circa 400mila metri quadri, pari a quasi 60 campi di calcio, sono stati trovati una media di 968 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia (sono 90.049 i rifiuti censiti in totale).

In Basilicata l’indagine Beach Litter è stata effettuata su 2 spiagge:spiaggia della riserva regionale orientata Bosco Pantano di Policoro (MT) e spiaggia La Gnola – Maratea (PZ).

A Policoro è stata campionata un'area di 10mila metri quadri e rinvenuti 879 rifiuti totali di cui il 65% plastica

A Maratea invece è stata campionata un'area di 3mila metri quadri dove sono stati rinvenuti ben 2158 rifiuti totali di cui il 78% plastica. 

Pertanto la plastica è il materiale più trovato, pari al 74% del totale dei rifiuti rinvenuti (minore rispetto alla media nazionale dell’81%), seguita da carta/cartone (7%), legno trattato (5%) e metallo (5%).

La cattiva gestione dei rifiuti urbani è la causa principale della presenza dei rifiuti (83%, leggermente inferiore alla media nazionale pari all'85%), insieme a pesca e acquacoltura che sono i settori responsabili del 12% degli oggetti monitorati (la media nazionale si attesta al 7%): reti, lenze, scatoline delle esche (quindi non solo pesca professionale ma anche amatoriale). La carenza dei sistemi depurativi è responsabile del 5% dei rifiuti spiaggiati nei due casi analizzati in Basilicata (la media nazionale si attesta sul 8%).

In particolare i rifiuti derivanti dalla cattiva gestione urbana, per le spiagge in esame, sono rappresentati da rifiuti che non sono riconducibili ad attività specifiche (43%), da imballaggi alimentari e non (27%), e da rifiuti derivanti da abitudini dei fumatori, principalmente mozziconi di sigaretta, ma anche accendini, pacchetti di sigarette e loro imballaggi (27%). Sono considerati anche le buste di plastica (1%) e l’abbandono di inerti (2%).

La maggior parte dei rifiuti registrati sono rappresentati da mozziconi, oggetti in plastica, posate, piatti, bicchieri e tappi di plastica, cannucce, cotton fioc, polistirolo.

L’indagine di Legambiente (realizzata per il sesto anno consecutivo nei mesi di aprile e maggio), è una delle più importanti azioni a livello internazionale di citizen science sul tema dei rifiuti spiaggiati, il risultato cioè di un monitoraggio eseguito direttamente dai volontari dei circoli dell’associazione (in Basilicata nel 2019 i circoli di Policoro e Maratea), che setacciano le spiagge italiane contando i rifiuti presenti secondo un protocollo scientifico riconosciuto dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, a cui ogni anno vengono inviati i dati dell’indagine.

Ma la nostra azione di cittadinanza attiva non si ferma qui. Anche quest'anno, infatti, si rinnova l'appuntamento con Spiagge e Fondali Puliti, la campagna di Legambiente di fine maggio per la pulizia dei litorali.

Gli appuntamenti dell'edizione 2019 in Basilicata sono i seguenti:

23 maggio al lido Policoro, 25 maggio al porto di Maratea, 28 maggio a san Basilio di Pisticci.

L'obiettivo è ripulire le spiagge dai rifiuti e allo stesso tempo richiedere una loro corretta gestione.  Per dare concretezza alla strategia Rifiuti zero proclamata dalla Regione Basilicata e contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici rispetto alla quale anche la gestione dei rifiuti riveste un ruolo importante.  Per questo anche le iniziative di  Spiagge e Fondali Puliti rientrano tra gli appuntamenti della settimana del clima di Legambiente Basilicata che avrà come evento centrale il Secondo Sciopero Mondiale per il Clima del 24 maggio.

 

 

                                                                                

L’Ue condanna l’Italia per 44 discariche, 23 sono in Basilicata

21 marzo 2019

Legambiente: “Una condanna inevitabile frutto dei ritardi accumulati nell'adempimento degli obblighi di adeguamento richiesti dall'Europa"

“La condanna arrivata oggi da parte della Corte di Giustizia Ue nei confronti dell’Italia per non aver adeguato 44 discariche sparse per la Penisola, di cui 23 in Basilicata, non ci stupisce. Di fatto - dichiara il Presidente di Legambiente Basilicata Antonio Lanorte - per la maggior parte delle discariche lucane in infrazione, solamente nel marzo del 2018 è stato completato l'iter finanziario per le bonifiche, ben oltre, quindi, la data ultima stabilita dalla Commissione Europea per evitare la condanna, fissata al 19 ottobre 2015".

"Infatti - continua Lanorte - puntualmente è arrivata la sentenza della Corte di Giustizia, epilogo inevitabile per i troppi ritardi accumulati negli anni, visto che la Commissione Europea aveva inviato una lettera di diffida all’Italia già nel 2012, contestandole la presenza nel suo territorio di 102 discariche operanti in violazione della direttiva 1999/31 relativa alle discariche di rifiuti e fissando i tempi per l'adeguamento, appunto, al 19 ottobre 2015".

"A questo punto - sostiene ancora Lanorte - occorre al più presto procedere al completamento delle bonifiche per le 20 discariche che ancora non risultano in regola, visto che per le altre 3 i lavori per renderle conformi alla direttiva sono stati completati anche se dopo la data stabilita. E' necessario non perdere altro tempo perché il rischio è di incorrere in nuove salate multe come già avvenuto per altre discariche abusive, i depuratori mancanti e l'emergenza rifiuti campana "

"La Basilicata deve recuperare i ritardi e archiviare, al più presto e in maniera definitiva, la stagione degli impianti di smaltimento. La soluzione sta nello sviluppo dell’economia circolare, un’economia che fa bene all'ambiente, alla salute e al bilancio dello Stato. A chiedercelo è in primis l’Europa con il pacchetto di direttive da recepire entro luglio 2020. E questo dovremo fare, grazie alla tanto vituperata Europa che ancora una volta, oltre a costringerci a risolvere croniche questioni ambientali come quella delle discariche, ci indica anche ottime via d’uscita dai problemi creando nuova economia".

"Per arrivare, però, a rifiuti zero negli impianti di smaltimento - conclude Lanorte - occorre realizzare gli impianti di riciclo, iniziando dal trattamento della frazione organica attraverso il compostaggio e la digestione anaerobica con produzione di biometano da immettere in rete o usare come carburante. E su questo, in Basilicata, siamo a quota zero".

Contaminazione chimica delle acque e sequestro impianti all'Itrec di Rotondella

16 aprile 2018

Legambiente: "Occorre fare chiarezza e garantire tutela della salute e dell'ambiente"

 La notizia del sequestro predisposto dalla Procura della Repubblica di Potenza sulla base di indagini dei carabinieri del Noe, di tre vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico proveniente dall'impianto Itrec di Rotondella, è allo stesso tempo preoccupante e sorprendente.

"La preoccupazione - dichiara Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - nasce dal fatto che  i reati ipotizzati nell'inchiesta sono gravi: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti". In particolare, secondo quanto riportato dalla stampa, gli inquirenti avrebbero accertato "una grave ed illecita attività di scarico a mare dell’acqua contaminata, che non veniva in alcun modo trattata. In particolare, le acque contaminate, attraverso una condotta, partivano dal sito in questione e, dopo avere percorso alcuni chilometri, si immettevano direttamente nel mare Jonio". 

L'inchiesta della Procura di Potenza riguarda le acque di falda contaminate da sostanze chimiche, in prevalenza tricloroetilene e cromo esavalente, che costituiscono l'eredità avvelenata dell'attività di un impianto posto in area Enea (Magnox) che fino al 1987, anno in cui le attività di Itrec vennero interrotte a seguito del referendum sul nucleare, utilizzava tali sostanze nel riprocessamento delle barre di uranio-torio.

"Qui emerge - continua Lanorte - l'aspetto sorprendente della vicenda, poiché tale contaminazione chimica non radiologica era nota da tempo, almeno dal 2015, sulla base dei risultati ottenuti dai piezometri installati per le attività di monitoraggio da Sogin, la società di Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani. Tuttavia mai si era posto in dubbio che la contaminazione non fosse confinata in un'area specifica e soprattutto che ci fosse scarico a mare di acque contaminate. Inoltre non più di 6 mesi fa, Enea e Sogin avevano fornito rassicurazioni sulla caratterizzazione, sulla messa in sicurezza e sulla bonifica del sito anche attraverso la rimozione delle vasche e delle tubature che contengono i reflui".

Inoltre, Arpab, che in quel periodo sottolineava il pericolo derivante dallo stato di contaminazione della falda, suggeriva la realizzazione di una barriera idraulica a valle del sito e conseguente avvio di un monitoraggio mensile delle acque di falda all'interno ed all'esterno di tale barriera.

"A questo punto - sostiene ancora Lanorte - occorre necessariamente fare chiarezza su questa vicenda che evidentemente presenta troppi punti oscuri". In particolare, andrebbe chiarito senza ambiguità se e come le acque contaminate vengano trattate poiché la stessa Sogin si limita a precisare che le strutture in sua gestione sequestrate (3 vasche di raccolta e condotta di scarico) "sono utilizzate, secondo quanto previsto nel Rapporto Finale di Sicurezza della Licenza di Esercizio, per emungere, convogliare e quindi scaricare l’acqua di falda soggiacente il sito per evitare che la stessa interferisca con le strutture dell’impianto Itrec". Insomma Sogin non parla di attività di trattamento delle acque. Inoltre, chi ha la responsabilità sul serbatoio interrato e relativa condotta in ex area Magnox, considerato che Sogin dichiara che tali impianti non sono in sua gestione? Peraltro anche la Regione Basilicata ha espresso dubbi sulla posizione di Sogin a valle della Conferenza di Servizi del 10 aprile scorso chiedendo parere formale ad Ispra: di quali dubbi si tratta?

"Insomma - conclude Lanorte - è opportuno e giusto confidare nel lavoro della Magistratura per accertare le eventuali  responsabilità, ma soprattutto ora è necessario mettere in atto i provvedimenti necessari a tutelare la salute dei cittadini e l'integrità del territorio".