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Sasso di Castalda - tra natura e storia
Situato a 900 metri s.l.m , con una popolazione di circa 900 persone, il comune di Sasso di Castalda ha un superficie di 4521 ettari, collocandosi nei bacini montani dei torrenti Varesano, Petrilia, Fiumicello e S.Michele, influenti del torrente Pergola, affluente del fiume Tanagro che si versa nel Sele, e del torrente Fossa Cupa e Fosso Tirata, influenti del Basento.
Il paese Il carattere prevalente del territorio è silvo-pastorale ed agrario. Giace completamente sulle pendici della montagna che mostra una struttura sedimentaria, per lo più a base di argilla e calcare, di notevole interesse geologico.
L ‘altitudine varia dai 700 m. a 1650 m.
Si hanno notizie del paese dall’epoca romana ed è menzionato, fin dall’epoca bizantina, con il nome di Petra Augustandi. Unica stazione intermedia tra Potenza e Grumento era Acidios, dalle cui ceneri sarebbero sorte sia Saxum, sia Petra Castalda (detta anche Saxo Forte), che nel Medioevo andrà spopolandosi sino a confluire nell’attuale Sasso di Castalda.
Il toponimo Saxum deriverebbe dal latino e indica la posizione geografica del paese costruito, appunto, su un grosso masso roccioso.
In seguito al dominio angioino e dei signori Capua, Pietrafesa e Carracciolo, il feudo passò ad Achille Minutolo e ai conti Caetani d’Aragona.
Una piacevole passeggiata lungo le viuzze di Sasso, piccoli gioielli che si snodano attraverso casette in pietra adorne di fiori, può iniziare dalla villa comunale. Seguendo la via principale si giunge nella Piazza del Popolo, in cui sorge la graziosa chiesa Madre dedicata all’Immacolata Concezione (1729).
Denominata in principio SS. Annunziata, completamente isolata nel centro dell’abitato, e chiesa parrocchiale per sollecitazione di don Giuseppe De Luca (rinomata personalità religioso-culturale, che operò qui e di cui si può vedere la casa natale in via della Pietà), fu ribattezzata in Immacolata Concezione per la grande devozione del paese alla Madonna dell’Immacolata.chiesa
La chiesa risulta ristrutturata. Si presenta a croce latina con tre navate, divisa da due ordini di pilastri a base quadrata; interessante, sulla parete centrale della navata sinistra, è la pala d’altare: in una ricca cornice con pannelli lignei, raffiguranti alcuni Misteri del Rosario, purtroppo l’opera risulta pesantemente danneggiata dal tempo.
edificioSpiccano anche un Crocifisso del ‘600-‘700, nella navata sinistra, e un busto di San Emidio nella navata destra; sempre in legno sono le due ante, facenti parte del confessionale, dipinte con quattro Sante Martiri poste sui pilastri del presbiterio, opera di un pittore allievo del napoletano Guarino. Sulla parete frontale, sempre del presbiterio, si nota il dipinto su tela del De Gregorio (detto il Pietrafesa) “Madonna delle Grazie, S.Giovanni Battista, S.Giuseppe e anime purganti”.
All’esterno, al disopra dell’entrata principale, che si trova nella parte più interna della piazza, si legge l’anno di costruzione del portale barocco (1742), in pietra martellata, e il nome del conte Caetani da cui fu commissionato.
Sull’ingresso laterale, quello che si apre sulla piazza, una decorazione in maiolica, risalente al 2000 A.D., anno dei restauri, mostra una dedica alla Vergine.
Proseguendo lungo il percorso del centro storico, attraversando Via Casale, si raggiunge la caratteristica terrazza Belvedere, splendido “balcone” che affaccia sulla così detta “Costa”.

Guardando di fronte, in direzione sinistra, si vede una piccola cappella in pietra, la Madonna delle Grazie, possibile meta di un escursione. Infatti, imboccando la stradina a sinistra, e percorrendola fino al suo termine, oltre a godere del silenzio e della pace del borgo (ben ristrutturato e fedele all’idea originale), inizia la mulattiera, tagliata sulla viva roccia che segue a mezza costa il monte Madonna delle Grazie, spoglio di vegetazione. Per le sue dimensioni la cappella pare un’edicola; eretta nel XVII secolo a seguito di una frana verificatasi nella contrada, vi si venera un’immagine, dipinta su legno, della Vergine raffigurata mentre è seduta quasi di sbiego su una nuvola mentre offre il seno a Gesù Bambino,opera del ‘600 molto rovinata dai cattivi restauri e dal tempo. Nella sottostante pianura scorre il torrente Arenazza attraverso un cammino accidentato.
Secondo una tradizione locale il paese sorgeva in contrada Piano la Pietra, proprio laddove oggi si trova il C.E.A (Centro di educazione ambientale) di Legambiente, in una zona pianeggiante, ma ugualmente dominata da un costone roccioso, delimitata da un versante dal bosco Tigliano, a valle del fiume omonimo.chiesa
Seguendo un’altra teoria, il nucleo antico, presumibilmente, si sviluppava tra via Casale, il castello e la chiesa di S. Antonio Abate, patrono del bestiame, il cui culto era diffuso tra le popolazioni rurali già nel XI secolo. Quest’ultima, oggi completamente ricostruita, risale al periodo feudale e sorge nella parte alta del paese, sulla dorsale rocciosa che si diparte dal selvaggio e rupestre ciglione, che domina e protegge l'intero abitato, e l’agro circostante. Le robuste mura poggiano su un piano rialzato, perché costruite sulla viva roccia, su un dislivello; la zona è delimitata, su due lati, dalla stretta e ripida stradina Casale, il cui nome ci riporta al primo periodo feudale; chiusa da modeste e antiche case abbarbicate sul dorsale roccioso e tenute unite, in alcuni punti, da archi e portici, essa è ricca di piccoli vicoli ciechi (o “strettole”), e viottoli scoscesi.
Tutte queste case si affacciano, ad un piano, nella via pubblica e, a tre piani, nel retro prospiciente al profondo vallone, tali da formare un muro difensivo sulla cresta montana, stringendosi tutt’intorno alla cappella di S. Nicola e costituendo, con l’annesso castello feudale, un tutto organico. Oggi dell’antico castello dei conti Caetani non rimangono che pochi resti su una rupe, posta fuori dall’abitato.
Continuando sempre lungo via Casale si raggiunge la cappella di S. Rocco, patrono di Sasso. Risalente al XVII secolo, la chiesa si presenta ad una navata, divisa dall’abside da un arco a tutto sesto. Al suo interno, appena sopra la porta di ingresso, di notevole interesse è il palco ligneo, con funzione di cantoria, è dipinto con elementi floreali e un putto centrale che invita i fedeli a mantenere il silenzio. la piazzaLa zona dell’altare è abbellita da marmi policromi dal disegno sobrio e, in alto, da un dipinto di un pittore napoletano del XVIII secolo, pare di tale Tomajoli, ”Madonna con Bambino incoronata da angeli con santi”, di impianto solimenesco.
La chiesa fu ristrutturata negli anni venti del ‘900 e a fine secolo.
Da citare è anche la chiesa della SS. Annunziata, unica delle numerose antiche cappelle ancora in piedi e aperta al culto. Sorge al di sotto dell’abitato, isolata sul piano erboso. Di semplice conformazione architettonica, come è tipico delle cappelle rurali.
Infine S. Michele sorge nella contrada omonima a 1000 metri, prossima a una selva di faggi ed ad una ricca sorgente di acqua pura, freschissima e diuretica.
Di notevole interesse sono, inoltre, i portali di case e palazzi: si pensa ad esempio a Palazzo Rotundo, di fronte alla chiesa Madre, o a quello dei conti Caetani, in via Roma.strada
Nei dintorni di Sasso, a circa 5 km dal CEA di Legambiente, seguendo direzione S. Michele-Pierfaone, si arriva in località Costara dove si trova un bosco di faggi a 1150 metri. Vi si trova un’attrezzata area pic-nic, con tavoli per il ristoro, servizi igienici, un’area giochi per bambini di 6 anni ed una per quelli di 14, un campo di bocce e una fontana in pietra . Da questo punto partono diversi percorsi possibili: uno educativo-didattico ed uno fitness, con postazioni e segnali descrittivi. Lungo il sentiero ci sono aree di sosta dotate di panchine. Il punto più alto raggiunge i 1188 metri. Oltre la metà del tragitto si incontra il faggio di S. Michele il cui tronco è così grande da poterlo cingere solo in cinque persone. Da non perdere il ponticello sul Melandro, con la via dell’acqua, il punto panoramico e la citata cappella di S. Michele.

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