Il carattere prevalente del territorio è silvo-pastorale ed agrario.
Giace completamente sulle pendici della montagna che mostra una struttura
sedimentaria, per lo più a base di argilla e calcare, di notevole
interesse geologico.
Spiccano
anche un Crocifisso del ‘600-‘700, nella navata sinistra,
e un busto di San Emidio nella navata destra; sempre in legno sono le
due ante, facenti parte del confessionale, dipinte con quattro Sante Martiri
poste sui pilastri del presbiterio, opera di un pittore allievo del napoletano
Guarino. Sulla parete frontale, sempre del presbiterio, si nota il dipinto
su tela del De Gregorio (detto il Pietrafesa) “Madonna delle Grazie,
S.Giovanni Battista, S.Giuseppe e anime purganti”. Guardando di fronte, in direzione sinistra, si vede una piccola
cappella in pietra, la Madonna delle Grazie, possibile meta di un
escursione. Infatti, imboccando la stradina a sinistra, e percorrendola
fino al suo termine, oltre a godere del silenzio e della pace del
borgo (ben ristrutturato e fedele all’idea originale), inizia
la mulattiera, tagliata sulla viva roccia che segue a mezza costa
il monte Madonna delle Grazie, spoglio di vegetazione. Per le sue
dimensioni la cappella pare un’edicola; eretta nel XVII secolo
a seguito di una frana verificatasi nella contrada, vi si venera un’immagine,
dipinta su legno, della Vergine raffigurata mentre è seduta
quasi di sbiego su una nuvola mentre offre il seno a Gesù Bambino,opera
del ‘600 molto rovinata dai cattivi restauri e dal tempo. Nella
sottostante pianura scorre il torrente Arenazza attraverso un cammino
accidentato.
Secondo una tradizione locale il paese sorgeva in contrada Piano la
Pietra, proprio laddove oggi si trova il C.E.A (Centro di educazione
ambientale) di Legambiente, in una zona pianeggiante, ma ugualmente
dominata da un costone roccioso, delimitata da un versante dal bosco
Tigliano, a valle del fiume omonimo.
Seguendo un’altra teoria, il nucleo antico, presumibilmente,
si sviluppava tra via Casale, il castello e la chiesa di S. Antonio
Abate, patrono del bestiame, il cui culto era diffuso tra le popolazioni
rurali già nel XI secolo. Quest’ultima, oggi completamente
ricostruita, risale al periodo feudale e sorge nella parte alta del
paese, sulla dorsale rocciosa che si diparte dal selvaggio e rupestre
ciglione, che domina e protegge l'intero abitato, e l’agro circostante.
Le robuste mura poggiano su un piano rialzato, perché costruite
sulla viva roccia, su un dislivello; la zona è delimitata,
su due lati, dalla stretta e ripida stradina Casale, il cui nome ci
riporta al primo periodo feudale; chiusa da modeste e antiche case
abbarbicate sul dorsale roccioso e tenute unite, in alcuni punti,
da archi e portici, essa è ricca di piccoli vicoli ciechi (o
“strettole”), e viottoli scoscesi.
Tutte queste case si affacciano, ad un piano, nella via pubblica e,
a tre piani, nel retro prospiciente al profondo vallone, tali da formare
un muro difensivo sulla cresta montana, stringendosi tutt’intorno
alla cappella di S. Nicola e costituendo, con l’annesso castello
feudale, un tutto organico. Oggi dell’antico castello dei conti
Caetani non rimangono che pochi resti su una rupe, posta fuori dall’abitato.
Continuando sempre lungo via Casale si raggiunge la cappella di S. Rocco,
patrono di Sasso. Risalente al XVII secolo, la chiesa si presenta ad
una navata, divisa dall’abside da un arco a tutto sesto. Al suo
interno, appena sopra la porta di ingresso, di notevole interesse è
il palco ligneo, con funzione di cantoria, è dipinto con elementi
floreali e un putto centrale che invita i fedeli a mantenere il silenzio.
La
zona dell’altare è abbellita da marmi policromi dal disegno
sobrio e, in alto, da un dipinto di un pittore napoletano del XVIII
secolo, pare di tale Tomajoli, ”Madonna con Bambino incoronata
da angeli con santi”, di impianto solimenesco.
La chiesa fu ristrutturata negli anni venti del ‘900 e a fine
secolo.
Da citare è anche la chiesa della SS. Annunziata, unica delle
numerose antiche cappelle ancora in piedi e aperta al culto. Sorge
al di sotto dell’abitato, isolata sul piano erboso. Di semplice
conformazione architettonica, come è tipico delle cappelle
rurali.
Infine S. Michele sorge nella contrada omonima a 1000 metri, prossima
a una selva di faggi ed ad una ricca sorgente di acqua pura, freschissima
e diuretica.
Di notevole interesse sono, inoltre, i portali di case e palazzi: si
pensa ad esempio a Palazzo Rotundo, di fronte alla chiesa Madre, o a
quello dei conti Caetani, in via Roma.
Nei dintorni di Sasso, a circa 5 km dal CEA di Legambiente, seguendo
direzione S. Michele-Pierfaone, si arriva in località Costara
dove si trova un bosco di faggi a 1150 metri. Vi si trova un’attrezzata
area pic-nic, con tavoli per il ristoro, servizi igienici, un’area
giochi per bambini di 6 anni ed una per quelli di 14, un campo di
bocce e una fontana in pietra . Da questo punto partono diversi percorsi
possibili: uno educativo-didattico ed uno fitness, con postazioni
e segnali descrittivi. Lungo il sentiero ci sono aree di sosta dotate
di panchine. Il punto più alto raggiunge i 1188 metri. Oltre
la metà del tragitto si incontra il faggio di S. Michele il
cui tronco è così grande da poterlo cingere solo in
cinque persone. Da non perdere il ponticello sul Melandro, con la
via dell’acqua, il punto panoramico e la citata cappella di
S. Michele.