L’Ue condanna l’Italia per 44 discariche, 23 sono in Basilicata

21 marzo 2019

Legambiente: “Una condanna inevitabile frutto dei ritardi accumulati nell'adempimento degli obblighi di adeguamento richiesti dall'Europa"

“La condanna arrivata oggi da parte della Corte di Giustizia Ue nei confronti dell’Italia per non aver adeguato 44 discariche sparse per la Penisola, di cui 23 in Basilicata, non ci stupisce. Di fatto - dichiara il Presidente di Legambiente Basilicata Antonio Lanorte - per la maggior parte delle discariche lucane in infrazione, solamente nel marzo del 2018 è stato completato l'iter finanziario per le bonifiche, ben oltre, quindi, la data ultima stabilita dalla Commissione Europea per evitare la condanna, fissata al 19 ottobre 2015".

"Infatti - continua Lanorte - puntualmente è arrivata la sentenza della Corte di Giustizia, epilogo inevitabile per i troppi ritardi accumulati negli anni, visto che la Commissione Europea aveva inviato una lettera di diffida all’Italia già nel 2012, contestandole la presenza nel suo territorio di 102 discariche operanti in violazione della direttiva 1999/31 relativa alle discariche di rifiuti e fissando i tempi per l'adeguamento, appunto, al 19 ottobre 2015".

"A questo punto - sostiene ancora Lanorte - occorre al più presto procedere al completamento delle bonifiche per le 20 discariche che ancora non risultano in regola, visto che per le altre 3 i lavori per renderle conformi alla direttiva sono stati completati anche se dopo la data stabilita. E' necessario non perdere altro tempo perché il rischio è di incorrere in nuove salate multe come già avvenuto per altre discariche abusive, i depuratori mancanti e l'emergenza rifiuti campana "

"La Basilicata deve recuperare i ritardi e archiviare, al più presto e in maniera definitiva, la stagione degli impianti di smaltimento. La soluzione sta nello sviluppo dell’economia circolare, un’economia che fa bene all'ambiente, alla salute e al bilancio dello Stato. A chiedercelo è in primis l’Europa con il pacchetto di direttive da recepire entro luglio 2020. E questo dovremo fare, grazie alla tanto vituperata Europa che ancora una volta, oltre a costringerci a risolvere croniche questioni ambientali come quella delle discariche, ci indica anche ottime via d’uscita dai problemi creando nuova economia".

"Per arrivare, però, a rifiuti zero negli impianti di smaltimento - conclude Lanorte - occorre realizzare gli impianti di riciclo, iniziando dal trattamento della frazione organica attraverso il compostaggio e la digestione anaerobica con produzione di biometano da immettere in rete o usare come carburante. E su questo, in Basilicata, siamo a quota zero".

Contaminazione chimica delle acque e sequestro impianti all'Itrec di Rotondella

16 aprile 2018

Legambiente: "Occorre fare chiarezza e garantire tutela della salute e dell'ambiente"

 La notizia del sequestro predisposto dalla Procura della Repubblica di Potenza sulla base di indagini dei carabinieri del Noe, di tre vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico proveniente dall'impianto Itrec di Rotondella, è allo stesso tempo preoccupante e sorprendente.

"La preoccupazione - dichiara Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - nasce dal fatto che  i reati ipotizzati nell'inchiesta sono gravi: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti". In particolare, secondo quanto riportato dalla stampa, gli inquirenti avrebbero accertato "una grave ed illecita attività di scarico a mare dell’acqua contaminata, che non veniva in alcun modo trattata. In particolare, le acque contaminate, attraverso una condotta, partivano dal sito in questione e, dopo avere percorso alcuni chilometri, si immettevano direttamente nel mare Jonio". 

L'inchiesta della Procura di Potenza riguarda le acque di falda contaminate da sostanze chimiche, in prevalenza tricloroetilene e cromo esavalente, che costituiscono l'eredità avvelenata dell'attività di un impianto posto in area Enea (Magnox) che fino al 1987, anno in cui le attività di Itrec vennero interrotte a seguito del referendum sul nucleare, utilizzava tali sostanze nel riprocessamento delle barre di uranio-torio.

"Qui emerge - continua Lanorte - l'aspetto sorprendente della vicenda, poiché tale contaminazione chimica non radiologica era nota da tempo, almeno dal 2015, sulla base dei risultati ottenuti dai piezometri installati per le attività di monitoraggio da Sogin, la società di Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani. Tuttavia mai si era posto in dubbio che la contaminazione non fosse confinata in un'area specifica e soprattutto che ci fosse scarico a mare di acque contaminate. Inoltre non più di 6 mesi fa, Enea e Sogin avevano fornito rassicurazioni sulla caratterizzazione, sulla messa in sicurezza e sulla bonifica del sito anche attraverso la rimozione delle vasche e delle tubature che contengono i reflui".

Inoltre, Arpab, che in quel periodo sottolineava il pericolo derivante dallo stato di contaminazione della falda, suggeriva la realizzazione di una barriera idraulica a valle del sito e conseguente avvio di un monitoraggio mensile delle acque di falda all'interno ed all'esterno di tale barriera.

"A questo punto - sostiene ancora Lanorte - occorre necessariamente fare chiarezza su questa vicenda che evidentemente presenta troppi punti oscuri". In particolare, andrebbe chiarito senza ambiguità se e come le acque contaminate vengano trattate poiché la stessa Sogin si limita a precisare che le strutture in sua gestione sequestrate (3 vasche di raccolta e condotta di scarico) "sono utilizzate, secondo quanto previsto nel Rapporto Finale di Sicurezza della Licenza di Esercizio, per emungere, convogliare e quindi scaricare l’acqua di falda soggiacente il sito per evitare che la stessa interferisca con le strutture dell’impianto Itrec". Insomma Sogin non parla di attività di trattamento delle acque. Inoltre, chi ha la responsabilità sul serbatoio interrato e relativa condotta in ex area Magnox, considerato che Sogin dichiara che tali impianti non sono in sua gestione? Peraltro anche la Regione Basilicata ha espresso dubbi sulla posizione di Sogin a valle della Conferenza di Servizi del 10 aprile scorso chiedendo parere formale ad Ispra: di quali dubbi si tratta?

"Insomma - conclude Lanorte - è opportuno e giusto confidare nel lavoro della Magistratura per accertare le eventuali  responsabilità, ma soprattutto ora è necessario mettere in atto i provvedimenti necessari a tutelare la salute dei cittadini e l'integrità del territorio".

 

Rapporto Ecomafia 2019, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia

 Nel 2018 impennata dei reati nel ciclo del cemento e nell’agroalimentare. In aumento anche quelli nel settore dei rifiuti e contro gli animali. Il business dell’ecomafia cresce ancora e raggiunge quota 16,6 miliardi di euro. 368 il numero dei clan censiti da Legambiente 100 le inchieste per corruzione rilevate dal 2018 allo scorso maggio in tutta Italia.

Anche in Basilicata sono in aumento le infrazioni accertate soprattutto nel ciclo dei rifiuti e del cemento. 

Buone notizie: si conferma la validità della legge sugli ecoreati. Nel 2018 usata per 1.108 volte e applicata in 88 casi di disastro ambientale. Archeomafie, recuperati oltre 43mila reperti archeologici

Legambiente: “Basta concentrarsi solo sulla presunta emergenza migranti: le vere minacce all’ambiente, alla salute e all’economia sana diventino priorità nell’agenda politica del Paese”

 Nella Penisola continua l’attacco di ecocriminali ed ecomafiosi nei confronti dell’ambiente: ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali sono nel 2018 i settori prediletti dalla mano criminale che continua a fare super affari d’oro. A parlar chiaro sono anche quest’anno i dati di Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia raccolti da Legambiente nel suo report annuale dedicato alle illegalità ambientali. Nel 2018 cala, seppur di poco, il bilancio complessivo dei reati contro l’ambiente che passa dagli oltre 30mila illeciti registrati nel 2017 ai 28.137 reati (più di 3,2 ogni ora) accertati lo scorso anno, soprattutto a causa della netta flessione, fortunatamente, degli incendi boschivi (-67% nel 2018) e in parte alla riduzione dei furti di beni culturali (-6,3%). Diminuiscono inoltre le persone denunciate - 35.104 contro le oltre 39mila del 2017 - così come quelle arrestate, 252 contro i 538 del 2017, e i sequestri effettuati - 10mila contro gli 11.027 del 2017. L’aggressione alle risorse ambientali del Paese si traduce in un giro d’affari che nel 2018 ha fruttato all’ecomafia ben 16,6 miliardi di euro, 2,5 in più rispetto all’anno precedente e che vede tra i protagonisti ben 368 clan, censiti da Legambiente e attivi in tutta Italia.

Sul fronte dei singoli illeciti ambientali, nel 2018 aumentano sia quelli legati al ciclo illegale dei rifiuti che si avvicinano alla soglia degli 8mila (quasi 22 al giorno) sia quelli del cemento selvaggio che nel 2018 registrano un’impennata toccando quota 6.578, con una crescita del +68% (contro i 3.908 reati del 2017). Un incremento che si spiega con una novità importante di questa edizione del rapporto Ecomafia: per la prima volta rientrano nel conteggio anche le infrazioni verbalizzate dal Comando carabinieri per la tutela del lavoro, in materia di sicurezza, abusivismo, caporalato nei cantieri e indebita percezione di erogazioni ai danni dello stato, guadagni ottenuti grazie a false attestazioni o missione di informazioni alla Pubblica amministrazione. Nel 2018 lievitano anche le illegalità nel settore agroalimentare, sono ben 44.795, quasi 123 al giorno,le infrazioni ai danni del Mady in Italy(contro le 37mila del 2017)e il fatturato illegale - solo considerando il valore dei prodotti sequestrati - tocca i 1,4 miliardi (con un aumento del 35,6% rispetto all’anno).

In leggera crescita anche i delitti contro gli animali e la fauna selvatica con 7291 reati – circa 20 al giorno – contro i 7mila del 2017. Come già detto, calano invece, grazie a condizioni meteoclimatiche sfavorevoli agli ecocriminali, gli incendi boschivi: un crollo da 6.550 del 2017 ai 2.034 del 2018. Da sottolineare che anche nel 2018 si conferma l’ottima performance della legge 68/2015 sugli ecoreati, che sin dall’inizio della sua entrata in vigore (giugno 2015) sta stando un contributo fondamentale nella lotta agli ecocriminali, con più di mille contestazioni solo nello scorso anno (come si dirà dopo) e un trend in costante crescita (+ 129%).

 La Legge 68/2015 sugli ecoreati: nella lotta alla criminalità ambientale, la legge sugli ecoreati continua ad avere un ruolo chiave, sia sul fronte repressivo sia su quello della prevenzione. Nel 2018 la legge è stata applicata dalle forze dell’ordine per 1.108 volte, più di tre al giorno, con una crescita pari a +129%.Come gli altri anni, la fattispecie dell’inquinamento ambientale è quella più applicata: 218 contestazioni, con una crescita del 55,7% rispetto all’anno precedente. Aumentano anche i casi di disastro ambientale applicato in 88 casi (più che triplicati rispetto all’anno precedente). Completano il quadro le 86 contestazioni per il delitto di traffico organizzato di rifiuti, i 15 casi di traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, i 6delitti colposi contro l’ambiente, i 6 di impedimento al controllo e i 2 di omessa bonifica.  

 Le proposte: Nella lotta alle ecomafie e agli ecocriminali, per Legambiente è fondamentale mettere in campo una grande operazione di formazione per tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.) sulla legge 68/2018.Tra le altre principali proposte avanzate oggi, l’associazione chiede che venga semplificato l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive avocando la responsabilità delle procedure ai prefetti; che vengano riconosciuti diritti propri anche agli animali inserendo la loro tutela in Costituzione e approvato il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo – all’interno del Titolo VI bis del Codice penale – un nuovo articolo che preveda sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini. Per aumentare il livello qualitativo dei controlli pubblici serve approvare i decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione ambientale. Sul fronte agroalimentare, l’associazione chiede che venga ripresa la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari per introdurre una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato. Inoltre chiede che l’accesso alla giustizia da parte delle associazioni dovrebbe essere gratuito e davvero accessibile. Altrimenti rimane un lusso solo per chi se lo può permettere, e tra costoro non ci sono sicuramente le associazioni e i gruppi di cittadini. Infine Legambiente auspica che il Parlamento istituisca al più presto la Commissione d’inchiesta sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore MiranHrovatin.

 Nella classifica generale delle illegalità ambientali la Basilicata si colloca, esattamente come lo scorso anno, al quindicesimo posto, considerando le infrazioni accertate in valore assoluto. Naturalmente questo dato può anche essere letto in relazione al numero degli abitanti e sotto questo punto di vista assume una valenza certamente più negativa. In termini assoluti il calo delle infrazioni accertate rispetto all'anno precedente (588 nel 2018; 716 nel 2017) si spiega con la notevole diminuzione dei reati connessi agli incendi boschivi (peraltro riscontrato in tutta la penisola) grazie anche alle condizioni meteorologiche meno favorevoli allo sviluppo di incendi nell'anno 2018 rispetto al 2017.

Statisticamente in Basilicata si rileva un peggioramento sia nella classifica del ciclo dei rifiuti che nella classifica del ciclo del cemento.

- 159 erano le infrazioni accertate nel 2017 (nel 2018 sono 200) nel ciclo dei rifiuti, con la sedicesima posizione (nel 2018 è la quindicesima);

- 117 erano le infrazioni accertate nel 2017 (nel 2018 sono 189) nel ciclo del cemento, con la dodicesima posizione (nel 2018 è la undicesima).

Ricopriamo inoltre la settima posizione nel 2018 per gli incendi boschivi con 124 infrazioni accertate. 36 sono le infrazioni accertate a danno degli animali. 

Altro dato importante è quello relativo al numero delle inchieste in cui la corruzione è stata determinante nel commettere reati ambientali: la Basilicata negli ultimi dieci anni si colloca al 14° posto con 9 inchieste e 38 arresti.

 

 

Finanziamenti per gli impianti di compostaggio in Basilicata

Legambiente: "E' la strada giusta per superare il gap impiantistico e gestire i rifiuti nell'ottica dell'economia circolare"

 "Il finanziamento deciso dalla giunta regionale della Basilicata per l'ammodernamento e l'adeguamento della dotazione impiantistica finalizzata al recupero della frazione organica dei rifiuti solidi urbani è un provvedimento opportuno che va nella direzione che Legambiente auspica da tempo". E' quanto dichiara Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata a commento della decisione del Governo regionale di stanziare 25 milioni di euro per realizzare 4 impianti di compostaggio entro i prossimi due anni.

"Noi - continua Lanorte - sosteniamo da anni che la debolezza del sistema lucano di gestione dei rifiuti consiste nella sua incapacità di dotarsi dell’impiantistica necessaria alla gestione di un sistema di raccolta differenziata spinto. Il corredo impiantistico di cui disponiamo è, infatti, al momento quasi del tutto al servizio della gestione del “tal quale”: discariche, impianti di biostabilizzazione che producono “compost grigio”, impianti per la separazione meccanica dell’indifferenziato, inceneritore. Per raggiungere i nuovi target di riciclo dettati dalla normativa europea appena approvata servono gli impianti per la valorizzazione dei materiali da raccolta differenziata, a partire appunto da quelli di compostaggio ma anche dagli impianti di digestione anaerobica per il trattamento della frazione organica, che rappresenta il 40% del quantitativo ottenibile con la raccolta differenziata".

"In Basilicata, ad oggi - sostiene Lanorte - ancora non siamo riusciti a realizzare il primo impianto di compostaggio della frazione umida riveniente dalla raccolta domiciliare, mantenendo il triste primato che ci vede come unica regione d’Italia a non avere in esercizio alcun impianto di trattamento della frazione organica dei rifiuti. La presenza degli impianti di compostaggio e/o digestori anaerobici è assolutamente necessaria perché consentirà a tutti i Comuni che si sono avviati sulla strada del “porta a porta” di gestire in regione la frazione organica senza essere “costretti” a sopportare i costi del trasporto per raggiungere impianti fuori regione".

"Ben venga allora - dichiara Valeria Tempone, Direttore di Legambiente Basilicata - l'accelerata che la Regione Basilicata sembra voler dare per dotare il territorio degli impianti commisurati alle esigenze delle comunità e alla reale produzione di frazione organica in Regione. Per perseguire la strategia rifiuti zero in discarica o negli inceneritori serve realizzare impianti di riciclo e riuso. Non c’è altra soluzione. Ed è anche un'ottima soluzione perchè produce benefici occupazionali ed economici con effetti diretti sulla riduzione dei costi per i cittadini, permette di creare nuove filiere produttive e determina benefici ambientali".

"L’economia circolare - conclude Tempone - non è solo un modo per uscire dalle emergenze rifiuti, vuol dire sopratutto creare investimenti, occupazione ed economia sul territorio, ma bisogna avere il coraggio di andare in questa direzione. Raccolte differenziate di qualità, più impianti per il riciclo e il riuso dei rifiuti urbani e speciali, protagonismo della pubblica amministrazione e delle aziende, e coinvolgimento dei cittadini sono gli ingredienti principali per un’efficace gestione dei rifiuti. Ci auguriamo che la Basilicata persegua questi obiettivi a partire dai quattro impianti previsti da realizzare nei tempi stabiliti".