Giustizia è fatta: Il generale Di Palma è il Commissario del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano

17 dicembre 2018

Legambiente: "Giustizia è fatta, ma è solo l'inizio"

Il ministero dell'Ambiente ha azzerato i vertici del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano e ha finalmente nominato il Commissario come Legambiente chiedeva ormai da diversi mesi.

Il neo Commissario, il generale Alfonso Di Palma, persona di grande equilibrio e profonda umanità, in qualità di comandante della Legione Carabinieri «Basilicata» da gennaio 2016 fino a giugno scorso, non ha mai mancato di dimostrare in modo tangibile la sua viva sensibilità sulle questioni ambientali della nostra Regione, come la stessa Legambiente ha potuto in più occasioni constatare. Pertanto non nutriamo dubbi che nel suo nuovo incarico di Commissario Straordinario del Parco dell'Appennino Lucano saprà profondere, insieme ai suoi collaboratori, tutto l'impegno e la competenza necessari per rimettere sui giusti binari, nel più breve tempo possibile, un Ente che ha una funzione strategica nelle politiche di conservazione e sviluppo locale sostenibile anche per la compresenza, nello stesso territorio, delle attività petrolifere.

Legambiente, come è noto, ha chiesto con forza per quasi un anno questo epilogo, esponendosi apertamente contro il sistema di potere che si era impadronito dell'Ente Parco imponendo ad esso una gestione largamente improntata all'illegittimità e incurante degli interessi del territorio. Per contro abbiamo dovuto subire attacchi a mezzo stampa, tentativi volgari di screditamento, accuse di perseguire interessi personali che abbiamo sempre rispedito al mittente perché rivendichiamo la nostra identità di ambientalisti liberi da ogni condizionamento ed interesse di parte che non sia quello della salvaguardia e dello sviluppo sostenibile del territorio.  

Adesso non ci interessa dire che avevamo ragione, non ha importanza sostenere che abbiamo vinto, perché la nostra vittoria non può limitarsi all'allontanamento di chi ha fatto scempio della legalità e della cura del territorio, condizione certo necessaria ma non sufficiente per rendere il Parco il motore di un territorio in grado di assumere la tutela e la valorizzazione delle sue risorse naturali come paradigmi strategici di riferimento. Il commissariamento è il primo passo, ma l'obiettivo finale per noi è chiaro ed è l'ora di perseguirlo.

L'Ente Parco Nazionale dell'Appennino Lucano verso il commissariamento

7 dicembre 2018

Legambiente: " Sarebbe una decisione giusta e l'unica utile. Il Parco ha bisogno di una nuova partenza"

Con soddisfazione apprendiamo da organi di stampa che il Ministro dell'Ambiente avrebbe finalmente proceduto all'azzeramento dell'attuale governance del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano. Sarebbe il passo necessario per aprire la strada all'unica prospettiva utile in questo momento oltre che opportuna, per questo sventurato Ente, quella del commissariamento.

Non esiste infatti a nostro parere altra soluzione che affidarsi ad un commissario per sancire una discontinuità necessaria rispetto a 10 anni di gestione sconsiderata dell'Ente Parco. Un decennio in cui è davvero difficile trovare qualcosa da salvare tra le politiche, le azioni e gli strumenti messi in campo dal Parco, perché anche i progetti teoricamente più coerenti con le finalità di un Ente Parco approvati in questi anni, non sono mai stati inquadrati nell'ottica di una reale strategia complessiva di conservazione della biodiversità e di promozione della sostenibilità, quanto piuttosto sono stati utilizzati come azioni di "distrazione di massa".

Pertanto le azioni conseguenti sono risultate fini a se stesse, non implementando concretamente un qualsivoglia sistema di supporto alle decisioni.

Inoltre le risorse economiche impegnate in azioni concrete di conservazione o di educazione ambientale hanno  rappresentato una quota assolutamente residuale rispetto a quanto speso per progetti scellerati o anche solo per l'ordinaria, e per nulla oculata, gestione amministrativa.

Facciamo appello, in primis ai componenti del vecchio Consiglio Direttivo, ma anche a tutti i sindaci del Parco, a prendere pubblicamente le distanze da coloro che hanno, fino ad oggi, gestito l'Ente, per non essere additati come complici di un fallimento.

Infine attendiamo con fiducia che il Ministro Costa nomini nella funzione di Commissario una personalità di assoluta competenza, esperienza ed affidabilità ma anche dotata di autorevolezza e indipendenza. Qualcuno in grado di traghettare il Parco dell'Appennino Lucano fuori dal guado in cui è caduto.

 

"Il ministro Costa proceda al commissariamento dell’ente Parco nazionale dell’appennino lucano", soluzione estrema per salvare l’area protetta dall'oblio

23 novembre 2018

Legambiente chiede di allontanare subito il direttore facente funzioni e chiede alla Regione Basilicata di non essere più complice di un fallimento.

A seguito delle ultime prese di posizione, oggi più che mai siamo convinti che il ministro dell'Ambiente Costa debba azzerare i vertici del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano e commissariare l'Ente. Le criticità gestionali evidenziate prima dalla Corte dei Conti e certificate poi dal Ministero dell'Ambiente nei confronti del Consiglio Direttivo, del Direttore facente funzioni, di alcuni funzionari e del Collegio dei Revisori dei conti dell'Ente Parco non danno adito a dubbi.

Ma soprattutto, ciò che ci interessa maggiormente è che i rilievi del Ministero confermano le valutazioni politiche che Legambiente ha da tempo espresso in diverse sedi e forme sulla gestione decennale del Parco.  Non ci interessa aver ragione nei giudizi di merito sul Parco, pretendiamo che chi ha sbagliato vada a casa, che si proceda senza ulteriori indugi al Commissariamento e si volti pagina come abbiamo chiesto da gennaio scorso. Se al Ministero non sono bastati 10 mesi per risolvere questa chiara anomalia gestionale e amministrativa ed alla Regione Basilicata per aprire gli occhi su quanto sta avvenendo in casa sua, vuol dire che le responsabilità vanno ben oltre chi fino a oggi ha gestito l’Ente parco.

Qualche rappresentante di quell'Ente ha raccontato di una Legambiente ossessionata dalla guerra al Parco, un'associazione che avrebbe "come unico scopo in Basilicata la lotta a questo Ente e ai suoi rappresentanti". Bene, da qualche tempo abbiamo scoperto che non siamo i soli.

Certo, perchè adesso non siamo i soli a sostenere che gli organi del Pnal fossero incapaci di "conformarsi alle regole di sana gestione delle risorse pubbliche" e che quindi la corsa a pagare i danni a seguito di notifica a dedurre non dimostra altro che la fondatezza degli addebiti.

Ora non è solo Legambiente a dire che l'attività amministrativa dell'Ente Parco non sia stata "improntata all'efficienza e all'efficacia nel perseguimento delle attività dell'Ente".

E ancora forse qualcuno si vedrà bene dal giudicare falsità ciò che scrivevamo nel nostro dossier sul Parco qualche mese fa, perché guarda caso il Ministero ha confermato tutte le nostre ricostruzioni.

Le elenchiamo così come le enuncia il Ministero:

  1. Quadro di illegittimità che permea l'intera organizzazione dell'Ente.
  2. Elusione sistematica della vigilanza di atti fondamentali e ricorso a modalità improprie quali comandi presso altri enti, esternalizzazione dei servizi, adozione di contratti senza termine.
  3. Non possesso di autonoma capacità di operare in maniera legittima, conformandosi alla norma solo in seguito a intervento tutorio esterno o a diffida.
  4. Oggettiva incapacità di assicurare spontaneamente una sana e regolare condotta amministrativa.
  5. Consiglio Direttivo incapace di esercitare le attribuzioni assegnate e che non ha mai espresso valutazioni negative sull'operato del Direttore pur a fronte delle illegittimità riscontrate.

Queste valutazioni adesso, a maggior ragione, le confermiamo, sicuri, questa volta, di non essere presi per visionari o, peggio, portatori di chissà quali interessi che non siano quelli della tutela dell'ambiente e del bene pubblico.

In più denunciamo ancora una volta l'assenza e l'insipienza dell'ente Parco in relazione alla mancanza di opzioni strategiche e ricadute reali sul territorio, alla contiguità con Eni, alle scelte scellerate perpetrate ai danni della comunità attraverso diversi progetti (la sentieristica a Murgia S. Oronzo e il progetto Security su tutti), alla parentopoli di cui quell'Ente è diventato un triste esempio.

A fronte di un quadro così chiaro, stupisce la posizione assunta dalla Regione Basilicata o perlomeno dalla Governatrice facente funzioni Flavia Franconi che si è spesa nei giorni scorsi in una difesa d'ufficio dell'Ente Parco a nostro parere fuori luogo soprattutto perchè tutta basata su aspetti tecnici inesistenti. Ci saremmo aspettati invece una diversa e più profonda capacità di lettura politica della questione indipendentemente dai tecnicismi interpretativi.

Lo stesso si può dire della posizione assunta dalla Comunità del Parco che si è schierata praticamente all'unanimità a favore dell’operato del Consiglio direttivo e con questo atto ha quindi rinunciato, per il momento, a tracciare un elemento di discontinuità che in questo momento sarebbe stato alquanto significativo.

Tuttavia secondo noi la strada è segnata. Il Commissariamento dell'Ente Parco resta l'unica soluzione auspicabile e ancora prima è fondamentale l’allontanamento del Direttore facente funzioni, per far ripartire un territorio che oggi più che mai ha bisogno di un Parco che operi nell'esclusivo interesse delle comunità che lo vivono e per la tutela del bene pubblico.

 

Legambiente scrive al Ministero dell'Ambiente sull'Ente Parco Nazionale dell’Appennino lucano

21 settembre 2018 

Legambiente: "Ci sono irregolarità formali e sostanziali nella gestione amministrativa dell'Ente Parco Nazionale dell’Appennino lucano Val d’Agri Lagonegrese". Dopo 10 anni di malagestione, il commissariamento dell'Ente è l'unica soluzione auspicabile

 "Attraverso una nota inviata nei giorni scorsi al Ministero dell'Ambiente  e della Tutela del Territorio e del Mare, Legambiente ha voluto porre all'attenzione degli Uffici ministeriali competenti,  alcune delle irregolarità formali e sostanziali che, secondo la nostra valutazione, hanno caratterizzato la gestione amministrativa dell’Ente Parco Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese in particolare negli ultimi mesi". E' quanto sostiene Antonio Nicoletti, responsabile Aree Protette di Legambiente.

"Tali elementi fattuali - continua Nicoletti - confermano, a nostro parere, dopo 10 anni di malagestione, l'inesistenza di condizioni minime per un’autorigenerazione virtuosa dell’Ente e quindi la necessità di un azzeramento dei vertici del Pnal. Pertanto abbiamo ufficialmente chiesto al Ministro dell’Ambiente Costa, il commissariamento dell'Ente Parco, fondandolo, oltre che su un lungo  elenco di comportamenti stigmatizzabili nell’ambito della gestione dell’Ente, raccolti peraltro nel Dossier di Legambiente del maggio scorso, su due questioni specifiche relative ad altrettante criticità gestionali ed amministrative".

Tali aspetti, peraltro connessi tra loro, concernono, il primo, l'iter relativo alla decadenza e reintegro del consigliere del Parco Susanna D'Antoni e il secondo la procedura di Bando per il conferimento dell'incarico di Direttore dell’Ente. Nella ricostruzione fatta da Legambiente, viene evidenziato che con delibera del 19 gennaio 2018 il Vicepresidente del Pnal (in assenza del Presidente scaduto nel luglio 2017) dichiarava decaduta Susanna D'Antoni, membro del Consiglio Direttivo del Parco designato dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). Tuttavia, come sottolineato dal Ministero dell’Ambiente con nota del 1 febbraio 2018, la decadenza di un componente del Consiglio Direttivo deve essere disposta con decreto ministeriale di nomina dell’organo. Pertanto, in data 1 febbraio 2018 la Divisione II del Ministero dell’Ambiente, nell’ambito delle prerogative di attività di vigilanza, ha annullato la deliberazione di decadenza. Con la delibera 044 del 27 luglio 2018 il Consiglio Direttivo del PNAL ha reintegrato la dott.ssa D'Antoni nel Consiglio Direttivo stesso.

Pertanto, secondo Legambiente, tutti gli atti adottati dal Consiglio direttivo dell’Ente Pnal dalla illegittima decadenza al reintegro del Consigliere D’Antoni, cioè il periodo intercorrente tra il 19 gennaio 2018 e il 27 luglio 2018, devono ritenersi viziati da illegittimità e, dunque, da annullare.

In tale fattispecie rientra anche la procedura e gli atti conseguenti per l'individuazione della terna per il conferimento dell'incarico a nuovo Direttore dell'Ente Parco Nazionale dell'Appennino Lucano-Val d'Agri-Lagonegrese. Ricordiamo che il 31 luglio 2017 è scaduto l'incarico da Direttore del PNAL (che pertanto da quella data ad oggi svolge l'incarico come facente funzioni). In data 8 giugno 2018 il Consiglio Direttivo del Pnal ha approvato all'unanimità la terna da sottoporre al Ministero dell'Ambiente. Pertanto, a nostro parere, l'atto di approvazione della rosa di tre nominativi votato nel Consiglio Direttivo del Pnal in data 8 giugno 2018 è da considerarsi illegittimo poiché deliberato da un organo illegittimo e, dunque, da annullare, con la restituzione all’Ente della terna di nominativi proposti. Tanto più considerando che, nell’ambito delle procedure di selezione, la valutazione delle domande di partecipazione pervenute è stata effettuata senza utilizzare alcun criterio oggettivo di attribuzione di punteggi per la selezione dei candidati, come del resto nessuna scheda di autovalutazione era contenuta nell’Avviso. Inoltre, la funzione di commissione di valutazione è stata svolta dalla Giunta esecutiva del Parco, formata da solo 2 membri, piuttosto che dal Consiglio Direttivo del PNAL come previsto dal Bando.

"Legambiente - dichiara Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - , anche sulla base di queste evidenze, ritiene che sussistano tutte le condizioni affinché si giunga ad un azzeramento della governance dell’Ente Pnal, alla nomina di un commissario libero da condizionamenti, in attesa che rapidamente si individui un Presidente di alto profilo in grado di rilanciare la mission del Parco, soprattutto in considerazione della funzione strategica che esso potrebbe svolgere e non ha mai svolto, in un territorio complesso come quello della Val d’Agri".

"Per rilanciare il Parco - secondo Ennio Di Lorenzo, Presidente del circolo Legambiente Val d'Agri - è urgente ricreare un rapporto di fiducia con il territorio e le sua popolazione, presupposto essenziale per costruire scenari di sviluppo intorno al grande patrimonio naturalistico, paesaggistico e culturale  dell’area".

"Passaggi ineludibili, in tal senso,  - continua Di Lorenzo - rimangono le nomine di un Direttore e di un Presidente improntate a competenza, autorevolezza e qualità. E’ perciò fondamentale  indirizzarsi verso il cambiamento e scegliere personalità di indiscussa competenza, ma anche di autorevolezza tale da scongiurare qualsiasi dubbio di contiguità con le multinazionali presenti sul territorio, tanto più considerando la scadenza, fissata per l’ottobre 2019, delle concessioni petrolifere in Val d’Agri e del loro paventato rinnovo".